MARK FARNER "Closer To My Home"

di Umberto Poli
01 aprile 2025

recensione

Mark Farner
Closer To My Home
Righteous Rock Records
Se tra gli scaffali di casa vostra campeggiano titoli quali On Time, Grand Funk o E Pluribus Funk potete tranquillamente continuare la lettura: avete tra le mani la rivista giusta e nelle righe seguenti troverete pane (e musica) per i vostri denti. Qualora invece gli album citati non vi dicessero nulla, potreste cogliere l’occasione per conoscere qualcosa di nuovo e, per certi versi, sorprendente. In questi paragrafi, si parla infatti di Mark Farner, il genio dietro quella macchina infernale chiamata Grand Funk Railroad che, in particolare nel triennio 1969-1971, ha prodotto così tanti riff e canzoni memorabili da influenzare sotto ogni punto di vista la successiva scena hard & heavy.

Senza i Grand Funk, gruppi come i Rival Sons sarebbero oggi differenti sia nel sound sia nel look, i Gov’t Mule di Warren Haynes conterebbero una preziosa influenza in meno e non si sarebbero fatti le ossa per anni con un pezzo intramontabile quale Sin’s a Good Man’s Brother e, last but not least, il buon Homer Simpson risulterebbe orfano della sua band preferita: ovvero il power trio formato da Mark Farner (voce, chitarra), Mel Schacher (basso) e Don Brewer (batteria), quello di Footstompin’ Music e We’re An American Band,...

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dai volumi così impressionanti da essere considerato nei Seventies tra le più rumorose formazioni d’oltreoceano.

Ecco, a distanza di quasi cinquant’anni dallo stop ufficiale della prima e storica lineup, Mark Farner si presenta con un album capace di dimostrare a tutti i fan che, nonostante l’età, gli acciacchi e le operazioni chirurgiche, serve ben altro per fermare un rocker di razza. Battezzato Closer To My Home, il disco raccoglie dieci tracce ed è stato registrato presso lo studio Reel II Reel (nel Michigan statunitense) con la presenza di Mark Slaughter in veste di sound engineer e produttore artistico. Brano dopo brano, la sensazione resta immutata: la formula vincente dell’ex leader dei Grand Funk è la stessa che ci ha sempre fatto scuotere la testa e battere il piede, la voce tuona potente come ai tempi d’oro, melodie e arrangiamenti funzionano e colpiscono duro a suon di Parker Fly. Certo, non si può gridare al capolavoro e non c’è da ricercare nella tracklist l’ennesimo nuovo singolo per cui strapparsi i cappelli e perdere la voce a furia di cantarlo a ripetizione. Non siamo ai livelli dei lavori citati all’inizio di questo articolo, ma su una cosa però non si discute: Closer To My Home scorre piacevolmente dall’inizio alla fine, intrattiene e diverte, svolge alla perfezione il suo compito di comeback-album!

In definitiva, il ritorno di Mark Farner deve farci gioire per più motivi: da un lato, il fatto che uno dei più talentuosi autori della sua generazione sia ancora in forma invidiabile; dall’altro lato, il fatto che l’ascolto di canzoni fresche di conio come Anymore, The Prisoner (con tanto di sezione fiati in gran spolvero) e la grintosa Same Game sono in grado di suscitare la voglia di (ri)scoprire il grande rock del passato. Un tuffo nell’America che fu e che, considerato il periodo attuale, non può che farci tirare un apprezzabile sospiro di sollievo.

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