HARRISON STORM "Empty Garden"
recensione
Se il debutto Wonder, Won’t You? rappresentava la pietra angolare della carriera di Storm, questo nuovo capitolo è un deciso passo in avanti, sia sul piano musicale che su quello emotivo. Empty Garden conserva il folk intimista e trasognato tipico dell’artista australiano, ma si apre a nuove contaminazioni: tocchi di elettronica ampliano infatti la tavolozza sonora, mentre momenti più rock ne rafforzano l’impatto. A reggere l’impianto è sempre la sua chitarra, che dialoga con gli altri strumenti in paesaggi sonori ricchi di sfumature.
Il disco, profondamente malinconico e introspettivo, nasce dalle ferite di una relazione appena conclusa. Storm vi ricerca insegnamenti, tentativi di comprensione, la possibilità di non ripetere gli stessi errori. Tra i dieci brani spiccano l’apripista For Your Love, la delicata Someone Else, duetto...
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con la svedese Winona Oak, e naturalmente la title track, descritta dallo stesso artista con queste parole: “Non avevo mai scritto un brano come Empty Garden prima d’ora, è uno dei più energici che abbia mai composto. È quello che dà il titolo all’album perché riassume la fine di un’era e l’inizio di un’altra. Pur parlando della fine di una relazione, un mio amico mi ha detto che per lui Empty Garden significa positività: uno spazio fertile da cui ricominciare...”
Tra sospensione e malinconia, tra folk ed elettronica, Harrison Storm costruisce un album compatto e coerente che, pur mantenendo una marcata anima pop, apre a nuovi orizzonti sonori. Forse è il germogliare di una nuova ricerca artistica?
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