Stanley Jordan Two Hands Tapping GuitarClub Dicembre 1989

Daniela 01 dic 1989
Se il tapping a due mani può essere definito lo stile del futuro, per quanto rigurda la chitarra, allora Stanley Jordan deve essere annoverato fin da ora fra i grandi di questo rivoluzionario modo di suonare.

E' infatti uno fra i pochi ad aver vagliato nel migliore dei modi le numerose possibilità che questo stile offre. Seppure risulti un pò freddo nei dischi, dal vivo Jordan esprime compiutamente tutto il suo feeling, lasciandosi andare a lunghe improvvisazioni e dando dimostrazione di conoscere a fondo tutte le possibilità che il tapping offre.

Anche se qualcuno lo chiama genio, Jordan non dimostra di interessarsene più di tanto: anzi guai ad accennarglielo! Tirerebbe fuori la parte più 'scura' del suo carattere; questo è quanto mi è stato riferito dalla sua giovane tour manager, mentre lo aspetto in un hotel di Lugano.

Per motivi legati al protrarsi del sound-check ed al ritardo dell'aereo (la band è reduce di uno show la sera precedente al Carnegie Hall di New York) il nostro incontro slitta dopo lo spettacolo, ovvero alle tre del mattino.

So che sei interessato all'aspetto tecnico del tuo lavoro: iniziamo quindi a parlare delle tue chitarre.
Uso una Vigler ed ...
l'articolo continua  

info intervista

Stanley Jordan
una Casio PG380 synth guitar. La Vigler è un modello standard, monta gli stessi pickup che fornisce la casa. Non ho apportato alcuna modifica al manico o ad altre parti dello strumento. Invece la Casio ha subìto alcune modifiche; il manico ad esempio è in grafite, poi ho fatto sistemare la parte relativa al digitale secondo le mie esigenze. In entrambe molto lo stesso tipo di corde: Ernie Ball 010.

E per quanto riguarda gli ampli?
Non ne prediligo alcuno in particolare. Stasera ho suonato con dei Pierce e come avrai notato ho posto le casse proprio di fronte a me, perché altrimenti non riesco a sentire il suono che esce dal mio strumento. Non capisco come facciano gli altri musicisti a suonare con le casse dietro le loro spalle.

Ho visto che hai un rack di effetti abbastanza completo.
Il rack racchiude solo quanto mi serve per il processing digitale, mentre i veri effetti sono dei semplici pedali: un distorsore, un digital delay ed un riverbero. Quando suono a casa faccio uso di molti effetti: si tratta di imparare ad usare le varie possibilità che ti vengono offerte dal mercato. Mentre quando mi trovo on the road ne porto pochi, perché mi preoccupo già sufficientemente di suonare la chitarra, senza dover badare troppo al resto.

Entrando più nel dettaglio del tuo stile: potresti spiegare in breve qualche nota fondamentale?
Volentieri, anche se per un principiante non ha molto senso iniziare a suonare con questo stile. Innanzitutto accordo la chitarra sulle quarte: E, A, D, G, C, F. Come vedi le ultime corde sono di un semitono più alto rispetto alla normale accordatura. Ciò mi permette di "andare in giro" per il manico a mio piacimento e con maggiore facilità. Ciò che raccomando vivamente a chi si avvicina alla chitarra è suonare molte scale ed imparare la melodia. Una volta presa una certa dimestichezza si può iniziare ad esercitarsi con il tapping, tenendo presente che ogni nota suonata ha un'identica corrispondenza sette semitoni più in basso nella corda di tonalità più alta (il LA suonato al dodicesimo tasto dell'omonima corda corrisponde alla stessa nota suonata al settimo tasto della corda in RE). E' fondamentale che si cominci esercitandosi con la destra, poiché il tapping con la sinistra è più facile e naturale. In seguito si potrà incominciare ad integrare l'uso delle mani e ci si accorgerà dell'infinità di variazioni possibili.

