Switch It #23: Keeley 4-in-1, MXR 2000 Series Dyna Comp, Walrus Audio, Pigtronix, JFX, Danelectro

di Francesco Sicheri
01 aprile 2024
KEELEY e i cinque dell’Apocalisse: Cinque pedali per domarli tutti... Seguendo la formula del Noble Screamer, Keeley ha deciso di andare all-in e mettere sul banco alcuni dei suoni più iconici. Il concetto è sempre lo stesso: due sezioni gain e due sezioni EQ combinabili a piacimento.



BLUES DISORDER
Il pedale blues/rock per eccellenza? Robert Keeley ha pensato di crearlo fondendo il famoso Bluesbreaker di Marshall, con l'altrettanto celebre OCD di casa Fulltone. Un clean capace di un leggerissimo crunch il primo, un overdrive in grado di spingersi ben oltre i limiti della sua categoria il secondo, il Blues Disorder mette nello stesso box due circuiti molto intriganti. Come già visto con il primo pedale della serie, il Noble Screamer, la possibilità di combinare gli stadi gain e di EQ consente ai due circuiti in questione di trasformarsi in qualcosa di mai ascoltato prima. Nel caso del Blues Disorder ciò si concretizza nella definizione di un pedale capace di una gamma sonora estremamente ampia.

Sia che si tratti di suoni crunch accennati, sia che si necessiti di un overdrive adatto ai suoni lead, il Blues Disorder è capace di...

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offrire una buona soluzione sonora a chi è solito guardare all'ambito blues/rock come principale punto di riferimento. Così come molti altri colleghi cimentatisi con il circuito del Bluesbreaker anche Keeley va a sopperire all'annosa mancanza di volume che il pedale Marshall di inizio anni '90 ha fatto conoscere nel corso del tempo.



ANGRY ORANGE
Electro Harmonix Big Muff e Boss DS -1 hanno, apparentemente poco in comune, eppure la loro sezione di equalizzazione riesce a condividere più di un elemento. Per l'Angry Orange, Keeley ha preso come riferimento uno specifico di Big Muff Russian Civil War, ed il più recente DS-1 della serie Waza Craft di Boss. Il risultato finale è un pedale in grado di prodursi in mura sonore molto stratificate. Combinazione molto interessante per i fan dei crunch granitici, è quella costruita sfruttando lo stadio di gain del DS-1 e la sezione EQ del Big Muff.


NOBLE SCREAMER
Il Noble Screamer passerà alla storia per essere stato il pedale in grado di far accendere la lampadina di Robert Keeley. Inglobando nella stessa enclosure i circuiti di Ibanez Tube Screamer 808 e Nobels ODR-1, il Noble Screamer ha concretizzato una combinazione che negli studi di Nashville continua da anni a mietere hit dopo hit. Nella formula garantita dal Noble Screamer, anche chi ha sempre visto il Tube Screamer come un overdrive dal piglio troppo nasale può tentare di riappacificarsi con l'overdrive verde più famoso del mondo. L'ODR-1, invece, grazie alla sua spinta naturale e bilanciata su tutto il range di frequenze, mette a disposizione del Noble Screamer la componente più equilibrata dell'equazione. Le combinazioni dei due lati del circuito sono, in questo caso, l'arma vincente del pedale, che consente comunque di avere due overdrive leggendari al prezzo di uno.


MUSE DRIVER
Robert Keeley ha costruito la propria fortuna a partire dalle modifiche applicate su pedali come Boss Blues Driver e Ibanez Tube Screamer. La sua Phat Mod applicata al Blues Driver di Boss ha fatto scuola, ed oggi continua ad essere tra le più apprezzate. Il nuovo Muse Driver, realizzato in collaborazione con Andy Timmons, somma un Blues Driver con Phat Mod da una parte, ed una revisione della stessa Mod fatta secondo il gusto di Andy Timmons dall'altra. Il risultato è un Blues Driver sotto steroidi, un pedale dall'indole tanto docile quanto, all'occorrenza, muscolosa. Per molti versi quello del Muse Driver è il BD-2 più completo e versatile in circolazione, filtrato attraverso l'attento occhio, ed orecchio di Keeley, ma soprattutto di un guru del suono quale è Andy Timmons.


