MIKE ZITO Make Blues Not War
recensione
Sin dalla opening track, Highway Mama, Zito si conferma chitarrista ruspante ed autentico; immerso in questa traccia la cui struttura armonica ricorda vagamente Going Down, il celebre brano del leggendario Jeff Beck (ripreso anche dai G3).
Dal canto suo, Wasted Time è uno shuffle suonato con maestrìa e con quella buona dose di sfacciataggine che non guasta, mentre Redbird, pur non emergendo per originalità, è un mid-tempo graffiante e ruvido, come si conviene al rock blues più viscerale.
Col suo incedere rock/blues, Crazy Legs, non lascia un attimo di tregua: il chitarrista statunitense lascia da parte ogni remora e si lancia nel suo primo assolo, senza freni inibitori!
Nella titletrack, Zito si cimenta in uno slow shuffle a base di bottleneck, mentre On The Road scorre via senza sussulti, così come Bad New Is Incoming, primo minor blues dell’album in questione.
One More Train è un major blues...
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con venature soul, da cui fuoriesce un ottimo Zito impegnato con lo slide.
Atmosfera da grandi spazi aperti per Girl Back Home, di sicuro la composizione più ispirata a livello di songwriting, con quel retrogusto gospel che la rende ancora più affascinante e con uno Zito che si mostra anche un eccellente vocalist.
Chip Of The Block è un ulteriore shuffle: trascinante, ma che non aggiunge nulla a quanto già ascoltato e a cui segue Road Dog, nuovamente in territorio minor blues immerso in atmosfere notturne. L’assolo è forse il più bello e centrato dell’album, sentito e suonato con fluido abbandono… come si conviene ai bluesmen doc!
Chiude Route 90, il classico blues ruspante e casereccio.
Make Blues Not War è un disco ben suonato e realizzato e che, pur ripentendo certi cliché, risulta godibile ed autentico.
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