GIBSON MODERNISTIC GUITARS Flying V - Explorer - Moderne

Paolo Sburlati 27 giu 2016
La lampada
Quando ero ragazzo mia nonna aveva una lampada da tavolo molto strana, tutta storta. La base era piatta, ovale e allungata da un lato, a sinistra. L’asta che supportava la lampada partiva da uno dei due fuochi dell’ellissoide di base: era dritta, saliva in alto e, a metà, fuoriusciva un’altra asta, verso destra, sulla quale era collocato l’interruttore.

In alto, la lampada era coperta da un cilindro rivestito di stoffa semitrasparente: un cilindro realizzato con una base tonda stretta in fondo e larga in cima e piegato nel mezzo. Mia nonna diceva che le era stata regalata nel dopoguerra, all'inizio degli anni ‘50. Guardavo spesso quella lampada perché era strana, troppo strana, troppo originale.

L’ho vista tante volte appoggiata su quel comodino, silenziosa, cieca, eppure mi guardava, sembrava volesse dirmi qualcosa. E’ rimasta in quella casa per decenni. Mia nonna passò a miglior vita nel 1982 e chissà dove finì quella lampada... Ve la avrei mostrata oggi, perché quella lampada aveva la forma di una Gibson Explorer!

La piastrella ...
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Abito in una casa di campagna, una casa grande ma con le stanze piccole, come in uso negli anni ’50 poiché nel dopoguerra non c’era molto da mettere in una casa: un letto, un mobile, una credenza (non sempre), un lavandino e un tavolo con le sedie. Le stanze di una casa, quindi, erano tante e piccole, una per ogni componente della famiglia. E i figli a quell’epoca erano tanti... dopo la guerra, il nostro Paese aveva bisogno di contadini, braccianti, lavoratori.

La mia casa in campagna è stata costruita nel 1956 e il bagno è piastrellato con delle ceramiche verdi fabbricate in quegli anni. Su alcune è riprodotto un disegno floreale molto semplice che ho osservato tante volte in questi anni. Non so perché, ma ha sempre attirato la mia attenzione in modo inconscio. Eppure è solo il disegno di un fascio di rami con foglie laterali che parte dal fondo a sinistra della piastrella e sale verso destra, con due grossi fiori bianchi in alto. Questo semplice mazzo di fiori attraversa la piastrella in diagonale e sembra in equilibrio precario. Infatti, se fosse vero non starebbe in piedi, cadrebbe di lato. E’ un disegno strano, che pare buttato lì: non è una natura morta e neppure un classico, non è normale e neppure realistico.

Un giorno, dal mio vasto magazzino digitale che utilizzo per gli articoli che scrivo, fuoriesce una foto con il disegno di un body abbozzato dalla Gibson nel 1957. Il disegno di una chitarra Gibson che non è mai esistita ed è diventata per questo la più rara del mondo. Mi fermo. Si accende una lampadina sulla mia testa: la chitarra disegnata e il mazzolino di fiori sulla piastrella hanno la stessa forma. La forma della mitica, ineguagliabile, inafferrabile Gibson Moderne!

Gli anni ‘50
Quella lampada e quelle piastrelle furono prodotte nel dopoguerra dalle industrie belliche italiane riconvertite in industrie per prodotti ad uso civile. Il design degli oggetti di allora era quasi schizofrenico, irregolare, mai visto prima. Poteva essere una lampada, una scatola, un telefono, un fermacarte... tutto ciò che è stato disegnato e costruito negli anni ‘50, ha una forma strana e, soprattutto, che colpisce l’immaginazione e rimane impressa nella memoria. E’ uno stile immaginifico, impossibile nella realtà, uno stile ancora oggi molto riconoscibile. E’ il diretto discendente della sublime e spigolosa Art Decò, ancora oggi apprezzata e richiesta da modernisti e collezionisti.

Un’arte strana e originale, con una doppia prospettiva. Infatti, guardando un oggetto Art Deco da un lato e poi dall’altro, la prospettiva e la forma variano parecchio. Ruotando l’oggetto, la sua forma cambia: quasi come diventasse un altro oggetto; come se il disegnatore intendesse dire di più di quel che ha fatto.

Lo stile di quegli anni del dopoguerra pervase il mondo, coinvolse tutti. Il design con i tratti schizzati in fretta su un foglio, diventò la moda del momento. Gli abiti delle donne divennero plissettati, Audrey Hepburn docet. I cappelli degli uomini a-là Dick Tracy. Nacquero lo Sputnik, la bottiglia di Coca Cola, la Thunderbird, la Vespa... forme e design rimasti immortali nel tempo.