SUPER RODENT
Il topo più famoso dell'effettistica per chitarra è anche il responsabile di uno dei suoni più interessanti della storia del rock. A metà strada fra un distorsore ed un fuzz, il Rat di ProCo gode di un fascino mai svanito negli anni. Le tante versioni del Rat, componenti a parte, sono accomunate da gran parte del circuito, ma di certo non condividono molto con il Boss SD-1 che Robert Keeley ha scelto come compagno di avventure per comporre il Super Rodent. Il Super Overdrive di Boss è uno di quei pedali che molti chitarristi hanno posseduto e poi rivenduto senza saperne valutare accuratamente le caratteristiche. Penalizzato da una natura che ha ben poco da spartire con molti overdrive esoterici, il Super Overdrive è uno degli overdrive di casa Boss in grado di garantire una compressione musicale e naturale, alla stregua di un amplificatore valvolare in saturazione. L'accoppiata formata da Rat e SD-1 è decisamente tra le più interessanti fra quelle proposte da Keeley con la nuova linea di pedali. Ottimo sia per suoni molto saturi e decisi, sia per crunch più soft.




PEDALE DEL MESE - LINE6 Pod Express

C’era una volta il POD, precursore dei modeler, che ha fatto breccia nei cuori di milioni di chitarristi...
Quel fagiolo rosso presentato nel 1998 ha fatto scuola, più per la sua formula che per la qualità delle sue simulazioni, eppure tanto è bastato perché il famosissimo prodotto di casa Line6 riuscisse a sopravvivere alla prova del tempo. Dopo 26 anni il POD è ancora con noi e, per questo 2024, intende tornare con una delle sue varianti più azzeccate. Nel corso degli ultimi dieci anni Line6 ha spopolato grazie alla sua celebre linea Helix, ma nel frattempo i prodotti della serie POD hanno continuato a proliferare, seppur in secondo piano, con nuove unità.

Il nuovo POD Express arriva sul mercato provando a riunire algoritmi derivati dalla linea Helix in un formato che, in questo caso, è la vera e propria chiave di volta del prodotto.Due footswich, cinque manopole ed un pulsante danno accesso a simulazioni di Amplificatori, Distorsioni (boost, od, distortion e fuzz), Modulazioni (chorus, flanger, phaser, tremolo), Delay (analog, digital, pong, tape), e Reverb (spring, hall, plate, space).



Il formato ed il funzionamento del nuovo POD Express richiamano chiaramente quello del Line6 HX One presentato proprio poco tempo fa. Qual è la vera differenza e, per molti versi, anche il valore aggiunto del nuovo POD? La possibilità di poter sfruttare una catena del segnale completa, che comprenda più effetti contemporaneamente e che pertanto possa fungere da macchina all-in-one . Il POD Express, infatti, è pensato per lavorare in solitaria, o comunque per lavorare all'interno di una catena del segnale molto semplice, questo perché non è dotato di un loop effetti, ma soltanto di input per la chitarra, output stereo e connessione per il footswitch esterno. A corredo di tutto ciò si trova anche una porta USB di tipo C e l'input per l'alimentazione a 9V.

Là dove l'HX One mette a disposizione gli effetti della linea Helix, ma sfruttabili uno per volta, il POD fa un riassunto del meglio degli algoritmi derivati dalla serie Helix, e li dispone in un formato dall'ingombro estremamente ridotto, e dall'interfaccia molto intuitiva. L'Helix HX One è un prodotto interessante ma divisivo, perché essendo capace di offrire l'uso di un solo effetto per volta, priva la possibilità di gestire l'intera catena del segnale. Il POD Express, invece copre tutto lo spettro sonoro, dalle emulazioni degli amplificatori al corredo di effetti.

Line6 segna quasi un autogol, perché il POD Express si configura come il principale competitor dello stesso HX One. A poco più di €200 mette a disposizione un gran numero di suoni e una buona qualità generale, finendo per divenire un'ottima opzione per chi cerca praticità e completezza per delle sessioni di prove o per esibizioni live non troppo esigenti.


