B.B. KING The Thrill Is Definitely Gone

Paolo Battigelli 01 lug 2015
Sono cresciuto sapendo di non potermi permettere un vero nome. Mi indicavano semplicemente come “ragazzo”... Allora, c’erano delle regole da rispettare!

1967, Lexington (Mississippi) - Non desta meraviglia che il blues sia nato e cresciuto in un tempo e in un luogo in cui, il solo fatto di avere la carnagione scura, poteva significare la morte. “Allora i bianchi facevano strane cose. Se rimanevi in disparte non avevi grossi problemi, ma se incrociavi un bianco, soprattutto un forestiero, facevi meglio a cambiare marciapiede...” - ebbe a dichiarare BB King. Nella prima metà del secolo scorso il ...
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razzismo attecchisce un po’ ovunque; fortunatamente però le cose sono destinate a cambiare. Come lo stesso King scoprirà quel 26 febbraio del 1967, mutando radicalmente prospettiva alla sua vita...

THE EARLY DAYS


Accade che il vecchio tour bus battezzato Big Red accosti nei pressi del Fillmore Auditorium di San Francisco. King dà un’occhiata all’edificio in stile classico: lo conosce bene, vi si è esibito molte volte, ma nota qualcosa di strano. Al posto di maturi signori elegantemente vestiti, la coda di persone che si snoda lungo l’intero isolato è formata da ragazzi con capelli lunghi e vestiti trasandati: i più, seduti per terra, in attesa che le porte si aprano.

King scuote la testa e si rivolge al suo manager: “il nostro agente si deve essere sbagliato!” Questo tipo di pubblico non ha nulla in comune con il popolo del blues che solitamente lo segue dal vivo. A gestire il Fillmore è da qualche mese Bill Graham, intraprendente impresario e promoter dotato di gran fiuto, ed è a lui che chiedono spiegazioni. Bill parlotta con il road manager e, mentre l’entourage inizia a far ritorno al bus, blocca BB: “sei nel posto giusto, amico” – gli dice – “preparati che ti porto dentro...” King lo segue nel teatro. I camerini sono sempre quelli, impossibile scordare il divano tagliato in più parti con un coltello spuntato chissà da dove. E’ accaduto durante la gestione precedente, e Graham ancora non vi ha messo mano.

BB e la sua band sono headliner della serata; ad aprire, due gruppi che promettono bene, i Moby Grape e la Steve Miller Band. King scopre così di dover intrattenere un pubblico formato in massima parte di giovani bianchi amanti del rock/blues allora in pieno boom.

Inizia a sudare copiosamente, il cuore è in fibrillazione, la gola secca. Per farsi forza chiede a Graham una bottiglia ed egli, a malincuore, acconsente. [E’ proibito vendere liquori all’interno della venue]. “Appena sarà il tuo turno, ti faremo un cenno” - gli dice. BB inizia a bere e, quando un ragazzo lo avverte di tenersi pronto, la bottiglia è ormai vuota. Graham lo accompagna verso il palco; guadagna il proscenio, e afferrato il microfono annuncia: “signore e signori, ho il piacere di presentarvi il Presidente. L’unico e inimitabile BB King!”

Fasciato di luce bianca, BB s’inchina, accenna un saluto e sorride. La scena che gli si presenta è indimenticabile. Sciabolate di luce illuminano centinaia di ragazzi in piedi, braccia al cielo e piedi che battono ritmicamente le assi del pavimento.
BB strabuzza gli occhi. Ricorderà:
ai tempi della precedente gestione c’erano sedie e tavolini, il pubblico era disposto ordinatamente e l’entusiasmo contenuto. Ora invece, i ragazzi erano tutt’intorno, urlavano e battevano le mani facendo ondeggiare le loro fluenti chiome. Quando Bill pronunciò il mio nome vi fu una lunga ovazione... lo stesso alla fine di ogni brano che suonavo. Incredibile!


La risposta entusiasta e i nervi a fior di pelle sono troppo, anche per un navigato bluesman come BB: in camerino ha un crollo, e la tensione sfocia in un pianto a dirotto. In fondo – si chiede – tutti questi giovani mi conoscono solo per nome: perché mai dovrebbero tributarmi un tale successo? La risposta è semplice e la dice lunga sul carisma di BB e la forza del suo blues. Ancora non lo sa, ma ogni volta che qualcuno chiede ai nuovi eroi della chitarra (come Mike Bloomfield) quale è la fonte d’ispirazione, da chi hanno imparato a suonare, la risposta è unica e univoca: BB King.

