MARK BLAKE "Pink Floyd, Pigs Might Fly"
recensione
Britannico, autore e giornalista musicale di chiara fama, Mark Blake esplora i variegati risvolti della storia dei Pink Floyd con tanto di aneddoti curiosi, come quando un umile Gilmour si offrì come fonico a Jimi Hendrix nel leggendario concerto all’isola di Wight, mentre Syd Barrett iniziò a strimpellare con l’ukulele, prima di convincere la madre a comperargli una Hofner acustica. Dal canto suo, Roger Waters, avendo ricevuto una chitarra da uno zio, iniziò a prendere lezioni per poi rinunciare a causa del dolore alle dita.
E ancora: quanto a Gilmour, si legge, Elvis ebbe su di lui una grande influenza, ma furono gli Everly Brothers a convincerlo a dedicarsi alla chitarra. A 13 anni il suo vicino di casa ne ricevette una in regalo: David la prese in prestito senza più restituirla; cominciò a studiare con il metodo didattico di Pete Seeger e pare che la sua...
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prima elettrica sia stata una vecchia Burns.
Se Gilmour mostrava un approccio allo studio metodico, Barrett mostrava già una visione votata alla sperimentazione: una volta prese un accendino Zippo e lo fece scorrere su e giù per il manico di una chitarra amplificata, ottenendo l’effetto di un bottleneck. A scuola nascondeva la chitarra sotto al banco e la strimpellava con i piedi. Il feedback che creava allora Pete Townshend influenzò parecchio Barrett, mentre Gilmour suonava attraverso un paio di Leslie con l’esplicito scopo di catturare il suono di Clapton su Badge dei Cream (1969).
Questi e molti altri sono gli aneddoti che corredano l’accurata narrazione biografica e discografica del libro in questione: momenti memorabili, capaci di condensare oltre trent’anni di musica costellata da sperimentazioni sonore e registrazioni pionieristiche di una band, i Pink Floyd, che ha segnato un vero e proprio spartiacque per la nostra epoca. Una lettura davvero immersiva ed intrigante.
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