Paolo Tocco

Dario Guardino 05 apr 2018
Oggigiorno è sempre più raro imbattersi in produzioni artistiche (letterarie o musicali) degne di nota e non soggette alle logiche di mercato, ma fortunatamente esiste sempre la classica eccezione pronta a confermare la regola. E’ il caso dell’ultima fatica di Paolo Tocco, artista a tutto tondo (cantautore, scrittore e promoter discografico) che, con Ho Bisogno D’aria, si è reso protagonista di una prova maiuscola. Stiamo parlando di un progetto decisamente ambizioso, che racchiude un romanzo (Ho Bisogno D’Aria per l’appunto) ed un cd dal titolo omonimo, oggetto di questa recensione.

Il romanzo di Paolo Tocco è uno spaccato di vita profondo, crudo e romantico (non nel senso smielato del termine) al tempo stesso, ed il cd omonimo, un concept album, racconta le vicende di Henry (il protagonista del romanzo) ed il rapporto conflittuale che lo stesso vive col proprio paese natio. Il titolo dell’album, parecchio evocativo, è il leitmotiv che lega in un unico filo di Arianna le 11 tracce dell’album. Paolo, nei versi, ed in musica, esprime magistralmente l’urgenza di scrollarsi di dosso i luoghi comuni tipici di tutte le cittadine di provincia, i pensieri dei benpensanti e dei finti intellettuali. Ho Bisogno D’aria è anche la prima ...
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Paolo Tocco
Ho Bisogno d'Aria
Irma Records
traccia dell’album, una splendida ballad dal sapore acre, nella quale Tocco incornicia alla perfezione il proprio pensiero che connoterà il resto dell’album. Bella Italia è stata registrata live in studio durante una sessione di home recording: è un grido di dolore, espresso con pathos crescente da Tocco. La chitarra elettrica di Micantoni è evocativa, perfettamente funzionale al tessuto armonico del brano.

Pizzburg viene introdotta da un bell’arpeggio di chitarra acustica. Nella sintassi di questo nome c’è l’ironia che vuole un poco italianizzare la pronuncia di una delle città più brutte e industriali d’America, città natale di Andy Warhol tra gli altri. Ma Pittsburgh è anche il nome di un disco di Williams Fitzsimmons, che Paolo Tocco ha amato e continua amare. Anche in questo caso siamo in presenza di una ballad scritta con vera maestria. D’effetto i cori di Patrizia Cirulli, cantautrice milanese attualmente agli onori delle cronache con un disco di cover contenente alcuni brani portati al successo dal Festival di Sanremo. Arrivando Alla Riva è anche il primo clip ufficiale dell’album, un brano dall’incedere placido che narra del dramma degli sbarchi. Un video clip volutamente scarno ma altamente evocativo affianca un brano alleggerito da orpelli di qualunque tipo che, con la sola chitarra acustica e l’elettrica che fa da contorno, dipingono una triste e struggente storia.

E’ la volta di Traditional Love Song, anch’essa introdotta dall’acustica di Tocco, si tratta di un tipico brano folk che “attinge a piene mani dalla tradizione americana”, nel quale il sax di Piero Delle Monache accompagna Tocco. La successiva canzone si intitola Tom Waiz ed anche in questo caso si tratta di un brano registrato interamente live in studio. Il brano vuole essere una sorta di omaggio ad uno degli eroi di Tocco, Tom Waits, del quale Tocco cerca di carpire l’essenza. E veniamo qiomdo alla Città Della Camomilla, uno dei brani più significativi ed altamente simbolici dell’album. L’espressione allude alla mentalità tipica delle piccole cittadine del nostro amato stivale. “Chi è libero fa male” è probabilmente la frase più emblematica della song. Tra le pagine del libro viene mirabilmente toccato il tema del provincialismo più bieco, dal quale l’autore cerca di fuggire pur venendone, suo malgrado, quotidianamente inghiottito. Il brano esprime musicalmente molto bene il malessere di Tocco attraverso un ritmo percussivo e “malato”.

Mary è il nome frutto di fantasia di una prostituta che si trovava in una zona industriale del paesino di provincia nel quale si ambienta il racconto. Il brano ha un mood accattivante. Anche in questo caso da rimarcare il lavoro all’elettrica di Micantoni, sempre mai sopra le righe ed il solo finale di Sax di Delle Monache. Siamo giunti quasi alla conclusione ed è la volta di Non Vi Riconosco, definito da Tocco come il brano più sociale del disco. Dal passato dei valori e delle cose vissute sulla propria pelle al presente di oggi che è tutto virtuale, digitale. Non Vi Riconosco è, come tutti i brani dell’album, arrangiata mirabilmente, sia per quanto riguarda la scelta dei suoni, sia per ciò che concerne gli interventi musicali della band, sempre misurati e contestuali al brano. Da sottolineare il solo di violino di Danilo Florio, presente anche nel brano Pizzburg.

Bolle Di Sapone, probabilmente il brano più pop dell’album, è impreziosita dalla Lap Steel di Giacomo Pasquali che dà un leggero tocco Floydiano al brano. Pasquali è anche il bassista di tutti i brani, nonché il sound engineer e titolare del TouchClay Studio, all’interno del quale è stato registrato Ho Bisogno D’aria. Madre Terra chiude l’album. Si tratta di una sorta di litania, espressa in modo molto convincente attraverso la reiterazione di un arpeggio di chitarra acustica. Che dire…. Ho Bisogno D’aria è un album scritto con maestria, da ascoltare e riascoltare con attenzione, magari accompagnando l’ascolto con la lettura del libro omonimo, una delle sorprese editoriali dell’ultimo album, a parere di chi scrive.





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