Proprio parlando della mano destra non è semplice usare il pollice come bilanciere per le altre quattro dita; ritengo che questa sia la parte più ostica.
Senza dubbio occorre molto esercizio per avere un uso corretto della mano destra, perché in definitiva non si tratta di una posizione naturale, in quanto di solito il picking comporta l'appoggio del braccio all'altezza del gomito sul corpo dello strumento. Un altro fattore da tenere presente riguarda l'altezza delle corde più marcata quando più ci si avvicina al corpo e dunque anche la mano che deve fare il tapping, la destra appunto, è sottoposta ad uno sforzo maggiore in termini di velocità d'esecuzione e di precisione.

Che tipo di manico è necessario per avere un buon risultato?
Personalmente uso dei fretboard piatti, perché ho un maggior controllo sulla tonalità della nota in funzione della forza con cui colpisco la corda. Mi troverei a disagio con un manico scalloped, poiché un colpo di tapping molto deciso provocherebbe un cambiamento del pitch della nota suonata, che risulterebbe così più alta. Ma questi sono dettagli che variano da chitarrista a chitarrista. Ognuno poi è buon giudice di sé stesso.

Quale stile musicale ti piace maggiormente ascoltare?
Più che di stile parlerei di musicisti, amo Prokofiev come ascolto molto Jimi Hendrix, o Allan Holdsworth, Keith Jarret fino a Prince. Non vorrei però etichettare questi artisti, perché sebbene ciò sia possibile entro determinati limiti, potrebbe creare confusione fra coloro che si avvicinano alla musica. Verrebbero a crearsi barriere che in realtà non esistono. Inoltre sono sicuro che ci stiamo avvicinando ad una rivoluzione: per cui tutta la musica fino ad ora ascoltata verrà classificata come "vecchia", poiché quella che verrà fuori sarà del tutto diversa e non classificabile secondo i canoni attuali. Più in dettaglio ritengo che il primo passo verso questo nuovo genere sia rappresentato da ciò che sta capitando adesso: molta gente nuova propone tanti stili diversi fra loro, di frequente presi dalla musica tradizionale. Il secondo passo avverrà quando la fusione di queste tendenze porterà a definire dei nuovi stili musicali, tuttavia ancora legati alle loro radici; il terzo ed ultimo passo sarà la nascita di quella musica totalmente nuova e rivoluzionaria di cui ti dicevo prima.

Il tuo discorso implica necessariamente che gli artisti godano della più ampia libertà e possibilità creativa, ciò che ai nostri giorni non succede quasi mai.
(sorride) Yeah, hai ragione tu. Se prendi la disco-music troverai dei gruppi fantasma guidati da un produttore: ma questo fa parte del gioco. Intendo dire che questo genere è fatto con l'unico scopo di essere suonato per far ballare gente a cui non interessa il discorso musicale; come vedi si parla puramente in termini commerciali. Quando invece un artista cerca qualcuno disposto a finanziargli l'uscita di un disco, allora il produttore deve essere colui che aiuta il musicista e non la persona che gli dice tassativamente che cosa egli debba suonare e come. Certo un buon produttore deve essere in grado di far tirar fuori all'artista il sound migliore possibile, che più si avvicini, anzi che coincida, con ciò che il musicista vuole effettivamente suonare; in questo caso la consulenza del produttore è fondamentale.

Però è un modo di procedere abbastanza freddo e calcolato se si vuole.
Non è del tutto vero. Più conoscenze hai, meglio puoi esprimerti, perché significa accrescere la propria tecnica di base; questa ti occorre per essere messa al servizio del feeling. Se suoni col cervello, pensando cioè in maniera fredda e calcolata a quanto sta uscendo dallo strumento, allora non crei nulla, ma continui a copiare te stesso all'infinito. Ma se suoni con il cuore, allora veramente dai sempre qualcosa di nuovo, di creativo. Ed è quanto faccio anch'io; cerco sempre di accrescere le mie conoscenze tecniche per avere un bagaglio sempre più cospicuo. Ma quando suono non penso a nulla e cerco di esprimere il mio sentimento, e quanto più tecnica ho acquisito, tanto più sono facilitato.

