Phil Campbell & The Bastard Sons
recensione
I tre “figli bastardi” e il loro amico Neil suonano assieme già da 4 anni: a quel punto, la spinta decisiva arriva da Phil Campbell che prende a sostenere con energia la loro attività ed inserire il suo peculiare intervento. In questo primo lavoro della band, infatti, la straripante personalità di Phil Campbell è l’elemento più evidente, pur se il celebre chitarrista britannico lascia ampio spazio di manovra ai quattro giovani musicisti: ne è venuto fuori un album che echeggia (consapevolmente) ai fasti di band come Black Sabbath, Led Zeppelin, ZZ Top e, naturalmente, Motorhead ma con uno stile ed un’energia fresca e pulita, che è poi il punto di forza del...
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progetto…
Il brano apripista, Big Mouth, si pone all’ascoltatore con una intro alternative, mentre il successivo Spiders va via liscio con il R&R d’annata. Take Aim è più dark e vicino alle suggestioni dei Novanta, mentre in No Turning Back sia Phil che Todd si danno da fare con guitar riff decisamente hard e degni di nota. La chiusura è affidata allo strumentale Life In The Space: giusto un momento per riflettere per passare poi ad una nuova sferzata di rock e grinta.
Hanno iniziato con il piede giusto Phil Campbell & The Bastard Sons in quanto a songwriting ed esecuzione: ora il grosso del lavoro sarà quello di ritagliarsi il loro spazio e crearsi il loro pubblico… un’operazione ad alto rischio: venir definiti in qualche modo la copia degli storici Motorhead. La strada (forse) è lunga ma i requisiti per tentare ci sono…
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