Zucchero Oro incenso e... birra! GuitarClub Ottobre 1989

Daniela 01 ott 1989
Emiliano, 34 anni e una grande passione per la musica, nera soprattutto, Adelmo Fornaciari in arte Zucchero inizia la sua grande avventura ancora giovanissimo in un complesso dal nome Nuove Luci. Segue Sugar & Daniel e, pochi mesi dopo, Sugar & The Candles con un repertorio che spazia già dal soul al R&B di Otis Redding e Al Green. Amore per un certo tipo di musica che si accentua, trasformandosi presto in vera passione, nel Taxi, ultimo tentativo di Zucchero di formare un gruppo suo: d'ora in avanti seguirà il sentiero solista.

Nel 1981 vince Castrocaro e nei due anni successivi partecipa al Festival di S. Remo scrivendo brani anche per altri tra cui "Lisa" cantata da Stefano Sani e "Volevo Dirti" affidata a Donatella Milani. Nel 1983 debutta anche in prima persona con "Un pò di Zucchero": un lavoro che già mette in mostra alcune sue peculiarità stilistiche, sebbene verrà in futuro misconosciuto e ignorato dall'autore.

Dissapori e incomprensioni con il mondo discografico caratterizzano i due anni successivi al punto che decide di emigrare in California dove stringe amicizia con Randy Jackson e altri quotati session man. Nasce così "Zucchero ...
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Zucchero
Oro, incenso e... birra!
& the Randy Jackson Band", prova forse non maiuscola ma più che dignitosa che gli permette di guardare al futuro con giustificato ottimismo. Tocca infatti a "Rispetto", primo verso disco di Zucchero in versione 'black and soul', imporre il suo stile personale, la sua grinta e la sua musica in un mercato abituato a prodotti decisamente inferiori per creatività e talento.
Le porte delle classifiche cominciano ad aprirsi, anche sulla scia del successo sanremese "Canzone Triste". L'apprendistato è ormai finito e nel 1987 è la volta di "Blue's".

Un boom senza precedenti, un successo dalle dimensioni enormi: oltre un milione e mezzo di copie vendute e il plauso incondizionato dei media, critica in testa. Persino il mitico Miles Davis si accorge di lui, Joe Cocker lo elogia a viso aperto e pure una vecchia volpe come Salomon Burke lo definisce "a little genius". E' fatta finalmente!

La tournèe che segue registra una serie di sold out e di accoglienze entusiastiche finora riservate ai grandi act stranieri e la sua appendice europea non fa che confermare la statura dell'artista. "Anche in Paesi, come la Danimarca, dove non potevano conoscermi i posti disponibili venivano esauriti puntualmente sulla fiducia. Ma non è mai successo che alla fine qualcuno sia rimasto insoddisfatto", mi dice con orgoglio Zucchero.

E' iniziata da poco la lunga tournèe che segue l'uscita del nuovo "Oro Incenso & Birra" e già si profila una vera apoteosi per questo emiliano tutto grinta e dal grande cuore nero. Già, il seguito di "Blue's". Una prova del nove difficile e pericolosa. Bissare un tale boom discografico non è facile, ma "Oro Incenso & Birra" ha tutte le carte in regola per riuscirvi: a cominciare dalle 700.000 copie già vendute ancor prima che il disco appaia materialmente nei negozi. Già questo un record. Tutte le carte in possesso di Zucchero sono vincenti: dalla musica agli autori, dagli ospiti illustri alla band che lo accompagna. Ci sono il chitarrista Corrado Rustici, il bassista Polo Jones, il tastierista David Sancious e la vocalist Lisa Hunt immancabile quanto indispensabile al Zucchero sound. Per non dire degli "interventi esterni" firmati Eric Clapton, James Taylor, Rufus Thomas, Clarance Clemons e del nostro Francesco De Gregori: ciliegine su una torta già appetibile.

Musicalmente variegato, l'album riprende laddove "Blue's" finiva per spingersi lontano sui sentieri del blues, del soul e della ballad con una differenza sostanziale, quella cioè di essere più compatto e 'tosto' del precedente: beat incalzante e arrangiamenti duri e secchi, il tutto condito da cori gospel semplicemente stupendi e improvvisazioni di alta classe musicale.
Ma lasciamo che a parlarcene sia lo stesso Zucchero, l'unico a conoscere gli angoli compositivi e le pieghe sonore di questo "Oro Incenso & Birra".