Il fatto è che BB non solo sa stare al passo con i tempi, ma bypassa le esigenze del pubblico di colore che lo vorrebbe sempre e solo fedele al folk blues con tanto di fiati, archi e cori. Ma BB si spinge oltre e non si guarderà più indietro.

Grazie a BB – il cantante /chitarrista “larger than life” in più di un senso – il blues elettrico diverrà popolare attirando l’attenzione di almeno cinque generazioni a venire di devoti adepti. Una religione che, una volta abbracciata, è impossibile abiurare. Una fiamma rimasta accesa sino al 14 maggio 2015, quando – a Las Vegas – il cuore del King (89 anni portati con invidiabile lievità) cessa di battere.

“E’ senza dubbio il bluesman più importante, il più umile e genuino che io abbia mai incontrato...” – scriverà nella sua autobiografia Eric Clapton – “in termini di talento e generosità... Semmai un giorno Robert Johnson si dovesse reincarnare, sarebbe probabilmente BB King!”

GRANDIOSO IN TUTTI I SENSI...


King non ha mai conosciuto le mezze misure. I suoi eccessi includono cibo, donne [ha dichiarato di essere padre di 15 figli avuti da altrettante donne] e gioco [si dice si sia trasferito a Las Vegas nel 1975 per avere il tavolo verde a portata di mano]. Anche il suono della sua Lucille non ha conosciuto mezze misure... A proposito del suo intervento nel brano "When Love Comes To Town" degli U2, Bono dirà:
ci avevo messo tutto me stesso in quell’urlo iniziale. Poi arrivò BB King, aprì la bocca e, all’improvviso, mi sentii una ragazzina, una voce bianca. Così provammo ad assorbirne l’energia, ma più tentavamo e meno eravamo convincenti...

UNA VITA... IN PUNTA DI BLUES


Nasce Riley B. King a Itta Bena (Mississippi) il 16 settembre 1925. I genitori divorziano quando ha 5 anni e la madre muore quando ne ha 9. Lo cresce la nonna materna come può, ma non è la stessa cosa. Lascia la scuola alle medie e prende a guadagnarsi da vivere raccogliendo cotone per un penny al chilo e cantando brani gospel all’angolo delle strade.

Nel frattempo studia musica sotto la guida del cugino Bukka White. A 17 anni si sposa: “avevo bisogno d’amore: nessuno sino ad allora mi aveva amato veramente...” Il primo di due matrimoni terminati...

Nel 1948 si trasferisce a Memphis, dove lavora come guidatore di trattori; un giorno riesce a procurarsi un’audizione per lo show radiofonico di Sonny Boy Williamson: supera l’esame si assicura un programma tutto suo, 6 sere a settimana, 12 dollari a notte. A Memphis incontra artisti come Louis Jordan e T-Bone Walker e, proprio grazie a quest’ultimo, BB ascolta per la prima volta una chitarra elettrica: “T-Bone è stato per me un suono che veniva direttamente dal paradiso...”

Il suo primo successo - 3 O’Clock Blues - è del 1951, seguito da dozzine di altri nelle decadi successive, a cominciare da You Upset Me Baby (1954) e Sweet Sixteen (1960).

Una fredda notte d’inverno del 1949 BB King, allora poco più che ventenne, si sta esibendo in un locale di Twist (Arkansas), quando scoppia una rissa. Accade che il bidone di kerosene messo al centro della pista da ballo e acceso per riscaldare l’ambiente (unica fonte di calore) viene urtato.

Immediatamente il liquido si sparge sul pavimento prendendo fuoco. In un attimo le fiamme avvolgono tutto, scatenando un fuggi-fuggi generale.
Riuscii a guadagnare l’uscita, accorgendomi però di aver dimenticato la chitarra. Così corsi dentro, rischiando parecchio, perché l’edificio era fatto di legno: mi ero bruciacchiato un po’ ma ero riuscito a salvarla...
Il giorno dopo verrà a sapere che i due uomini che avevano scatenato la rissa erano morti nell’incendio e che questa era scoppiata a causa di una ragazza che lavorava nel locale il cui nome era Lucille.

A dispetto dei suoi due matrimoni, King affermerà sempre che Lucille (il nome dato a quella sua chitarra e a tutte le altre che la seguiranno) era il suo unico e vero amore. “Quando suono, è come se la chitarra mi parlasse” – dirà più di una volta – “la sento sussurrare, gridare, ridere e piangere...”

GLI ANNI ‘60 & ‘70


Gli anni Sessanta e Settanta sono i più prolifici e remunerativi per BB. Il successo delle band inglesi influenzate (anche) pesantemente dal blues d’oltreoceano, non fa che accrescere l’appeal di King, che inizia ad esibirsi per il pubblico di bianchi di chiara estrazione rock, affiancando personaggi del calibro dei Rolling Stones ed Eric Clapton.