L’idea di base è una riga dritta che poi curva. Credo che questa fosse proprio l’intenzione di coloro che disegnarono nei lontani anni ‘50, in quel di Kalamazoo (nel Michigan americano), le tre leggendarie Gibson Modernistic Guitars: Flying V, Explorer e Moderne.

Flying V, Explorer e Moderne
Inizialmente denominata Futura ma poi ribattezzata Explorer (come il primo satellite americano Explorer-I lanciato nel gennaio del 1958), questa chitarra è una serie di righe spezzate e inclinate, sostenute da una curva sul fondo, come una scimitarra.

La Moderne, dal canto suo, è una serie di righe diritte a sinistra e curve affiancate a destra... proprio come i ramoscelli del mazzo di fiori disegnato sulle mie piastrelle.

La Flying V, infine, è una freccia che vola nel cielo, come le Wing del libro di Windy Wayne, scritto nel 1942.

Queste tre chitarre riassumono uno stile inconfondibile che accompagna l’umanità per tutto il periodo della rinascita dopo i grandi drammi bellici del secolo scorso. E’ uno slancio verso il domani che l’uomo vuole e deve gestire: un razzo Explorer-I, un Iron Man che vola, un salto nello spazio da conquistare... ciò che di lì a pochi anni si compirà realmente. [Il design innovativo e sperimentale degli anni ‘50 verra' soffocato dalla successiva moda Beat (per la musica) e Paisley (per il design) coi colori mescolati.

Tutto ciò che è stato disegnato e realizzato negli anni ’50 è rimasto uno stile a se stante. I progettisti e i designer venuti dopo hanno attinto a piene mani dall' Art Decò, disegnando auto, mobili, chitarre, abiti e scarpe, addirittura computer e telefonini dei giorni nostri, mentre il Beat e il Paisley, al confronto, sono durati ben poco...]

Produzione
I due prototipi di Explorer e Flying V furono realizzati nel 1957 in Mogano, come tutte le solid body di casa Gibson. Ma Ted McCarty voleva un legno chiaro, perché i chitarristi adoravano il Blonde delle Fender che risaltava sullo schermo monocromatico delle nuove televisioni di allora. Così alla Gibson decisero di utilizzare un mogano chiaro, un West African hardwood, denominato Terminalia Superba (meglio conosciuto come Limba, o anche Afara). In tutti i casi, questi nomi difficili vennero cassati e rimase la denominazione Korina Wood.

La Flying V è stata la prima ad entrare in produzione alla Gibson nel gennaio del 1958: due “batch” iniziali di 40 esemplari ciascuno, 80 pezzi, più il prototipo del 1957. Totale, 81 esemplari venduti nel 1958 e 17 nel 1959, secondo i “ledgers” ancora oggi presenti alla Gibson. 98 esemplari in tutto.

Successivamente, nel luglio del 1958, Gibson produsse la Explorer in 19 esemplari e soltanto 3 nel 1959. Perchè così poche Modernistic Guitars? Pensate che, a paragone, nel 1958 Gibson produsse ben 2408 Les Paul Junior! Nessuno voleva quelle chitarre troppo strane, troppo “moderne”.

Dopo la Flying V e la Explorer, sarebbe dovuta entrare in produzione anche la Moderne, ma il progetto Modernistic Guitars si fermò per mancanza di ordini. Non esistono Gibson Moderne realizzate nel 1958 o 1959, così come non esiste (pare) neanche il prototipo che, nel caso, venne o distrutto, o spolpato delle sue parti metalliche per essere riutilizzate (pickup, meccaniche, potenziometri, ponte).

Prototipi e riedizioni
Alcuni esemplari di Flying V ed Explorer furono assemblati da Gibson nel 1963 con pezzi rimasti in magazzino. Sono riconoscibili poiché le parti metalliche sono nichelate anziché dorate e le manopole dei potenziometri sono differenti.

Esistono i prototipi della Flying V e della Explorer realizzati nel 1957 e ritrovati. Completamente in Mogano, avevano entrambi il battipenna nero, mentre gli esemplari prodotti nei batch del 1958 e 1959 avevano il battipenna bianco.

In particolare, il prototipo della Explorer era più stretto nel body in prossimità dei due humbucker, i famosi PAF (Patent Applied For = Brevetto in corso) realizzati da Seth Lovers.
(Ricordiamo che il nome della Explorer, a livello di prototipo, era Futura: chitarra più stretta nel body e con la paletta a forma di V storta, con tre meccaniche per lato. Le riedizioni offerte da Gibson nei decenni successivi hanno riproposto tanto la forma Futura, come la Explorer).

Anche la Flying V è stata (ri)proposta con alcune varianti estetiche: come la versione del 1967, col battipenna prolungato che ospita i tre controlli di volume e tono e il selettore Toggle Switch a 3 posizioni.

