Carlos Santana GuitarClub Ottobre 1989

Daniela 01 ott 1989
Michael Jones, il manager del gruppo di Santana, mi saluta all'entrata del palazzetto Fevi, il luogo del concerto; mi chiede di aspettare un paio di minuti, poi entrerò nei camerini per intervistare Carlos. Penso per un attimo a chi mi diceva che Santana non è un facile personaggio da intervistare; ciò non si è verificato. Il nostro incontro è durato addirittura il doppio del tempo preventivato.
La musica è come un giardino dove ci sono fiori diversi uno dall'altro e c'è posto per tutti.
Innanzitutto due parole su questo tour, che mi sembra abbia appena debuttato.
Infatti siamo partiti circa dieci giorni fa qui in Europa, dove resteremo un altro mese prima di spostarci in Oriente.

Quando sei in tour mantieni fissa la scaletta, o ti piace cambiare?
Dipende dal momento e dal posto; di solito cambio ogni due o tre sere, oppure scelgo dei pezzi che si adattano al luogo dello show; ieri sera, ad esempio, abbiamo suonato a Zurigo di fronte ad oltre dodicimila persone: ho dovuto tener presente questo fattore.

Ti piacciono le jam?
Certamente! Ne faccio un sacco quando sono a casa.
E' un'esperienza che accresce, perché si tratta di un gioco in cui collabori con ...
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info intervista

Carlos Santana
altra gente e partecipi ai loro sentimenti.
E' come se fossimo dei bambini che giocano; tutti i bambini in ogni parte del mondo giocano. Per questo mi sono unito con Wayne Shorter lo scorso anno; non è stato un ritorno al jazz per me, come si potrebbe credere, ma il semplice desiderio di fare qualcosa con un amico, e cioè suonare insieme e basta.

Cosa ne pensi dei nuovi musicisti che stanno avendo successo, soprattutto nell'ambito della scena rock di Los Angeles?
Penso sia ok. La musica è come un giardino dove ci sono fiori diversi uno dall'altro e c'è posto per tutti. Attualmente i chitarristi privilegiano la velocità; Charlie Parker diceva che è molto difficile suonare molte note veloci, perché richiede una capacità compositiva non indifferente; occorre però dire che si deve trattare di qualcosa di studiato. Mi ricordo che ne parlavo tempo fa con Wayne Shorter. Tuttavia ritengo che suonare poche note sia più stimolante.

Ma, parliamo di giardino, non trovi che molto di questi fiori siano di plastica?
Buona domanda. Ti rispondo indirettamente; mio figlio, che ha sei anni, sta prendendo lezioni di chitarra. Come esempi ascolta Django Reinhardt, Muddy Waters, Ews Montgomery e sono proprio questi gli artisti che gli voglio insegnare.

Il motivo è che sono i padri su cui si fonda la musica di adesso, sono quelli che ti insegnano a tirare fuori il feeling. Certo gente come Allan Holdsworth o Yngwie Malmsteen sono musicisti superveloci, ma non voglio che mio figlio copi da loro, perché sarebbe semplicemente una copia di questi due grandi tecnici, ma non avrebbe imparato a tirar fuori nulla di sé, cosa che invece ti insegnano quei musicisti a cui accennavo prima, come T. Bone Hooker.

Come paragone ti posso dire che quando avvicini alla bocca una lattina di birra è perché ne vuoi gustare il contenuto, non l'involucro. Charlie Parker diceva che per comporre musica devi vivere innanzitutto la tua vita, altrimenti non riesci a dare emozioni a chi ti ascolta e la tua musica si limiterebbe ad una serie di scale e di note. Questo è quanto ti insegnano a livello musicale Muddy Waters e gli altri.

Qual'è invece il tuo background musicale?
B.B. King, Buddy Guy, T. Bone Hooker, nonché i grandi sassofonisti degli anni '50.

Perché scegliesti proprio la chitarra?
Semplicemente perché aveva un suono che mi caricava; volevo riprendere il calore del sax degli anni '50 con il bending delle corde e passarlo attraverso un amplificatore.

Durante la tua carriera hai cambiato diverse chitarre, partendo dalla Gibson.
In effetti la prima chitarra che ho usato è stata una Gibson ed è proprio questa qui accanto a me. La tengo solo per esercitarmi in camerino; un ottimo strumento, ma i pickup sono del tutto andati. Adesso uso una Paul Reed Smith, una marca a cui sono fedele da qualche tempo, in quanto mi piace il sound di questo strumento, che ha tonalità da tenore; mentre la Yamaha che adoperavo in precedenza aveva caratteristiche da soprano.

Puoi entrare un pò più nei dettagli del tuo strumento?
E' una chitarra normalissima con due vecchi pickup humbucker; non ho richieste particolari per il manico o altro. Come effetti uso solo un wha-wha, un echophlex ed un chorus: null'altro. Non ho altri pedali, nè sustain, nè distorsore, solo le mie dita ed il mio cuore.

Puoi svelarci qualche segreto. Il tuo tocco ha colpito moltissimi chitarristi.
Innanzitutto ti confesso di aver incominciato con il violino, che mi ha permesso di imparare ad usare la sinistra in un certo modo. Però... la cosa importante è che quando esce dalle tue dita sia come la voce del tuo cuore. Artisti come Muddy Waters, Jimi Hendrix, Eric Clapton e Jimmy Lee mi piacciono proprio perché fanno uscire dal loro strumento non semplici note, ma la loro stessa voce.