Una rivista specializzata lo inserisce nell’elenco dei 100 Migliori Chitarristi, proprio mentre il suo sound inizia a cambiare. Il turning-point è l’album Live At The Regal (1965) in cui il suono della sua chitarra acquista una precisa personalità: quel tone corposo e rotondo, destinato a segnare il corso del tempo. Sino a oggi. “Quel sound particolare è solamente BB King! ” – dichiarerà semplicemente Billy Gibbons (ZZ Top).

Alla fine degli anni Sessanta BB si stabilisce a New York iniziando a lavorare col manager Sid Seidenberg che lo aiuterà a tenere a freno la passione per il gioco aprendogli le porte di arene e festival. L’album Paying The Cost To Be The Boss (1969) è un successo grazie anche a brani come Why I Sing The Blues e, soprattutto, The Thrill Is Gone (inciso originariamente nel 1951 da Roy Hawkins), che frutterà un Grammy.

Il blues di BB King mescola sempre humor e profonde radici soul. “Si è creato un mito attorno alla figura del cantante di blues” – dichiarerà BB – “un mito con cui sono cresciuto e che ho fatto mio. Sono pazzo delle donne. Se non ci fossero, non mi troverei su questo pianeta! Donne, amici e musica: senza di loro non esisterei... ”

Nei Settanta BB consolida il suo successo registrando alcuni album con Bobby Bland, amico di vecchia data (Together For The First Time…Live, 1974; Together Again… Live (1976) e co-firmando con Stevie Wonder il brano To Know You Is To Love You (1973).

GLI ANNI ‘80 & ‘90


Nel 1980 è ammesso nella Blues Hall Of Fame. Nel 1987 nella Rock & Roll Hall Of Fame. Nel 2014 nella Rhythm & Blues Music Hall Of Fame. Quanti possono dire altrettanto?

Dagli anni Ottanta alla sua morte, BB manterrà un alto profilo prendendo parte a numerosi show televisivi e arrivando a salire sul palco anche 300 volte in un anno!

Nel 1988 raggiunge una nuova generazione di fan con il singolo When Love Comes To Town – collaborazione con gli U2 finita sull’album della band irlandese titolato Ruttle And Hum.
Ricorderà Bono:
mentre stavamo per registrare, gli mostrammo la partitura... ci fermò e disse ‘signori, io non suono gli accordi. Io suono così [mostrando il suo playing sul manico della chitarra]. Restammo senza parole. Come disse Keith Richards, BB è unico!
I puristi del blues, in realtà, non hanno apprezzato BB quanto coloro che ne sono stati influenzati: Eric Clapton e Buddy Guy, giusto per fare nomi...
Ho cercato di suonare la pedal steel guitar e mi piace anche chi utilizza il bottleneck. Ma non fanno per me. Ho sempre fatto solo ciò che mi piace e mi riesce bene. Ogni volta che imbraccio la mia Lucille e muovo le mani lungo la tastiera... scocca la scintilla, il mio sound. Nulla di complicato...
BB non ha mai parlato (troppo) volentieri del suo modo di suonare, preferendo altri argomenti. Ebbe a ricordare Buddy Guy: “voleva sempre parlare di donne. Meglio se giovani e carine. Così mi lamentai, dicendogli ‘lascia perdere, voglio sapere cosa hai suonato in questo punto!’ Ma lui, impassibile, tirò dritto per la sua strada...”

Nel 1991 inaugura il BB King Blues Club di Memphis, al quale ne seguiranno altri in tutti gli States. Nel dicembre del 1997 BB si esibisce in Vaticano in occasione del Quinto Concerto di Natale al cospetto del Papa Giovanni Paolo II.

FILM, CROSSROAD & LA CASA BIANCA


BB prende parte al film Blues Brothers 2000, interpretando il leader del gruppo Louisiana Gator Boys, al fianco di Eric Clapton, Dr. John, Koko Taylor e Bo Diddley.

A proposito di Clapton: nel 2000 esce il suo Riding With The King, che raggiunge le vette delle Blues Chart guadagnandosi il doppio platino. L’ennesima consacrazione.

Nel 2006 BB intraprende il primo di tanti farewell-tour, supportato in alcune date dal chitarrista irlandese Gary Moore e, nell’ottobre dello stesso anno, registra (presso il suo Blues Club di Nashville) l’album (e dvd) BB King: Live. Nel 2007 è ospite del secondo Crossroads Guitar Festival di Eric Clapton, e l’anno successivo si esibisce al Bonnaroo Music & Arts Festival di Manchetser (Tennessee).

