THE LUMINEERS Brightside

di Umberto Poli
02 febbraio 2022

recensione

THE LUMINEERS
Brightside
Decca
Che Brightside sia l’album più luminoso dei Lumineers, come il titolo stesso vorrebbe dare a intendere, non è così scontato. Che sia il più significativo della band di Wesley Shultz e Jeremiah Fraites, neanche. Quel che è sicuro è che le nove canzoni di quest’ultimo lavoro (della durata esatta di mezz’ora) risultano tanto belle quanto convincenti, in linea con le produzioni del recente passato, e adatte a un pubblico di nuovi fan, così come al cosiddetto zoccolo duro – ormai decisamente vasto e di portata internazionale – della formazione originaria di Ramsey, nel New Jersey.

I tre singoli – A.M. Radio, Big Shot e la titletrack – si lasciano ascoltare con una purezza e un piacere rari di questi tempi, quasi come se giungessero da un’epoca altra: lontana, da un lato, eppure vicina, attualissima dall’altro.

L’album intreccia chitarre acustiche ed elettriche, una batteria minimale e profonda, ricami di pianoforte elegantemente cesellati, melodie accattivanti e i classici ritornelli à-la Lumineers che fin dall’esordio – e in modo particolare dal singolo Ho Hey (2012) – hanno forgiato il marchio di fabbrica del gruppo, rendendone il sound unico e riconoscibile all’istante.

La struttura del...

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disco in questione, come anche per il precedente III del 2019 incentrato sulla storia e sulle vicissitudini della famiglia Sparks (dipendenze da alcol e droga comprese) segue una logica circolare che muove i primi passi dall’emozionante opening track, la già citata Brightside, e si chiude con una vera e propria ripresa tematica, intitolata Reprise. Quel che succede nel mezzo è tutto da gustare, parole e suoni, un episodio alla volta, ascolto per volta. Il territorio non è più quello coeso e minuziosamente architettato del concept album; qui il racconto prende la forma di tante finestre che, pezzo dopo pezzo, presentano storie, personaggi, frammenti, riflessioni su questi due anni di pandemia e sul presente (“where we are, I don’t know where we are, but it will be ok”).

Di Brightside, però, a restare a lungo nel lettore e nei ricordi saranno parecchi aspetti. Qualche esempio? L’esplosione corale di A.M. Radio, l’andamento sommesso e delicato di Big Shot (entrambe corredate da video meravigliosi, altro elemento - questo - curato nei minimi dettagli dai Lumineers), il lirismo di Where We Are, la gioia travolgente di una traccia come Birthday e l’aggressiva urgenza di Never Really Mine, potente, satura e sorprendentemente arrabbiata nel suo incedere conclusivo.

Shultz, Fraites e soci non innovano, ma proseguono il loro cammino in musica con una spontaneità, una freschezza e una manciata di idee che risplendono di luce propria. E non è certo cosa da poco in tempi bui come quelli che stiamo affrontando a livello globale. La band sarà sul palco del Fabrique di Milano martedì 15 e mercoledì 16 febbraio 2022.

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