THE CURE “Songs Of A Lost World”
photo credits: Sam Rockman
Per festeggiare il ritorno discografico dopo 16 anni, i Cure si sono esibiti in uno show (soldout, naturalmente...) alla londinese Troxy Hall, per tre ore, davanti a 3000 fans, suonando 31 brani spalmati tra i più recenti e i più grandi successi del passato. La prima parte dello show The Cure l’hanno dedicata ai brani di “Songs Of A Lost World”, poi, a cascata, sono arrivati “Plainsong” e “Lovesong” (tratti da “Disintegration”, 1989), quindi “High” (tratto da “Wish”, 1992); quindi ancora il tributo a “Seventeen Seconds”, (il loro secondo album del 1980 che il prossimo anno celebrerà il 45esimo anniversario). Inoltre, la gothic rock band britannica non ha certo tralasciato quegli episodi divenuti veri e propri caposaldi per più di una generazione di fans – tra essi “A Forest”, “At Night”, “Play For Today”, “I’m in Love” giusto per citarne qualcuno – per poi chiudere con “Boys Don’t Cry” e il saluto di Smith che, con le mani al petto, pronunciava: ‘grazie, ci vediamo presto’ mentre il pubblico applaudiva incessantemente scandendo il suo nome.
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Robert Smith (vocal, guitar, bass, key) – Simon Gallup (bass) – Jason Cooper (drum/percussion) – Roger O'Donnell (key) – Perry Bamonte (guitar) – Reeves Gabrels (guitar)
“Songs Of A Lost World” – Composizione/arrangiamenti: Robert Smith – Produzione/mixing: Robert Smith e Paul Corkett – Registrazione: Rockfield Studios (Wales, UK) – Label: Universal Music/Capitol Records – Concept: Robert Smith – Design/visual: Andy Vella – Copertina: ritrae “Bagatelle”, nota scultura del 1975 di Janes Pirnat.
L’album è disponibile nei formati: CD, LP, CD + Blu-Ray. (Doppio LP nero masterizzato in half-speed e musicassetta, in esclusiva sullo store di Universal Music Italia. LP color marmo in esclusiva per Feltrinelli. Poster in esclusiva per l’acquisto delle versioni standard presso Discoteca Laziale).
The Cure – Nati nel 1976, identificati perlopiù con il rock gotico e alternative, sono tra le band più significative degli anni Ottanta a prescindere dal genere: Smashing Pumpkins, Blink-182, Deftones, Placebo, Korn, My Bloody Valentine, sono tra le numerose band che dichiarano da sempre l’influenza dei The Cure – Oltre 30 milioni i dischi venduti nel mondo – Vincitori di British Awards, MTV Award e NME Awards, si guadagnano più di una nomination ai Grammy – Nel 2019 vengono inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame
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