WHO I AM PETE TOWNSHEND

Paolo Battigelli 02 feb 2015
Iniziai a strofinare con forza la Rickenbacker lungo l’asta del microfono, poi ruotai lo speciale potenziometro che avevo fissato, generando una serie di suoni distorti che colpirono come proiettili impazziti il pubblico. Infine, la lanciai violentemente in aria avvertendo una terribile vibrazione mentre il suono si trasformava da potente ruggito in un ringhio, una sorta di pauroso rantolo. Guardai in alto e vidi la chitarra spezzata in due, dopo aver creato un enorme buco sul basso soffitto del locale. Fu in quella frazione di secondo che presi la mia decisione: continuai a scaraventarla verso il soffitto ancora e ancora, come posseduto. Quello che era nato come incidente si trasformò in una specie di rito sacrificale. Presi ciò che rimaneva tra le mani e lo mostrai trionfante al pubblico, poi gettai tutto sul pavimento. Non l’avevo frantumata, l’avevo scolpita per loro. Subito dopo afferrai un’altra Rickenbacker a 12 corde continuando lo show come se nulla fosse... - Pete Townshend, dall’autobiografia Who I Am

L’episodio della frantumazione sul palco della sua chitarra, da molti sarà considerato tra i dieci destinati a cambiare per sempre il rock’n’ roll; così come il mulinare di Pete Townshend rimarrà il segno distintivo del ...
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THE WHO
PETE TOWNSHEND

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