Firenze Rocks 2018 Live Report

Nicola Vitale 19 lug 2018
Firenze Rocks 2018 è stato l’emblematico esempio di come il capoluogo toscano abbia voluto ergersi a capitale del rock in Italia.
I quattro giorni di musica sono stati irripetibili occasioni di assistere agli show di alcune delle più celebrate leggende del rock degli ultimi quarant’anni, oltre che ad alcuni dei più bei concerti italiani degli ultimi tempi. Quattro giorni che hanno visto salire sul palco headliner spettacolari (in questo ordine): Foo Fighters, Guns N’ Roses, Iron Maiden e Ozzy Osbourne.

LIVE REPORT – Firenze, 15-16-17 giugno 2018
Il secondo giorno (purtroppo non abbiamo partecipato al primo) vede i Guns N’ Roses salire sul palco dopo l’ottima performance dei Volbeat, con un Michael Polsen in gran forma e un energico Rob Caggiano alla chitarra a dare sostegno al suo vocione pieno e pulito. Ma è soltanto quando Axl, Slash e Duff appiono all’orizzonte, che l’Arena del Visarno esplode di gioia.
Con una performance nettamente superiore in quanto ad esecuzione, spettacolarità e condizione fisica dei musicisti rispetto alla data di Imola dell’anno scorso, la band di Los Angeles regala tre ore e un quarto di concerto senza sosta. Impossibile sbagliare con classici come “November Rain”, “Nightrain”, “Sweet Child O’ Mine” e con ...
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Slash che tiene il palco come una vera leggenda della chitarra, lasciando il pubblico entusiasta e febbricitante.

Il sabato tocca agli Iron Maiden, autori di uno dei loro migliori show italiani degli ultimi trent’anni. La serata, cominciata con un’entusiasmante esibizione degli Helloween con lo storico cantante Mikael Kiske accanto a Andi Deris in formazione, è il perfetto preambolo allo spettacolo organizzato da Dickinson & Co. Quando gli inglesi invadono il palco, è chiaro a tutti di trovarsi dinanzi alla migliore live band heavy metal del mondo, e che i Maiden sembrino ringiovaniti rispetto alle ultime calate italiche; a ciò si aggiunge l’entusiasmo per una scaletta composta da soli classici. Scenografie spettacolari (con tanto di aeroplano che cala dall’alto sulle note di “Aces High” ed un Eddie gigante che sfida lo spadaccino Dickinson a duello) fanno da sfondo ad uno show che regala momenti inattesi, come brani registrati con Blaze Bayley alla voce, “The Sign of the Cross” e “The Clansman”, fra i momenti più esaltanti della serata.

Sotto il sole cocente della domenica pomeriggio, i Judas Priest calcano il palco. Nonostante i Metal Gods siano orfani di entrambi i chitarristi storici, un grande Richie Faulkner dà il meglio di sé, ma Rob Halford appare affaticato e non in grado di reggere al meglio delle sue potenzialità l’ora a disposizione della band, prima dell’arrivo degli Avenged Sevenfold, l’amata/odiata band heavy metal di Orange County (California).
Una tenacia da campioni e un già folto pubblico a supportarli, sono le basi per un concerto impeccabile, dove grinta, spettacolo e perizia tecnica sono elementi portati a livelli estremi. Brani come “Nightmare” e “Hail to the King” sono ormai dei nuovi classici, e mentre Synyster Gates dà lezioni di tecnica e stile, Matthew Shadows aizza il pubblico nel pit, composto per una buona metà da suoi ammiratori.

Quando Ozzy sale sul palco viene accolto da un boato: “Bark At The Moon” apre le danze, seguito da “Mr Crowley”, “I Don't Know”, “Fairies Wear Boots” “No More Tears” e “War Pigs”. L’esibizione è a dir poco stellare: Ozzy è in forma splendente, ma il vero istrione è Zakk Wylde: corre da un lato all’altro del palco, e dopo un breve medley di brani (“Miracle Man”, “Perry Mason” e “Desire”) parte un assolo da antologia, che unisce i presenti in una ovazione collettiva. Spetta a “Crazy Train” fare da colonna sonora ai titoli di coda di un festival strepitoso, con Ozzy che saluta il pubblico da vincitore!


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