Vivian Campbell Whitesnake guitarist GuitarClub Maggio 1989

Fiorella Terenzi 01 mag 1989
Whitesnake: David Coverdale (voice), Rudy Sarzo (bass), Adrian Vandenberg (guitar), Vivian Campbell (guitar), Aynsley Dunbar (drum).

Forse non era il caso di ricordarvi i nomi, ma la chiarezza non nuoce mai, specialmente quando si viene a creare un pò di confusione attorno ai membri della band attuale.

Il rock di Whitesnake è riconoscibile a distanza: i riff, i motivi, le parole d'amore sono tipicamente Coverdalilane (dal nome del leader del gruppo), persino gli assoli hanno un sapore che richiamano certe esperienze sonore legate al passato di questo cantante rock.

Quanti sono i libri scritti su Coverdale, quanti sono gli articoli e le interviste rilasciate da Whitesnake! Ma per loro il tempo ha perso significato: le loro hit risplendono come sempre, i loro album registrano buone vendite, i loro video riscuotono ampi consensi. Da allora nulla è cambiato: il successo, il denaro, il potere rimangono elementi costanti ed imperturbabili della loro carriera musicale. Solo una cosa rimane poco chiara: come e perché gli strumentisti di questa band sono in continua rotazione?

Ma poco importa alle migliaia di fans che sono radunati qui allo Sports Arena di San Diego.
Sono tantissimi e tutti in trepida attesa. A loro non importa dei pettegolezzi che roteano ...
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info intervista

Whitesnake
Vivian Campbell
intorno a Withesnake, forse sono solo curiosi di sapere chi è l'ultima fiamma di Coverdale, ma poi il mistero è ben presto svelato.

Eccoli arrivare! La loro tenuta è rigorosamente standard: jeans, scarpe da tennis, maglietta e giubbotto colorato. David appare all'orizzonte abbracciato ad una stupenda ragazza, la stessa presente nei suoi video. Mi salutano, sanno che fra poco li aspetta l'intervista con Guitar Club.

L'ultima volta che ci siamo incontrati eri con Dio in tour in Germania, allora usavi una Les Paul; oggi con Whitesnake quale chitarra stai suonando?
Questo è un modello speciale che ho disegnato per la Kramer; è stata presentata a Los Angeles in occasione del Namm Show. Per il momento non conosco il suo costo ma le caratteristiche sono estremamente congeniali per i chitarristi: il corpo è in mogano, dispone di 24 tasti, paletta reverse, tremolo e pickup Floyd Rose. La chitarra è leggermente più piccola e più leggera del normale; anche il manico lo è: in questo modo diviene molto maneggevole.

Quali amplificatori hai scelto per questo tour?
Sto usando due amplificatori Randall che come sai vengono costruiti in California. Per gli effetti ho introdotto un full-rack system poiché è molto pratico e funzionale: in esso puoi trovare un Lexicon PCM70, un Lexicon PCM41, due Yamaha SPX90, un Roland SRP2000 reverb, un Form PQ3 Parametric Equalizer, due unità Rocktron e moltissimi altri che combino in infiniti modi: stereo, solo o multi. Le corde invece sono Labella, benché a mio avviso non credo siano estremamente importanti. Infatti quasi tutte le corde disponibili sul mercato provengono dalla stessa ditta: per questo credo siano pressoché uguali. Ciò che invece è importante è che esse mantengano l'accordatura, senza perdere tono e brillantezza sonora. La scalatura che prediligo è: 008, 009, 011, 022, 030, 038; come vedi se vuoi suonare dinamicamente devi cercare di stare leggero. Quando ero con Dio suonavo una Les Paul high-action con corde molto forti e pesanti, ma il risultato di ciò fu solo un rallentamento stilistico, perché il mio tocco sulla chitarra è molto palpabile e sebbene praticassi continuamente esercizi per rinforzare le dita, ciò che ottenni fu un troncamento della fluidità.

