Hyaena "Metamorphosis Revisited"

di Maurizio Mazzarella
06 ottobre 2016

recensione

Hyaena
Metamorphosis Revisited
Qua Rock Records
Hyaena sono la formazione toscana che, tra la fine degli Ottanta e l’inizio dei Novanta, ha dato un contributo essenziale alla scena heavy metal tricolore. Nel 1987 la band aveva dato vita a un demo di valore, ovvero quel "Metamorphosis", che ripropongono ora in versione album con il titolo "Metamorphosis Revisited".

Nel corso del tempo la band toscana si è riunita, inglobando al suo interno due membri storici (il chitarrista Gabriele Bellini e il batterista Ross Lukather, ex Death SS) e dando il benvenuto a Isabella Ferrari (al basso) e a Claire Briant (voce). E’ nata quindi l’idea di rivisitare quel "Metamorphosis" che aveva consegnato loro il successo: registrandolo con la formazione attuale, con l’ausilio di apparati moderni, e con l’aggiunta di una chicca, ovvero, la cover di Phenomena messa a chiusura della scaletta.

"Metamorphosis Revisited" contiene sette gemme e mostra una band in grande spolvero ed in piena sintonia, impegnata a sfoderare brani con un appeal attualissimo, nonostante il loro mood in tipico stile anni Ottanta. Apre "Metamorphosis", componimento di oltre sette minuti e che, non solo evidenzia lo stato di grazia di Bellini alla chitarra e Lukather alla batteria, ma esalta la voce della Briant, già marchio indelebile della...

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nuova versione degli Hyaena.

Segue "Wrathchild", che non è la cover degli Iron Maiden, ma uno dei grandi classici degli Hyaena: un brano dai ritmi forti e possenti, che comunque lascia spazio alle sfumature iper-melodiche atte a rimarcare la liricità della voce (di Claire Briant). Il resto è una sorta di rullo compressore all’ennesima potenza: Ross dietro i tamburi è una macchina da guerra, mentre Bellini conferma la sua versatilità in ogni frangente. "No Man’s Land" è un brano più accessibile, morbido nel suo insieme: una ballata metal che non rinuncia a momenti energici e taglienti, atti ad esaltare il basso della Ferrari, che corre come una Testa Rossa all’occorrenza.

Si giunge quindi a "Behind The Wall" (brano compatto e palpabilmente metal, classico tributo alla scena inglese dell’epoca, in una sorta di mix tra Saxon e Judas Priest), mentre "Kill Without Mercy" (che sembra uscito dalla penna dei Mercyful Fate o King Diamond), offre all’ascoltatore chitarre tagliente e dinamiche particolarmente incisive.
Arriva quindi l’atteso "Scream Of Savannah", brano che si differenzia dai precedenti della scaletta per quelle trame più thrash e probabilmente vicine al metal statunnitense dei Vicious Rumors ancora molto in voga, facendo degli Hyaena un combo variegato in quanto ad espressione stilistica.

La chiosa è affidata a "Phenomena", una cover che mostra la caratura di una band che nel suo passato avrebbe meritato di raggiungere consensi maggiori, e che oggi si ripropone con importanti aspettative. Insomma, Metamorphosies Revisited è un biglietto da visita niente male per i (bentornati) Hyaena!

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