1998 POD
Nel 1996 Line6 fu il primo brand a presentare un amplificatore incentrato sul modeling. Si chiamava AxSys 212 e prometteva di ricreare il suono di alcuni dei più iconici amplificatori ed effetti per chitarra. Il Flextone, successore dell'AxSys arrivò soltanto un anno dopo, nel 1997, rinfrescando la formula e concedendo all'amplificatore un look molto più accattivante. Line6, però, aveva già intuito che la vera innovazione sarebbe venuta nel momento in cui i chitarristi di tutto il mondo avessero potuto racchiudere i suoni più famosi in un oggetto portatile e capace di assolvere ogni compito. Quell'oggetto arrivò nel 1998, si chiamava POD ed aveva una forma che richiamava un fagiolo. Il successo del POD fu planetario. Malgrado gli algoritmi del tempo oggi possano sembrare grezzi e ben poco articolati, 26 anni fa riuscirono a far comprendere quale direzione avrebbe intrapreso il mondo della chitarra elettrica per gli anni a venire.



2000 POD 2.0, POD PRO e BASS PRO
Il POD 2.0 aumenta i modelli di amplificatori a 32, aggiunge cabinet intercambiabili, e soprattutto introduce ToneTransfer e SounDriver . La prima è la modalità di compatibilità che permette di scambiare i preset con POD Pro (versione Rack) e amplificatore Flextone II; la seconda è invece l'app per computer che consente di modificare da desktop i propri preset. Sempre nel 2000 viene presentato il POD Pro, ovvero una versione rack del POD 2.0, dotata di S/PDIF digitale, connettività XLR e formato audio a 24Bit AES/EBU. Nel 2000 vedono la luce anche le versioni dedicate al basso elettrico.

2002 POD XT e XT PRO
Aggiornamento importante del POD che ne migliora gli algoritmi e che aggiunge la connettività USB. La versione XT esce sia nella variante per basso, sia nella variante Pro.

2004 POD XT LIVE
Il POD passa al formato pedalboard, e si dota anche di svariati footswitch per la gestione dei preset, così come di schermo LCD per il monitoring dei preset. La versione per basso elettrico esce nel 2005.

2006 FLOOR POD
Il "fagiolo" del POD si unisce a dei footswitch e ad un pedale di espressione per dare vita ad un ibrido molto particolare. È più economico e dotato di meno modelli. Nel 2007 escono anche la versione per basso ed una versione Plus più completa.

2007 POCKET POD, POD X3 e X3 LIVE
Il Pocket POD è ultra compatto ma contiene 300 preset creati da artisti per l'occasione, 32 amplificatori, 16 cabinet e 16 effetti. Il POD X3 è il vero aggiornamento, con un nuovo DSP molto più potente e possibilità di catena del segnale con due linee effetti usate in contemporanea.

Seguiranno molteplici versioni che porteranno il POD a trasformarsi in un'interfaccia USB (POD Studio UX), ed in un software (POD Farm), ma anche in una tastiera (POD Studio KB37). Il modeler di casa Line6 continuerà ad evolversi anche dopo il 2010, anno di introduzione del POD HD, vero precursore della linea Helix. Il POD Go del 2020 è l'ultimo esemplare della specie a precedere il nuovo POD Express.




USATO DEL MESE - MXR 2000 Series Dyna Comp

Prima di passare sotto il nome Dunlop, MXR mise in atto una revisione dei propri effetti. Il risultato di questa operazione fu la 2000 Series, linea di pedali ancora in bilico fra dimenticatoio e fugaci riscoperte. Troppo bello per essere vero? Un MXR Dyna Comp vintage a meno di €70,00 è ancora possibile, ma aspettare potrebbe essere letale.

