FABIO ZUFFANTI "Sacre Sinfonie, Battiato: tutta la storia"
recensione
Se tutti ben conoscono il Battiato cantante, e forse anche pianista, forse non tutti sanno che è stata proprio la chitarra lo strumento che per primo lo ha iniziato all’universo musicale: ecco allora che il libro, oltre a una dettagliata cronistoria e numerosi aneddoti che dipingono la complessa figura artistica di Battiato, narra variegati momenti in cui si parla della seicorde.
Fu il nonno a regalargli la prima chitarra giocattolo, seguita invece nel Natale del ’57 da una chitarra acustica vera. Senza spartiti, tutto a orecchio, e grazie al suo innato talento, il giovane Battiato riusciva a tirare giù gli accordi delle canzoni in poche ore, e fu soltanto negli anni ’70 che iniziò a studiare la teoria musicale, su suggerimento di niente di meno che del tedesco Karlheinz Stockhausen.
Fu verso la fine dei ‘60 che per Battiato arrivò la prima chitarra di gran pregio: una Gretsch Country Gentleman...
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che, grazie alla sua versatilità, gli consentì di suonare anche come sessionman nel tour di Ombretta Colli di allora. Capì quanta potenza sprigionasse l’aggiunta di un amplificatore e di un distorsore, un vero muro di suono, qualcosa a cui non tutti erano abituati nell’Italia degli anni ’70, pur se oltre la Manica quella rivoluzione era ormai un dato di fatto, con chitarristi come Eric Clapton, Jeff Beck, Pete Townsend e Keith Richards destinati a diventare leggende.
Proprio quel piglio rock dato dalla chitarra elettrica collegata a un amplificatore, sfociò negli album più distorti di Battiato, tra cui L’imboscata (1996), Gommalacca (1998) e Dieci Stratagemmi (2004), e nella collaborazione con numerosi musicisti di gran fama, come Alberto Radius, Red Canzian e David Rhodes (Peter Gabriel).
Il libro in questione si rivolge dunque all’appassionato intenzionato ad addentrarsi nell’universo Battiato zeppo di risvolti e, naturalmente, ai fan dell’artista siciliano e la sua eredità immortale. Chitarristi compresi.
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