Il legno prevalentemente utilizzato per le riedizioni è molto simile al mogano Korina Wood degli esemplari originali del 1958 e 1959. Il suono degli humbucker Gibson è sempre straordinariamente pastoso e grosso, come quello degli originali e rarissimi PAF.

La mosca – Flying V
Delle tre Modernistic Guitars disegnate nel 1957, quella che ebbe più successo negli anni successivi fu la Flying V. Perchè?

Il direttore Gibson di allora, Mr Ted McCarty, disegnò la Flying V.

Fu il primo disegno del progetto Modernistic Guitars, poi arrivarono i designer dall’esterno e con le loro idee nacquero la Explorer e la Moderne.

Non c’è molto da disquisire in merito alla nascita della Flying V, però... osservate il dorso di una mosca quando è ferma: ricorda il body di una Gibson Flying V! Stesse proporzioni. Persino l’angolo di incidenza dal fondo verso il ponte della chitarra: stessa angolatura delle ali di una mosca. Eppure Ted McCarty, quando disegnò il body della sua chitarra modernistica, pensava a un corpo triangolare, tipo quello di una Balalaika russa...

Il prototipo risultò troppo pesante, anche perché la forma della Balalaika è un triangolo equilatero: la base del body, dunque, risultò molto larga. McCarty lo fece ridurre in larghezza sul fondo così che diventò un triangolo isoscele. Era però ancora pesante e quindi si operò una rimozione del legno nel body, dal fondo verso il centro, fino quasi al ponte. Era nata la Flying V così come la vediamo oggi.

Le ali di una mosca sono posizionate a triangolo isoscele e presentano un'insenatura dal basso verso il dorso della mosca stessa: proprio come quello del body di una Flying V! E’ davvero un design singolare e forse Ted McCarty partì proprio dall’osservazione delle ali di una mosca per disegnare la sua Flying V...

Nel brevetto richiesto da Ted McCarty nel giugno 1957 vennero riportate le referenze di brevetti similari richiesti precedentemente: in particolare, un violino a forma di Balalaika, richiesto da un certo F. M. Ashley nel 1914.
(Nel brevetto della Explorer, come referenze, vi e' un altro brevetto, di nuovo di un violino, di forma a clessidra, richiesto da un certo K. Evers nel 1949). Nonostante tutto, possiamo dire che tanto la Flying V così come la Explorer, appartengono allo stile post-bellico degli anni ‘50... eccome!

Oggetti vari
Lampade, abat-jour, vetrate, sfondi, mobili, gioielli, palazzi, grattacieli (come il Rockefeller Center, il Chrysler Building e l’Empire State Building...), disegnati e costruiti nel secolo scorso, ben rappresentano la discendenza dell'Art Deco post-bellico di allora. Design che, curiosamente, in qualche modo ricordano nelle forme e nelle linee i body delle tre Modernistic Guitars disegnate da Gibson nel 1957. (Singolare, inoltre, il disegno del velivolo a forma di V sulla copertina di un libro scritto e pubblicato nel 1942 e intitolato appunto Flying Wing. L'attaccacorde in metallo della Flying V è uguale e identico. Futuristico eccome!)

Modernistic Guitars... i suoi utilizzatori
Quelle tre Modernistic Guitars disegnate alla Gibson nel giugno del 1957 da un team di sognatori e realizzate per volontà del leggendario Ted McCarty, sono rimaste immortali e sono ancora oggi tra le chitarre più utilizzate sul palco e tra le più riconoscibili.
(La stessa Gibson ha imitato se stessa realizzando la Firebird negli anni ‘60, un addolcito rimaneggiamento estetico della non-riuscita Explorer).

Noti artisti degli anni ‘60 e ‘70 hanno imbracciato una delle Modernistic Guitars: Albert King, Lonnie Mack, Eric Clapton, Dave Davies, Rick Derringer, Jimi Hendrix, Johnny Winter, giusto per fare nomi, e ancora oggi gli esemplari originali sono nelle mani di rinomati artisti/collezionisti quali Billy Gibbons, Rick Nielsen, Steven Stills, Steven Seagall...

Conclusione
Quei sognatori del 1957 di casa Gibson hanno lasciato ai posteri una eredità inestimabile. Se è vero che un uomo viene ricordato per ciò che lascia agli altri, allora è anche vero che Ted McCarty è immortale.
Ted McCarty era un visionario (al pari di Leo Fender...) e la sua immortalità sta proprio nella creazione della sua chitarra più incredibile, (ostica da imbracciare) e decisamente spettacolare: la Flying V. Onore al Genio, dunque!

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