IRON MAIDEN 2026 Run For Your Lives World Tour
photo credits: Mathias Marchioni
Ci sono luoghi che nell’immaginario collettivo possiedono una sacralità inavvicinabile. Lo stadio Giuseppe Meazza di San Siro, per i milanesi e per il mondo intero è la “Scala del calcio”, là dove sugli spalti vertiginosi la tifoseria inneggia le leggende del pallone; nel corso dei decenni, nella stagione estiva, lo stadio ha lasciato spazio anche alla musica, ospitando i palchi di veri e propri giganti del pop e del rock mainstream. Eppure, fino alla torrida serata del 17 giugno 2026, a questa cattedrale di cemento e acciaio mancava un tassello fondamentale... mancava il battesimo del fuoco dell’heavy metal duro e puro, quello senza compromessi di sorta, e a colmare questa lacuna storica durata quasi un secolo, non potevano che essere gli Iron Maiden.
Con il 2026 Run For Your Lives World Tour gli Iron Maiden celebrano il 50esimo anno di carriera ed è un viaggio tumultuoso che, attraversando i successi seminati sin dall’omonimo debutto del 1980, ripercorre la loro storia e con essa quella dell’heavy metal.
Ieri, 17...
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giugno 2026 – L’aria di attesa dello show della Vergine di Ferro si respira fin dalle prime luci del mattino e l’afa milanese non scalfisce certo l’entusiasmo di un popolo transgenerazionale, una fiera marea di 45.000 anime che raggiunge via via i piazzali del Meazza con addosso maglie e oggetti inneggianti all'immortale mascotte Eddie. Ma è varcando i cancelli che si materializza la prima, vera vittoria di questa serata: sul prato, un massiccio parterre “murato”, unito, serrato; finalmente, non più i fastidiosi divisori dei "pit" o "super-pit" a prezzi maggiorati che oggi frammentano l'esperienza di un live; lì in mezzo, soltanto un oceano scuro e sudato, pulsante di aspettativa: il popolo del metal è lì, pronto per godersi il tanto atteso show.
Sono i Trivium guidati da Matt Heafy ad aprire la serata; non è un compito semplice ma la metal band statunitense è abile a scaldare i motori e con tutta la sua grandeur cattura la folla fino alle 20:52. Poi, alle 21:00 in punto, le luci si spengono, il sipario si alza e una pioggia heavy metal dall’intensità sbalorditiva, prenderà a scrosciare sullo stadio.
“Stadio leggendario, essere la prima metal band a suonare qui è un vero onore...” – confessa al microfono un Dickinson emozionato – “38 anni fa non avremmo certo pensato che un giorno saremmo stati qui, davanti alla più grande folla per noi in Italia. È un sogno...” e mentre la frase termina, esplodono le note di Infinite Dreams e i fans vanno in delirio.
Sfidando ogni logica anagrafica Dickinson corre da un lato all’altro del palco con l’urgenza di un ragazzino alla sua prima esibizione in un club londinese: la forma fisica e, soprattutto, l’estensione e la tenuta della sua voce sono da manuale. Dirige il pubblico nei cori, lo tira in mezzo senza sosta e l’arena pende dalle sue labbra. Steve Harris domina ogni brano con le energiche cavalcate del suo basso, le chitarre di Dave Murray, Adrian Smith e Janick Gers costruiscono muraglie di cemento armato e lo stadio trema quando i tre ordiscono il riff di The Trooper... non c’è Nicko McBrain dietro i tamburi, ma Simon Dawson è integrato alla perfezione nei motori di questa macchina potente. Gli Iron Maiden ignorano lo scorrere del tempo sotto ogni profilo.
A supportare l’incredibile impatto sonoro c'è un palco strutturato con una perfezione chirurgica; la scenografia si affida a monumentali quadri animati sugli schermi di fondo che restituiscono una profondità tridimensionale ai brani via via in scaletta; non manca la gabbia del condannato a morte di Hallowed Be Thy Name, non manca l’inevitabile drappo rosso preludio di Phantom Of The Opera che strappa un boato dall’eco inarrestabile, e non manca certo la presenza di Eddie a sovrastare la scena: naturalmente, tutto condito da coltri di fumo intense e da un impianto-luci da rabbrividire. I cambi d’abito, le maschere, le giubbe militari e le bandiere sventolate tutt’attorno, si fondono in un connubio sublime tra teatro e metallo pesante: impeccabili, chirurgici, coesi, inesauribili, gli Iron Maiden hanno raccontato sul palco la storia di un successo che i decenni non hanno sbiadito.
Alla fine, mentre le luci dello stadio si riaccendono e l’eco dell’ultima nota svanisce nella notte milanese, la sensazione condivisa è chiara: la Scala del Calcio ha scoperto quanto possa essere meraviglioso suonare heavy metal... gli Iron Maiden hanno aggiunto un ulteriore primato alla loro storia.
La scaletta del concerto
Murders In The Rue Morgue – Wrathchild – Killers – Phantom Of The Opera – The Number Of The Beast – Infinite Dreams – Powerslave – 2 Minutes To Midnight – Rime Of The Ancient Mariner – Run To The Hills – Seventh Son Of A Seventh Son – The Trooper – Hallowed Be Thy Name – Iron Maiden – Aces High (bis) – Fear of the Dark (bis) – Wasted Years (bis)
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