Tempo fa Santana mi diceva che i chitarristi che fanno uso di effetti digitali non possono creare un loro sound, poiché la caratteristica del digitale è quella di standardizzare, mentre solo l'analogico permette di sviluppare un proprio "tone". Cosa ne pensi?
Non saprei come risponderti. La tecnologia è diventata una parte importante anche della musica e sarebbe forse riduttivo non farne uso. Tuttavia è fondamentale, per chi inizia a suonare, imparare su una chitarra a poco prezzo con un piccolo amplificatore cercando di tirar fuori il proprio sound. Un vero musicista deve essere assolutamente in grado di suonare qualsiasi strumento in qualsiasi occasione e tirarne fuori qualcosa di suo, anche se non ha sotto mano alcun effetto digitale o analogico che sia. E ciò per una ragione semplicissima: la musica nasce dal cuore e non dallo strumento, per cui se sei un vero musicista devi essere in grado di creare, di comunicare il tuo feeling al di là del materiale che hai in mano. Solo quando si sarà raggiunta questa sicurezza ci si potrà indirizzare verso uno strumento piuttosto che un altro, verso degli effetti piuttosto che altri.

E come hai sviluppato invece il tuo stile?
Si è trattato di un'evoluzione continua. Anche se stasera non ho suonato con il plettro, ma ho usato le dita anche quando si trattava di fare il picking per un assolo, non significa che trascuri di approfondire l'uso del pick. Inoltre vorrei far presente che, sebbene quello che tutti notano è che faccio uso delle due mani sul fretboard, molta della mia tecnica attuale è frutto di accorgimenti che ho trovato man mano e che ho applicato anche al tapping. Facendo uno specifico riferimento proprio al tapping, quanto più procedevo nell'imparare la chitarra, tanto più comprendevo che ci doveva essere qualcosa oltre il modo di suonare canonico, capivo che lo strumento offriva delle enormi possibilità che nessuno aveva mai esplorato e che tale opportunità mi sarebbe stata data proprio dallo sviluppare la tecnica del tapping. Molta gente mi chiede determinati trucchi perché vuole imitare il mio stile: è una cosa illogica. Ognuno deve avere la propria identità che deve venire sviluppata senza mai accontentarsi di ciò che si è raggiunto. Può capitare che il giovane resti influenzato da un certo chitarrista e provi a copiarne lo stile: ma questo è solo un passo necessario per sviluppare il proprio sound.

Questo fenomeno si riscontra soprattutto nell'heavy metal dove l'intento del chitarrista, nella maggior parte dei casi, è quello di essere più veloce di quello del gruppo concorrente.
L'heavy metal è una moda. Anch'io stasera ho suonato un pezzo dei Led Zeppelin; ciò perché mi piacciono certe cose, è uno stile che ascolto. Come musicista devo dire che se un mio collega suona questo genere, perché ha scelto di farlo, non lo condanno; ma se lo fa perché è l'unico tipo di musica che è in grado di suonare, allora divento veramente triste e depresso. Personalmente sono contento che molta gente apprezzi la mia musica e spero che ci vedano in essa il mio sforzo di scoprire altri modi di suonare, che ciò, insomma, possa servire anche a loro per sviluppare un proprio discorso personale. Applico questo anche a me, come è giusto che sia; suono molti generi musicali, diversi fra loro, e cerco di trarre da ognuno qualcosa di nuovo di cui non mi ero accorto in precedenza: sto ancora imparando e voglio allargare i miei orizzonti nello stesso modo in cui il bambino scopre un pò alla volta la realtà intorno a lui. La cosa importante è farlo più con il cuore che con il cervello. Ognuno deve sempre allargare i propri orizzonti. Per quanto mi riguarda so di essere un artista apprezzato e di godere di vasta fama, ma allo stesso tempo so benissimo che la gente si aspetta da me un determinato prodotto. Per questo ho deciso di cambiare genere, anche se verrò certamente criticato per questa scelta. Ma non mi interessa affatto, perché l'unica cosa che ho in mente è di fare ciò che sento veramente al di là di quello che possono pensare gli altri.