Devo dedurre quindi che pratichi molti esercizi.
Sì, cerco di farlo più spesso possibile. Quando sono in tournée è molto più facile fare esercizio, ma quando sono a casa, specialmente adesso che vivo a Los Angeles, il telefono continua a squillare, alcuni amici mi vengono a trovare, poi vi sono le photo-session, le interviste e altre distrazioni: in questo contesto riesco a praticare molto poco. In tournée invece quello che ci viene richiesto è suonare, quindi riesco molto meglio ad organizzarmi le ore di esercizio. Ti confesso che ancor prima di partire per il tour riesco ad organizzarmi le ore della giornata in modo che quotidianamente posso dedicarci almeno due ore. All'inizio della mia carriera l'esercizio che facevo era quello di suonare e suonare. Oggi mi accorgo invece che la direzione è un'altra: per migliorare, per spingere oltre i tuoi limiti non serve suonare ma praticare quasi religiosamente tutto quello che in un primo momento ti può sembrare noioso, arpeggi, accordi, scale moltissime scale ed in maniera estremamente lenta in modo che puoi controllare ogni passaggio. Solo in questo modo riesci ad ottenere un vero metodo. Inoltre mi sto accorgendo di quanto sia importante esercitarsi, e non suonare (il che è differente) ogni giorno per almeno un'ora. Perdere uno o due giorni di esercizio significa dover perdere poi il doppio del tempo per ritornare al punto in cui eri.

Ma in questo modo non ti sembra di prestare fin troppa attenzione alla tecnica, al metodo, e di perdere il feeling?
No, è molto bello avere un feeling incredibile e sentire assoli pazzeschi racchiusi solo nella tua mente! Come fai a comunicare ciò che senti, la tua drammaticità o la tua felicità se poi non sai suonare o non hai praticato a lungo? La tecnica va presa in giusta considerazione. In America al giorno d'oggi incontri persone dalla tecnica pazzescamente mostruosa: cose dell'altro mondo, ma quando chiedi loro di suonare due o tre note in stile "romantico" ecco che tutto diviene freddo e sterile. All'opposto poi vi sono chitarristi con grande feeling e metodo pressoché inesistente: Jimmy Page ha un grande feeling, una grande soul blues ma la sua tecnica è limitata!
Queste ultime persone mi feriscono più delle altre. Se hanno il feeling perché non tentare di dedicarsi con più cuore anche al miglioramento della loro abilità stilistica?! La via di mezzo è la soluzione migliore e la più equilibrata. A mio avviso più mi esercito, più migliora la mia tecnica, e più ancor gioisco nel suonare e nel comunicare i sentimenti. Se sei troppo occupato a pensare se questo assolo andrà bene, se verrà giusto, come fai a concentrarti su ciò che vuoi esprimere?

Hai detto che Jimmy Page ha una tecnica carente: dunque chi a tuo avviso può essere considerato valido?
Ti parlerò di quelle che sono state le mie influenze musicali, ma ciò non significa dare automaticamente per scontato la bravura dei musicisti che citerò. Mi piace Gary Moore, perché è molto aggressivo nell'attacco e molto energico nelle frasi musicali. Nel passato è stato un modello di riferimento, ma negli ultimi due o tre anni ho cercato di non ascoltarlo. Da quando vivo in America infatti mi sono accostato ai chitarristi di questa scuola della quale fa parte anche Van Halen, Randy Rhoads, George Lynch. Essi sono molto abili. Ascolto anche altri musicisti come Jeff Beck.

In che modo li ascolti? Cercando di ripetere i loro assoli?
No, da loro non imparo nessun assolo e nessuna tecnica, ma imparo ad apprezzare ciò che è buono. Non ho bisogno di copiare nessuno perché sono un chitarrista professionista. Apprezzando
ciò che è ben fatto eviti anche di rischiare di rifare ciò che è già stato fatto al meglio.

