PETER FRAMPTON "Carry The Light"

di Redazione
22 maggio 2026
A 75 anni, e a ben 50 dallo storico successo di "Comes Alive!" Peter Frampton dimostra che la luce dell’ispirazione non si è mai spenta e pubblica "Carry The Light", il primo album di inediti in sedici anni, scritto e prodotto con suo figlio Julian.

Una rara malattia muscolare affligge Peter Frampton da tempo ma lui ha scelto di trasformare la fragilità fisica in energia creativa ed è così che, adattando il suo modo di suonare, ha assegnato alla chitarra il compito di raccontare emozioni, debolezze e resilienza con forza e sincerità; ha invitato gli amici/colleghi Sheryl Crow, Graham Nash, Bill Evans, H.E.R e Tom Morello, e ha confezionato le dieci tracce di Carry The Light, disco raffinato, emotivo e sorprendentemente vitale: “È uno dei progetti più gratificanti di sempre. Ho avuto l’opportunità di lavorare con mio figlio Julian, sono sicuro che sarà la prima di molte altre collaborazioni a venire [...] Non ho mai voluto lavorare con un produttore perché mi piace avere il controllo delle cose, ma con Julian è stato tutto diverso: sa chi sono, sa cosa mi piace e sa cosa posso o non posso fare...”

Il Principe della Chitarra si racconta con naturalezza nel corso...

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della tracklist: commuove nel brano che dà il titolo all’album; conduce la lead e canta in relax in "Buried Treasure", l’omaggio a Tom Petty in cui c’è anche l’ex-Heartbreaker, Benmont Tech alle tastiere; mostra il fianco alla furia chitarristica di Tom Morello in "Lions At The Gate"; accetta il tempo che passa con "At The End Of The Day" ed intreccia la sua voce ancora calda e coinvolgente, con quella graffiante di Sheryl Crow in "Breaking The Mold".

La raffinatezza narrativa trova sfogo in "Tinderbox" con l’amico e collega Bill Evans al sax a definirne i contorni, mentre è nell’acustica "I’m Sorry Elle" dedicata a sua nipote, che Frampton si adagia sui tappeti armonici di un Graham Nash sugli scudi.
Il viaggio si completa con "Can You Take Me There" ed è allora che Frampton flirta con il suo linguaggio jazzy invitando di nuovo il sax di Bill Evans a incendiarne il tracciato.

"Carry The Light" parla di rock e di blues, sussurra vocaboli jazzy, dentro a un viaggio vigoroso e determinato, soffice e introverso, appassionato e appassionante, là dove ogni nota della chitarra è suonata con quella naturalezza che soltanto un musicista navigato si può permettere; passione è la parola d’ordine, ma anche resilienza e, come dice Frampton: “la vita può essere crudele in tanti modi, salute, carriera, famiglia; non ti resta che andare avanti e sorridere...”

"Carry The Light" è il ritratto di un Peter Frampton che, anche nei momenti più complessi, continua a trovare nella musica una forma di libertà, espressione, resistenza e rinascita: la chitarra non è più l’innesco di incendi ed esplosioni, ma la fiamma brucia ancora. E infonde luce e calore.



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