La prima impressione che si ha ascoltando l'album, è di trovarsi di fronte ad un lavoro studiato ma allo stesso tempo spontaneo, delicato ma ugualmente rockeggiante-blueseggiante come da tempo non capitava e frutto di lunghe ore trascorse in sala d'incisione. Apparentemente semplice nelle costruzioni sonore ma, in realtà, certosinamente assemblato.
Verissimo. Ho sempre creduto nella spontaneità della musica, elemento base soprattutto in quella nera, eppure, allo stesso tempo, ho sempre ricercato qualche perfezione formale. Con "Oro Incenso & Birra" credo di essere riuscito a spostare l'immediatezza e la semplicità di un certo tipo di musica con le risorse e gli aiuti della moderna tecnologia. Corrado (Rustici) è un vero mago in questo ed è soprattutto grazie a lui se il disco si arricchisce di determinate sonorità. Accennavi al fatto che alcuni brani, ad esempio "Overdose (d'amore)", "Nice che Dice" e alcuni altri passaggi, presentano una faccia "dura" con chitarre a sezione ritmica in evidenza: è esattamente ciò che volevo. Ho evitato brani ibridi, senza connotati musicali precisi: qui se c'è del ritmo è un beat battente, cattivo. Sempre con venature nere ma con le palle, con soli secchi e grintosi.

In "Madre Dolcissima", per citarne una, Corrado si esibisce in un solo stile Clapton degli anni d'oro dei Cream. Che chitarra ha usato?
Volevo ricreare l'atmosfera di quegli anni, con tanto di pedali wah wah e note tirate. Corrado si è sbizzarrito, come potrai sentire, e il risultato è stato ottimo. Credo abbia usato una Fender Strato, solitamente usa quella. Alla fine risentendolo, era molto soddisfatto di sé (ride di gusto).

Hai scomodato Slowhand, come lo hai convinto ad inserire un suo solo in "Wonderful World"?
Bisogna risalire a circa due anni fa, quando Eric era venuto a Milano a trovare Lory (Del Santo). Abbiamo trascorso una serata insieme e gli ho fatto ascoltare alcune cose mie.
Non si è sbilanciato molto, non lo fa mai, ma mi ha lasciato intendere che, forse, avremmo potuto collaborare. Sono trascorsi alcuni mesi e al momento di recarmi agli Ardent Studios a Memphis per gli ultimi ritocchi del disco vengo a sapere che Eric si trova a New York intento a registrare alcune cose per il suo nuovo album. Logico perciò che sulla via del ritorno mi fermi nella Big Apple, ai Power Station, e vada a trovarlo. Sono rimasto quattro giorni, durante i quali ho aspettato che Eric, soddisfatto del provino di "Wonderful World", incidesse alcuni solo tra i quali avrei dovuto scegliere quello più adatto. Lavorare con gente come lui, seri professionisti e persone squisite, è un piacere. Pensa che alla fine, al momento di pagare la sua prestazione, mi ha pregato di devolvere il cachet in beneficenza. Ho potuto ascoltare qualche passaggio del suo album e devo dire che mi è piaciuto un sacco. Vi collabora anche Robert Cray, credo in due pezzi.

Giusto lui. Non dovevate registrare qualcosa insieme?
Sì, lo abbiamo fatto a Pistoia, una specie di jam. Ma devo ancora riascoltarla, non ti so dire come è venuta. Posso invece raccontarti come, in America, ho inciso qualche brano con Steve Ray Vaughan. E' un chitarrista eccezionale e molto vicino ai miei gusti: abbiamo parlato pochi minuti, poi ha imbracciato la chitarra ed ha iniziato a suonare un blues lento, ammaliante, magnifico. Oggi come oggi ha pochi rivali, il suo nuovo disco è una bomba.

A che punto è il tuo famoso album di "collaborazioni d'autore"?
Sono stato costretto ad accantonarlo momentaneamente perché "Oro Incenso & Birra" ha ultimamente assorbito tutte le mie energie. Tra una cosa e l'altra, promozione più tour italiano ed europeo, mi terrà impegnato sino alla fine dell'anno. Per il momento, tutto va a gonfie vele; ogni concerto è un successo di pubblico e di critica ed il materiale sembra funzionare a meraviglia. Peccato non poter contare su apparizioni estemporanee di gente come Francesco e James Taylor. Chissà, forse nelle ultime date.