Come hai incontrato i Whitesnake?
Gli ultimi due anni li ho trascorsi elaborando un progetto chitarristico molto sperimentale chiamato "Trinity". Poi mi sono accorto che come Vivian Campbell ero stato fin troppo lontano da ciò che il pubblico si aspettava: suonare dal vivo. Poi David mi ha chiamato accennandomi che stava formando una band del tutto nuova con Tommy Ulrich, Adrian Vanderberg e questo è stato un fattore rivoluzionario: sperimentare nuove formazioni heavy!
Questa decisione è stata una fra le migliori dei miei dieci anni di carriera. Inizialmente durante le prime prove lo spirito che ci accomunava era quello del vediamo un pò cosa può venire fuori, poi con il passare del tempo ci siamo resi conto che interfacciavamo estremamente bene poiché professionalità attrae professionalità. E' stato tutto molto interessante, molto, molto più di ciò che è stato con Dio. Tutto quello che c'è attorno a Whitesnake è estremamente funzionale e professionale, persino il manager, l'aiuto manager e la segretaria! In questo gruppo non vi è nessun tipo di problema legato alla droga e all'ego-mania! Tutto è chiaro e funzionale.

Quale è la differenza tra fare carriera in una band come quella di Dio e farla con Whitesnake?
Musicalmente con Whitesnake ho molte più chances, è un gruppo più moderno, mi sento più in famiglia. Con Ronnie l'età si aggira intorno ai 40 e più, qui invece siamo attorno ai 25 e 30 anni. Dio ha fatto ottima musica legata agli anni '70 con i Black Sabbath, una musica legata al satanic metal, Jimmy Bain e Appice sono bravi, Ronnie bravissimo, ma suonare con Whitesnake significa stare a contatto con un'altra età, più contemporanea e più eccitante. I ragazzi di oggi non vogliono più avere a che fare con i canoni classici della droga e del bere. Oggi i giovani hanno capito che proprio perché si è giovani non si ha bisogno di alterazioni per dare il massimo. Whinesnake non sfruttano l'immagine; "sesso, droga, alcool e donne" perché noi non siamo così né sul palco né tantomeno nella vita. Siamo una band con una forte carica sensuale che non è da confondersi con l'immagine di sesso carnale legato allo stereotipo rock and roll. David è estremamente sensuale. Se Whitesnake hanno conquistato i primi posti in classifica è grazie alla qualità della musica che li caratterizza. Non ci avvaliamo di falsi bagliori e non ci riconosciamo nelle immagini di rock star. Tutti noi sappiamo quanto sia importante essere musicali e la musica ricopre per noi il primo posto. Non rincorriamo il successo, né i soldi, neppure le auto veloci o la droga perché la nostra gioia la troviamo solo e solamente nel suonare bene. Non siamo una band degli anni '70 ma apparteniamo ad una nuova generazione che sarà quella che ci porterà verso il futuro.

Come lavorate in studio di registrazione?
Velocemente e molto rapidamente. Questo non succedeva mai con Dio. A noi non piace passare mesi e mesi in studio, perché vogliamo essere spontanei anche nel registrare. Con Ronnie non mi è stato mai permesso di registrare un solo, ma ho sempre dovuto seguire una ritmica chitarristica ben precisa che dovevo sempre duplicare esttamente uguale per ottenere un buon effetto stereo. Se sei un chitarrista allora capisci che dover ripetere in modo uguale una base ritmica due o tre volte senza mai diversificare le parti, è una cosa terribile poiché alcune volte il tocco è più delicato, altre volte più corposo. Questo richiede una quantità di energia enorme, uno spreco indefinibile di tempo poiché questo lo puoi ottenere semplicemente usando due microfoni contemporaneamente suonando una sola volta un riff ritmico! Questo tipo di cose che si definiscono cliniche, le puoi fare se lavori nelle atmosfere di ambienti come quelli in cui opera Peter Gabriel dove ogni cosa viene definita e programmata, ma nel rock la spontaneità è l'elemento primario da non perdere mai di vista.

