Gibson L6-S GuitarClub Ottobre 1989: il liutaio

Daniela 01 ott 1989
E' noto a tutti come gli anni '70 siano stati tra gli anni più bui per i due maggiori costruttori americani di chitarre elettriche che, pensando di poter tranquillamente riposare sugli allori conquistati negli anni precedenti e contando sulla mancanza di concorrenti prestigiosi, continuavano a costruire i soliti modelli con materiali meno selezionati e scarso controllo di qualità.

E' inoltre indubbio che proprio questo fenomeno poco edificante abbia contribuito a dare impulso alla febbre vintage, posto che già all'inizio degli anni '70 i chitarristi più oculati ed esigenti andavano a caccia di Les Paul sunburst, SG, Les Paul e Stratosaster pre-CBS.

La Gibson, resasi conto che era comunque necessario sfornare qualcosa di nuovo anche per sopperire alla strisciante cattiva fama che le versioni nuove dei modelli vecchi andavano guadagnandosi, pensò bene di introdurre alcuni strumenti nuovi che fossero in qualche modo sintomatici di una certa vitalità produttiva.

Fu così che a partire dal 1972 nacquero Les Paul Signature, Les Paul Recording, Marauder, S-1, L5-S e L6-S. I primi due strumenti costituivano l'espressione degli studi fatti da Les Paul per andare incontro alle esigenze dei turnisti perennemente in guerra con rumore di fondo e versatilità timbrica, ma incontrarono scarso ...
l'articolo continua  
successo.

La Marauder e la S-1 erano destinate a far concorrenza alle chitarre giapponesi di allora e a dare un'alternativa fendereggiante ai Gibsoniani per elezione: si trattava in realtà di strumenti di scarsa qualità e comunque indegni del nome di cui si fregiavano, tant'è che oggi il loro valore di mercato è molto vicino allo zero.

La L5-S e la L6-S, invece, si presentavano piene di ambizioni e, ad onor del vero, erano e restano tutt'ora ottimi strumenti nella più classica tradizione Gibson.
In particolare la seconda gode di buona popolarità sia grazie all'endorsement con Santana, che ebbe a dire, in pieno periodo di gloria grazie allo splendido live "Lotus", che la L6-S era "un arcobaleno di suoni", sia grazie ad alcune sue pregevoli caratteristiche.

Il suo successo, però, fu comunque inferiore alle aspettative e, anche a causa dell'avvento di nuovi prodotti americani di qualità (vedi Hamer e Dean), venne presto dimenticato.

Si tratta di uno strumento interamente costruito in acero con manico incollato e tastiera a 22 tasti in acero o ebano e corpo in acero, più largo che nel Les Paul ma più sottile e leggero.
L'attaccacorde è il tipico stop tailpiece Gibson, mentre il ponte ha il vantaggio di consentire una lunga escursione delle sellettine per regolare l'intonazione.

La parte elettronica è di particolare interesse poiché i pickup sono privi dei tipici sei poli regolabili e, essendo super humbuckers, sono completamente immersi in resina anti-"microphonic squeal".
I controlli sono parecchio diversi dal classico "due+due": infatti, oltre al master volume, ci sono un treble roll-off ed un controllo dei medi, il tutto strettamente passivo. Dulcis in fundo, è stato opportunamente montato un selettore tipo varitone a sei posizioni, che sostituisce il deviatore molto utile per ottenere anche sonorità più sottili ed in qualche caso fenderiane.

Alla prova pratica lo strumento in oggetto è veramente piacevole sotto tutti i punti di vista: accanto a sonorità tipicamente gibsoniane e grosse, è possibile ottenere altri "usable sound" senza dover impazzire con dozzine di micro switches a batterie da 9 volt.

Il peso contenuto della chitarra è un ulteriore incentivo all'uso prolungato professionale, mentre la tastiera a 22 tasti e stupendamente sagomata e molto facile.

In definitiva la L6-S è oggi uno strumento altamente consigliabile anche al gibsoniano più conservatore, sia perché non tradisce lo spirito dei modelli più conosciuti, sia perché gli oltre quindici anni di invecchiamento naturale ne aumentano i pregi acustici, sia infine, in ragione della estrema abbordabilità del suo prezzo, usato o nuovo che sia lo strumento prescelto.
Un ottimo acquisto quindi, soprattutto per chi utilizza effettivamente il proprio arsenale e non se ne serve solo per farlo vedere agli amici a mò di collezione di antiquariato.

di Sergio Tomassone

© 2016 Il Volo Srl Editore - All rights reserved - Reg. Trib. n. 115 del 22.02.1988 - P.Iva 01780160154