Se la collaborazione con James Taylor si è svolta su un piano strumentale, quella con De Gregori vi ha visti uniti da un punto di vista diverso.
Anche qui, come capita spesso, tutto o quasi è dovuto al caso. Stavo entrando negli studi Umbi di Modena quando m'imbatto in Francesco; ha appena terminato di registrare "Mira Mare" e sta tornando a Roma. Ci fermiamo a parlare e gli confido il desiderio di scrivere un brano dedicato a mia nonna Diamante ma, aggiungo, il coinvolgimento in prima persona andrebbe a discapito dell'obbiettività e si correrebbe il rischio di andare nel ripetitivo e nello sdolcinato. Gli racconto alcune immagini di quegli anni lontani e l'amore che mi ha sempre legato a lei, l'unica in grado di capirmi in maniera totale e di darmi sicurezza. Francesco annuisce e dopo alcuni giorni mi spedisce un testo. Lo leggo e, salvo alcune modifiche peraltro non sostanziali, è perfetto. Così è nata Diamante.

Anche riguardo James Taylor, è stato il caso a detereminare il vostro incontro.
Ad essere sincero, avevo già ascoltato qualcosa di suo ma non mi aveva convinto del tutto. Sarà il nome (lo stesso di un grande di qualche anno fa), sarà il tipo di musica abbastanza diverso, fatto sta che il mio interessamento era dovuto pricipalmente al fatto che siamo compagni di scuderia (la Poly-Gram). Poi, una sera mi capita di vedere alla televisione un suo show e, d'un tratto, mi rendo conto che fa della grande musica. Proprio quella che cercavo per alcuni brani di "Oro Incenso & Birra". Tramite la mia etichetta lo contatto e lui parte da Londra per aggiungere il tocco soave del suo Hammond in canzoni come "Nice che Dice" e "Il Mare Impetuoso al Tramonto o...". Il suo nuovo disco "Get Organised" è veramente bello, uno dei migliori di questa estate 1989.

Ho visto che anche tu, ogni tanto, imbracci la chitarra. Ti diletti a suonarla?
C'è chi lo fa meglio di me, credimi. Mi piace averla tra le braccia e a volte la strimpello, ma si tratta di puro divertissement. Sebbene quando compongo, mi divida tra tastiere e sei corde. Le musiche dell'album sono state realizzate in circa sei mesi mentre i testi mi sono venuti di getto, nell'arco di poche settimane. Tutto sommato, è meglio così; vuol dire che tutto è nato all'insegna della spontaneità e della continuità.

Quale tipo di musica ascolti solitamente?
Parto dal precupposto che la musica si divide in "buona" e "cattiva": quella che riesce a trasmettermi certe vibrazioni e l'altra che ti lascia del tutto indifferente. Da qui, non è facile dire che tipo di musica, che genere ascolto; mi piacciono gli ultimi U2, quelli di "Ruttle & Hum", e i Simple Minds di "Street Fighting Years" ma si tratta di episodi abbastanza isolati perché di solito accendo la radio e cambio canale sino a che non trovo la frequenza giusta. Naturalmente, entro i limiti del buon blues e del gospel.

Aretha Franklyn, Al Green e Rufus Thomas. Tre nomi importanti, tre personaggi da leggenda.
Con Aretha ho un conto in sospeso, nel senso che prima o poi riuscirò a convincerla a suonare con me. Con Al Green ho un sogno in sospeso, dal momento che il mio desiderio più grande è di duettare con lui in un blues di quelli d'annata. Con Rufus, invece, divido una profonda amicizia; nata appunto grazie a "Oro Incenso & Birra", quando a Memphis lui mi scarrozzava sulla sua macchinona americana raccontandomi storie fantastiche e canticchiando vecchi classici. Sua è la voce che apre "Overdose (d'amore)" ed è sempre lui a dare una nota di freschezza e di buonumore nel relativo video. Un grandissimo uomo, un immenso artista.
Credo proprio di essere un bianco con l'animo nero.

So che da questa tournée verrà tratto un album dal vivo. Ti senti pronto?
La band è affiatata e bravissima, io mi sento in perfetta forma e la scaletta è la migliore messa insieme sino ad oggi. Questo è il momento giusto per un live-album. Come sarà? Duro, molto chitarristico e bluesy: a mia immagine e somiglianza, il coronamento di anni di duro lavoro.

di Fausto Forti

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