Che cosa hai imparato dall'esperienza con Dio?
La prima esperieza di registrazione che ho fatto è stata con l'album "Holy Driver": allora avevo 19 anni ed in studio, appena mi avevano dato l'ok per l'inizio della registrazione, ricordo che avevo attaccato a suonare velocissimamente; Ronnie subito mi fermò dicendomi "No, No!". Mi misi subito in atteggiamento difensivo e gli chiesi cosa intendeva dire. Poi capii che la direzione verso la quale dovevo lavorare era un'altra. Dopo un paio di mesi iniziai a capire che potevo anche esprimere delle melodie chitarristiche interessanti. Anche Ronnie lo capì e mi aiutò a scavare in quella direzione. Nel secondo album, in studio lavorai sull'assolo in maniera del tutto autonoma e da solo, senza tecnico e nessuno che potesse interrompermi durante la mia ispirazione. Quello fu l'inizio di qualcosa che andava maturando dentro di me: il desiderio d'espressione e di ricercare al di là di dove ero.
Il terzo album non andò molto bene forse perché con Ronnie non andavamo più d'accordo: non si possono maltrattare le persone con le quali si lavora. Con lui ho imparato ciò che non si deve fare e cosa viceversa si deve fare per rendere amabile e sereno l'ambiente in cui operi. Davvero, mi è servita questa esperienza. Con David tutto si può discutere, ma Ronnie vuole controllare ogni piccolo pezzo del suo impero. Dio deve controllare persino le segretarie del suo ufficio, i ragazzi che lavorano nel backstage, il manager, l'autista del bus, il batterista. Ronnie controlla persino gli ottavi o i quarti che stavi per suonare e che dovevano essere come voleva lui. Dio è sempre presente su ciò che fai. Produce personalmente i suoi album, insiste nello scrivere da solo i testi delle canzoni, non vuole mai nessuna voce nel background che non sia la sua, nessun coro che non sia cantato da lui. David è più flessibile, sa quello che fa: sa di essere un cantante, il resto appartiene all'ispirazione o all'interpretazione del musicista interessato. David davvero ama cantare: canta nel bagno, per strada, a tavola. Ronnie questo non lo fa mai: è sempre troppo occupato a pensare al business! Ronnie canta in studio e on stage: per questo è infelice. David invece canta sempre e ha fiducia nel suo manager, nella casa discografica, nei musicisti. David ci dà la cassetta con la melodia e ci chiede di fare appello alla nostra ispirazione, dice di fare ciò che ci sentiamo di suonare. Questo è bellissimo: nessun tipo di forzatura, ma solo musica!
Ognuno di noi è libero di lavorare sull'arrangiamento che preferisce, all'assolo che desidera, persino sui cori o sul backvocalist!
Lavorare con David significa ricevere rispetto, lui tiene in considerazione le nostre idee e le nostre opinioni: con Dio questo non è possibile. Avevo 19 anni, ero alla prima esperienza, ma non riuscivo a capire come poteva permettersi di trattare male Bain e Appice, musicisti importanti con tanti anni di esperienza in band importanti.

Vorresti avere una band tua?
Attualmente la mia band è questa. Forse nel futuro potrebbe anche accadere, ma oggi sono soddisfatto di questo gruppo. Oggi posso comporre e vorrei che questo gruppo rimanesse sempre assieme. David scrive molte ballad e i nostri stili compositivi si concretizzano e si fondono molto armonicamente, senza nessun tipo di rivalità: c'è solo la voglia di fare musica. Anche quando compongo posso usare liberamente la chitarra elettrica come desidero, non sono costretto a suonare la chitarra acustica che richiede delle dita più forti di quelle che invece ho. Componendo mi avvalgo anche di un piano perché con questo strumento di contrappunto diviene molto più chiaro.
Oggi mi posso permettere di suonare dolcemente e di avvicinarmi al suono del violino, naturalmente usando tecniche speciali con la mia chitarra elettrica.

di Fiorella Terenzi

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