Nel 2011 BB riceve gli scroscianti applausi del pubblico del Glastombury Music Festival e della Royal Albert Hall, dove registra il concerto poi pubblicato su dvd.

Infine, il 21 febbraio 2012 è tra gli artisti che si esibiscono alla Casa Bianca in occasione dell’annuale appuntamento White House: Red, White & Blues, intonando con Barack Obama una gustosissima versione di Sweet Home Chicago.

Si stima che BB King abbia dato nella sua vita oltre 15500 concerti: in pratica, 70 anni on the road! (Con punte di 300 show l’anno, ridotti poi a 100).
Raccontò una volta Keith Richards: “parlando, gli dissi che dal 1963 al 1966 gli Stones si erano ritagliati due sole settimane di riposo. BB mi guardò, sorrise e disse... io l‘ho fatto per un paio di decenni!”

MISSISSIPPI


Il 27 maggio 2015 il corpo di BB King è stato traslato da Las Vegas a Memphis. Qui la processione, con davanti una band di ottoni che intonava When The Saint Go Marchin’ In, ha percorso la famosa Beale St. A diffondere le ultime note della sua Lucille, è toccato a Rodd Blant, figlio del grande amico e blues singer Bobby Blue Bland. Poi, il carro funebre ha imboccato la Route 61: direzione Indianola... Mississippi.

EQUIPMENT


Eric Clapton ha imbracciato Blackie e Brownie. Willie Nelson Trigger, mentre Keith Richards Micawber. Ma – prima di loro – BB King ha avuto Lucille.

Per oltre mezzo secolo il bluesman di Indianola e Lucille sono stati virtualmente inseparabili: poche relazioni (forse nessuna) tra un artista e la sua chitarra è stata così duratura e prolifica.
Nel corso del tempo ci sono state parecchie Lucille. Oggi viene identificata con una Gibson ES355 con l’hardware dorato, ma in origine era molto diversa. Quella, ad esempio, che BB King salvò dalla furia delle fiamme era una Gibson archtop L-30, mentre era una ulteriore ES335 (ES sta per Electric Spanish) quella che possiamo ascoltare sul leggendario Live At The Regal (1965).

In tutti i casi, la ES 355 rimarrà la favorita i BB King sino all’inizio degli anni Ottanta, quando dalla collaborazione con Gibson, nascerà la signature nota come Gibson Lucille: una 355 a cui sono state apportate alcune modifiche di carattere estetico (vedi la paletta personalizzata) e funzionale (vengono rimosse le buche a effe sul top).

Nel corso degli anni, tale versione viene ulteriormente modificata e prodotta in Limited Edition: come la King Of The Blues ed una possente Super Lucille. Nel 2005 Gibson realizzerà una versione speciale per gli 80 anni di King che egli prenderà ad adottare live come “prima chitarra”. (Fino all’estate del 2009, quando viene rubata a King...)

Fortuna vuole che pochi mesi dopo Eric Dahl, (noto commerciante di strumenti musicali e grande fan del Re) riesca a recuperarla in un negozio di pegni di Las Vegas. “Era tutta appiccicosa e con le corde malridotte. Quando la girai, vidi che sul retro della paletta c’era la scritta Prototype-1: pensai che si trattasse di una versione realizzata ed approvata dal Re...”

Incuriosito, contatta la Gibson e viene a sapere che non si tratta soltanto di una delle Lucille approvate dal King, ma della Lucille che egli stava utilizzando in tour. Venutolo a sapere, il bluesman decide di incontrare Dahl facendogli dono di una nuova e fiammante Lucille, in cambio di quella versione 80th Birthday. Tutto è bene ciò che finisce bene.

Lucille a parte, BB King ha suonato con chitarre diverse all’inizio di carriera, tra cui la Fender Telecaster utilizzata per gran parte delle registrazioni per la RPM Records (Usa). Riguardo agli amplificatori, ha utilizzato per molto tempo un combo Lab Series L5 (2x12”), costruito negli anni ‘70 e ‘80 dalla Norlin Industries per Gibson. (Tra gli artisti affezionati a questa serie di amp vi sono Allan Holdsworth e Ty Tabor dei King’s X).

Successivamente, BB King ha utilizzato alcuni Fender Twin Reverb.
Riguardo alle corde, ha utilizzato Gibson SEG-BBS – BB King Signature (010-013-017-032-045-054). Plettri D’Andrea 351 MD SHL-CX (Medium 0.71mm).

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