EKO torna a casa: la produzione ricomincia ad essere italiana

Francesco Sicheri 27 gen 2017
Se siete giovani, chiedendo ad uno zio, ad un vostro parente o ad un amico più grande, finirete presto per scoprire che molti in ambito musicale hanno iniziato la propria carriera (professionale e non) imbracciando una EKO. La Ranger in particolare è stata una delle chitarre su cui moltissimi hanno costruito i propri sogni musicali, ed EKO è entrata di diritto nei grandi nomi della storia della chitarra, attraversando però anche diverse fasi altalenanti nel corso della sua vita.

Fondata da Oliviero Pigini, personaggio spesso sottovalutato nel momento di elencare i grandissimi, eppure fondamentale ed incredibilmente influente nella storia della produzione degli strumenti musicali italiana ed europea, EKO, che aveva fatto la gloria delle chitarre costruite in Italia, ha visto la propria produzione spostarsi verso l'Est (prevalentemente in Cina) dopo il 1967, anno della morte di Pigini.

Sembra però che le sorti dello storico brand nostrano siano in procinto di cambiare in maniera radicale, in quanto il nuovo anno porta con sé importanti notizie riguardanti la produzione di strumenti marchiati EKO: Stelvio Lorenzetti, AD di Eko Music Group ha annunciato che EKO tornerà finalmente a produrre chitarre in Italia! Notizia di un certo spessore, non soltanto per amor di patria, ...
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ma soprattutto perché EKO in Italia ha riallestito uno stabilimento di assemblaggio per strumenti di alta fascia, puntando quindi al massimo livello qualitativo per tutto ciò che concerne la produzione made in Italy.

La prima cosa che abbiamo fatto - ha detto Stelvio Lorenzetti - è stata quella di chiamare a lavorare per noi il liutaio Roberto Fontanot, un grande nel suo campo, che si è trasferito a Recanati da Verona. Stiamo lavorando con lui da tempo, e penso che, una volta arrivati a regime, assumeremo tra interni ed esterni una decina di persone. Porteremo qui le produzioni più alte, di maggiore livello. È un nostro impegno, che ha anche valenza normale, riportare in Italia la produzione di chitarre.

Lorenzetti ha rilasciato un'intervista esaustiva apparsa fra le pagine de Il Resto del Carlino, articolo in cui emergono chiari i punti di forza di quella che sarà la nuova produzione italiana di EKO, che con questa mossa non punta ad un ritorno di fiamma momentaneo ma ad una ben più strutturata ricostruzione di un'eredità che nei nuovi strumenti vuole trovare continuità negli intenti e nella qualità.

Da il Resto del Carlino citiamo integralmente:Lorenzetti come nasce questa svolta radicale?
"Stiamo ricreando all' interno dello stabilimento di Montelupone un' area di produzione per chitarre di alto valore aggiunto. Stiamo già realizzando i primi modelli che porteremo alla grande fiere di Francoforte, in Primavera. Le prime mille, perchè vogliamo arrivare a produrne in Italia centomila all' anno".

Perchè solo oggi?
"Perchè quando siamo ripartiti con la fabbrica, rimettendo in moto l' attività, si era disperso, con la morte del fondatore Oliviero Pigini, sia il patrimonio tecnico che quello manuale. Non c' erano più i macchinari e non c' erano più gli uomini. A quel punto la scelta è stata obbligata: produrre all' estero, soprattutto in Cina, dove noi comunque abbiamo uomini che controllano la qualità e dove, questo va detto, le capacità tecniche sono elevatissime"

Vale la pena, visti i costi della manodopera?
"Porteremo qui le produzioni più alte, di maggiore livello. E' un nostro impegno, che ha anche valenza normale, riportare in Italia la produzione di chitarre".

Dove passa oggi il mercato degli strumenti musicali?
"Mentre le parlo sono a Los Angeles per la fiera del settore più importante del mondo. Poi ad aprile abbiamo Francoforte e quindi concludiamo l' anno a Shangai".

Cosa è oggi la Eko?
"Una grande azienda che ha chiuso il 2016 con 40 milioni di fatturato e a fine 2017 vogliamo arrivare a 50 milioni di euro. Siamo un' azienda che fa ricerca, che studia i prodotti, che cura il design e che fa realizzare i prodotti all' estero"..

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