Quale ritieni sia il tuo ruolo nei confronti del pubblico alla luce di quanto mi hai appena detto?
Ogni artista dovrebbe essere cosciente del ruolo che ricopre: è molto importante. Deve valere ugualmente sia come educatore, che come intrattenitore. Educare vuol dire proporre a chi ti ascolta qualcosa di valido e di personale; intrattenere significa invece fargli passare una buona serata, in modo che la prossima volta che vede il tuo poster in città possa dire "Hey l'altra volta è stato bello; non me lo voglio proprio perdere". La musica deve dare sensazioni e questo chi la suona lo deve avere sempre presente perchè l'ascoltatore capisce lo stato d'animo delle note che suoni e dal modo in cui lo fai. Se ad un certo punto inserisci una progressione di accordi che salgono e che creano un'attesa che poi si risolve in un'altra frase musicale, lo spettatore percepisce che quella scala porterà inevitabilmente a qualcosa che genera in lui l'attesa. Alla fine del concerto la gente deve tornare a casa più contenta e più viva, sentirsi rigenerata nei sensi, perché la musica in definitiva si rivolge proprio a questi.

Fino a che punto si deve spingere questo concetto di educazione dello spettatore? Da tempo la musica è diventata anche mezzo di comunicazione politica...
Sì, ma non penso che tale debba essere lo scopo. Oltretutto non ritengo che la mia musica sia qualcosa di politico, se non che, essendo di successo, raggiunge molta gente e quanto di politico ho da dire non è di votare per un determinato partito, quanto piuttosto di far capire che il tutto fa parte di una realtà superiore, di un quadro più grande.

Un'ultima domanda: abbiamo cercato di parlare di buona musica e di come suonarla: qual'è secondo te il tipo di musica che assolutamente non ami?
Quella troppo semplice in funzione della situazione. Odio la musica di chi dice "posso fare i soldi suonando solo tre accordi, perché dovrei suonarne quattro?"; ma allo stesso tempo amo chi dice "questi tre accordi sono magnifici" e va avanti tutta la vita a suonarli. perché sono la sua musica, il suo stile.

IL CONCERTO

Questo è il pubblico che Stanley preferisce, perché recepisce tutto ciò che l'artista propone e lo ritorna accresciuto di nuove sensazioni
Presentandosi con un quartetto di gente molto giovane e preparata, nonostante sia ben oltre l'una del mattino, il chitarrista offre agli ascoltatori uno spettacolo molto bello, carico di atmosfere funky e blues inframmezzate dai suoi classici momenti soft in cui resta padrone unico del palco.

Che Jordan abbia suonato bene non solo sotto il profilo puramente tecnico, lo denota il fatto che il pubblico si ritrova ben presto a ballare, assecondato con malizia dai quattro musicisti che improvvisano variazioni ritmiche e melodiche.

Un esempio di quanto distante fosse lo standard scolastico del Jordan su vinile è stata la lunghissima versione di "Stairway to Heaven", assolutamente agli antipodi di quella fredda e troppo perfetta incisa su "Flying Home".

Una volta di più le cover di brani famosi contribuiscono a mettere in risalto le doti di questo artista, senza tuttavia dimenticare che anche pezzi originali si dimostrano all'altezza. Da citare, senza ombra di dubbio, "Tropical Storm" e "Brooklin at Midnight", tratte anch'esse dal citato "Flying Home".

Una parte importante della riuscita di questo concerto è indubbiamente l'apporto del folto pubblico, che, in una manifestazione come il Festival Jazz di Lugano, è rappresentato in maggioranza da giovani per lo più interessati alla disco o al rock. Ma la gente comprende appieno quello che Jordan vuole trasmettere: stati d'animo più personali e una grande voglia di muoversi e di divertirsi.

Lo show si trasforma in una kermesse nella quale gli artisti si stuzzicano a vicenda subentrando ognuno nei soli dell'altro. Anche Jordan dimostra di trovarsi a suo agio in questa situazione così lontana dalle atmosfere compassate degli studi di registrazione, ma effettivamente molto prossima a quella che è la vera fonte di ispirazione musicale del chitarrista.

La band viene chiamata sul palco per ben tre bis. Prima di entrare nella roulotte per incontrare il chitarrista, vengo bloccato dalla tour manager che, eccitata da questo primo concerto europeo, mi dice "Questo è il pubblico che Stanley preferisce, perché recepisce tutto ciò che l'artista propone e lo ritorna accresciuto di nuove sensazioni". E ciò dimostra forse che per Jordan concerti e dischi sono due aspetti antitetici, ma indissolubilmente complementari del suo stesso talento artistico.

© 2016 Il Volo Srl Editore - All rights reserved - Reg. Trib. n. 115 del 22.02.1988 - P.Iva 01780160154