Quando si parla di MXR, la maggior parte delle volte si parla anche di versioni Script Logo. Con questo termine ci si riferisce soprattutto alle primissime produzioni del brand statunitense risalenti agli anni '70 e precedenti il passaggio del marchio alla proprietà Dunlop. Il mercato chitarristico sa bene quanto valore possa avere un pedale MXR di quegli anni, ma in maniera sorprendente spesso non sa di cosa si parli quando si tira in ballo la 2000 Series. Caratterizzata da box in metallo con finitura nera, riconoscibili soprattutto per le forme che si distaccano in maniera eclatante dagli standard MXR, la serie 2000 è una di quelle gemme inesplorate (per ora) del mondo dell'effettistica. Non solo enclosure in metallo, ma anche footswitch soft touch in plastica, la 2000 Series era ciò che MXR aveva previsto per il vero salto di qualità rispetto alle prime produzioni. Tra i pedali della 2000 Series che oggi vale la pena ricercare e mettere da parte per future rivalutazioni, c'è sicuramente il Dyna Comp.

Grande classico di casa MXR il Dyna Comp fu il primo compressore a sfruttare il chip RCA VCA 3080 all'interno di un circuito che negli anni è stato replicato innumerevoli volte. Il colore rosso del Dyna Comp ed i suoi due knob neri sono divenuti dei sinonimi della parola "compressione", ed è molto facile ignorare tutto ciò che riporti il nome MXR senza, allo stesso tempo, mostrare tali caratteristiche.

Al momento della presentazione i pedali della 2000 Series furono accolti come prodotti pensati per innalzare la qualità del brand su di un piano più elevato. A distanza di anni la missione di MXR non può ritenersi del tutto compiuta , ma va dato atto al fatto che la 2000 Series riesce facilmente a sostenere un confronto sonoro con uno qualsiasi dei suoi predecessori più blasonati.

Quando si tratta della serie 2000, l'enclosure non è l'unica caratteristica a cedere il passo a qualche novità. I due famosi e generosi knob di casa MXR sono, infatti, sostituiti da manopole di plastica simili a quelli presenti sulla serie di pedali Marshall di inizio anni '90. Per quanto riguarda il circuito, invece, la 2000 Series riesce a mantenersi sufficientemente fedele ai predecessori di casa MXR. Nello specifico, il Dyna Comp è dotato dei due canonici controlli di Level e Sustain, sfoggiando un doppio output che però non è da considerarsi alla stregua di uno stereo output. Le connessioni del 2000 Dyna Comp sono infatti caratterizzate da due output separati, presenti anche su tutti gli altri pedali della serie. Se per alcuni degli stompox della serie 2000 i due output corrispondono anche a due diversi voicing, nel caso del Dyna Comp si configurano invece come due output separati sfruttabili per inviare il segnale a due diverse linee effetti, o semplicemente a due input indipendenti.

Sul piano sonoro il 2000 Dyna Comp risponde così come ci si aspetterebbe da un MXR Dyna Comp, offrendo quella morbidezza e quell'attacco che l'hanno reso celebre nel tempo. Messo fianco a fianco di un'unità Script Logo sarebbe quasi impossibile riconoscere alcuna differenza, seppure i guru del brand ritengano che alcune divergenze dall'originale siano percepibili.

Fino ad ora non è stata menzionata la presenza di due led, uno per segnalare l'attivazione del pedale, l'altro per mostrare l'intervento della compressione.
Seppure meno iconica dei primi esemplari, la 2000 Series rimane comunque una linea vintage di tutto rispetto, un esempio di come il mercato dell'effettistica si stesse evolvendo verso delle caratteristiche oggi riconosciute come "standard". In maniera sorprendente la 2000 Series è ancora più che accessibile per chiunque voglia addentrarsi nel mondo dell'effettistica vintage.

A cifre che si muovono fra i €50,00 ed i €70,00, il Dyna Comp della 2000 Series è una vera e propria perla per chiunque voglia portarsi a casa un'unità vintage dal valore sonoro superiore a quello collezionistico.




SCELTE DEL MESE

WALRUS AUDIO Fundamental Ambient Reverb
La serie Fundamental di Walrus Audio ha permesso ad un vasto numero di chitarristi di potersi avvicinare al marchio boutique senza dover necessariamente spendere cifre troppo importanti. Completa di ogni pedale effetto possa servire alla creazione di una pedalbaord (da qui il nome Fundamental Series), questa linea entry level firmata Walrus Audio fa spazio ad un nuovo riverbero dedicato ai suoni più eterei e sognanti.



Il nuovo Ambient Reverb è pensato per andare a coprire tutte quelle atmosfere sospese che si possono ricreare con un riverbero accuratamente tarato. L'Ambient Reverb di Walrus offre tre modalità d'uso (Dark, Lush e Haze), studiate per garantire tutte quelle sonorità che vanno da suoni di tipo lo-fi ad altri dal sustain infinito, passando per sonorità più cavernose e tenebrose. Come da copione anche il nuovo Ambient Reverb mantiene inalterato un fattore fondamentale del resto della serie, ovvero il prezzo.
Nessuna pedalboard è completa senza la possibilità di ricreare ambienti sonori dilatati e melliflui.


PIGTRONIX Philopher’s Tone 2
Per molti chitarristi il Philosopher's Tone è sinonimo di Pigtronix. Il successo del compressore del brand di Brooklyn, New York, è stato tale da consacrarlo come uno dei più rinomati pedali della categoria, ed ora Pigtronix torna sotto i riflettori per presentarne la seconda versione. Beneficiando dell’esperienza sonora della V1 del pedale uscita nel 2009, così come dell’im plementazione del circuito di overdrive vista con la versione Gold Limited Edition, il nuovo Philosopher’s Tone 2 si impone di condensare il meglio delle due iterazioni precedenti



L'obiettivo è sempre lo stesso, a cambiare è la formula. Pigtronix promette di soddisfare le necessità dei chitarristi in quanto all'uso di un compressore all'interno di un setup: sustain, massima definizione dell’headroom ed un suono caratterizzato da naturalezza e musicalità. Cinque i potenziometri di bordo: Volume, Sustain, Treble, Blend e Grit, ai quali si aggiunge il selettore Voice (Silicio/Germanio) dedicato alla sezione Grit (overdrive). I due lati del pedale sono attivabili grazie a due footswitch dedicati. Il Philosopher's Tone 2 è true-bypass, ed è dotato di un trasformatore interno che porta l'alimentazione da 9V a 18V per una maggiore headroom, consentendo al pedale di sposarsi bene con pickup dall'output elevato, con bassi attivi, con sintetizzatori o con l’uscita di linea di altre sorgenti.
Un grande classico moderno torna con le sue vesti più complete.


JFX Deluxe Modulation Ensemble
Boss CE-1 ed Electro Harmonix Electric Mistress sono considerati il meglio di ciò che il mondo della chitarra possa vantare in fatto di chorus e flanger. JFX ha riunito i circuiti sopracitati nel Deluxe Modulation Ensemble, ovvero una vera e propria macchina per chi ama le modulazioni ed ogni loro applicazione. In sostanza, il box del DME ricalca, in chiave moderna, quanto fatto dai pedali EHX d'annata, e mette a disposizione un set di connessioni che incorpora stereo output (per la sezione CE-1), loop effetti, ma anche un'uscita diretta e il Filter Matrix Mode così come si poteva vedere sull'Electric Mistress.


DANELECTRO Nichols 1966 Fuzz
Un nuovo fuzz Danelectro merita sempre un po' d'attenzione. Il circuito del Nichols 1966 fu disegnato negli anni '60 da Steve Ridinger, fondatore di Foxx Pedals ed oggi proprietario di Danelectro. Il Nichols 1966 riporta alla luce i fasti del fuzz anni '60, in un formato molto più versatile e gestibile.

Podcast

Album del mese

Maria Teresa Soldani
"MADE IN USA" Sonic Youth tra indie, pop e cinema
Mimesis Edizioni

Con una narrazione articolata in 152 pagine, l’autrice Maria Teresa Soldani analizza il ruolo paradigmatico dei Sonic Youth nell’avvento della cultura indie/alternative,...

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Si intitola About Time il nuovo album della Rubber Band, ed è una limpida fotografia delle influenze di cui si nutrono da oltre venti anni:...