Ti faccio un esempio. (Prende la sua Gibson, la collega al Mesa Boogie vicino a lui ed inizia a suonare qualche nota. Poi riprende). Se faccio una progressione di note, ad esempio Do-Re-Mi-Fa-Sol (Santana non chiama le note C-D-E-F-G come la maggioranza dei musicisti anglosassoni) la posso suonare in diverse maniere, ma solo una sarà quella che veramente sento. Moltissimi chitarristi suonano la semplice scala, in questa maniera (e mi dà un saggio diretto di cosa intende dire), mentre io le suonerei in quest'altra (e semplicemente cambiando la posizione dei polpastrelli, la pressione sulla corda ed accentuando il bending, egli ottiene la stessa scala con quei colori tipicamente suoi; e per fortuna che i pickup della sua Gibson sono fuori uso!). Così ho suonato quello che ho dentro e non semplicemente una serie di note.

Questa lezione me l'h insegnata B.B. King quando l'ho visto per la prima volta; si percepiva il dolore che trasmetteva nella sua musica, senza bisogno quasi di sentire cosa stesse suonando. Il suo volto è la sua musica, perché il suo volto è la sua anima. Le tue dita devono sentire cosa stai provando e trasmetterlo alle corde. Ti dirò di più; fino a che non vidi B.B. quella sera, non avevo ancora trovato il mio 'tone'. Quella sera capii che B.B. mi trasmetteva qualcosa con quel suo modo di suonare. Il suo 'tone' mi permetteva di entrare nel suo cuore, di provare lo stesso dolore. Era lì davanti a me ed ogni nota era molto di più di una semplice nota. Quando suoni devi ricordarti di bagnare ogni tua nota del tuo sentimento; devi trasmettere il tuo stato d'animo, felice, triste, amareggiato, qualunque sia; la gente deve capirlo da ciò che stai suonando.

A parte ciò, cosa consiglieresti a chi è alle prime armi con la chitarra?
Ognuno dovrebbe prendersi un tape-recorder come il tuo e mettersi a suonare e registrare per almeno tre quarti d'ora al giorno. Ogni quarto d'ora dovrebbe fermarsi e riascoltare cosa ha suonato ed analizzarlo. Troverà così dei pezzi alla Al Di Meola, altri alla Malmsteen, ma ci saranno senz'altro quelle tre note delle quali dirà "Hey, questo non assomiglia a nessuno. Questo sono proprio io!". Ed è un'emozione molto importante. Ci si dovrà esercitare in tal senso sempre con maggiore impegno, cercando di tirarsi via la pelle di dosso, come fanno i serpenti, cercando di scoprirsi del tutto: questo è l'esercizio più importante di tutti, credimi! Certo si deve ascoltare anche musica di altri, perché anche i grandi geni hanno copiato. Picasso ha preso molto da Leonardo, ma ha sviluppato il suo talento; per cui non serve suonare sui dischi, ma occorre rifarsi ai grandi della musica per trarre l'ispirazione necessaria che ti permetterà di tirar fuori ciò che hai interiormente.

Tuttavia non bisogna dimenticare la rilevanza della strumentazione; le maggiori difficoltà riguardano la scelta della chitarra, dell'amplificatore, degli effetti...
Bisogna intraprendere la via più difficile; oggi a L.A. tutti hanno scelto quella più facile comprando un'infinità di pedali con tutti gli effetti possibili. Così tutti hanno lo stesso sound e non si riesce a distinguere un chitarrista da un altro. Si tratta di gente fondamentalmente pigra sotto l'aspetto musicale che non ama esercitarsi a cercare il proprio 'tone' e preferisce risparmiare tempo comprando ciò che si trova in commercio. Il grosso pericolo è proprio quello di non avere un sound particoare. Gente come Eric Clapton, Steve Lukather o Neil Schon hanno gli stessi effetti, come ormai tutta Los Angeles; l'unica possibilità per distinguerli è data dal modo in cui suonano, non certo dal suono: adesso hanno tutti lo stesso 'tone'. Jeff Beck invece non usa alcun pedale, solo tre Twin amps e con questi ottiene il suo suono così bello da ascoltare.

Puoi entrare più nel dettaglio in merito ai tuoi amplificatori?
Da lungo tempo, uso dei Mesa Boogie, poiché riescono a darmi dei toni molto pieni grazie ad un trasformatore interno.
I modelli che ho sono del tipo vecchio, perché reputo quelli nuovi troppo secchi e dal suono molto vicino a quello a transistor, ed io odio i transistor. Ho avuto dei problemi con lo staff della Mesa Boogie quando ho detto che i nuovi amps non valevano molto, ma è la verità! Le annate buone sono quelle che vanno dal 1971 al '79. Quello che mi piace nei miei Boogie è il suono valvolare.

Adotti questo set-up ogni sera o lo cambi di volta in volta secondo il soundcheck?
Fondamentalmente non lo cambio mai; ora ti faccio vedere (si alza verso il suo Boogie ed incomincia a passare in rassegna i vari potenziometri uno ad uno). Il master è sul 5, value 2 è sul 7 e value 1 è sul 7 e mezzo; i bassi sono sul 3, gli alti sul 4 ed i medi sono sempre sull'8. L'equalizzatore resta invece piatto, poiché non lo uso.

Una cosa che mi ha incuriosito è che usi dei plettri molto grandi.
Sì: sono triangolari e molto grandi; li adopero fin dagli inizi ed ormai non li cambio. Ne ho proprio uno da farti vedere. E' un Yamaha con spessore 0.30 mm.

Sono molto sottili; come mai?
Sono di nylon, non di plastica; anche il materiale conta.

Pensavo tu ne adoperassi di più spessi, considerando le caratteristiche del tuo suono. Riprendendo quanto mi disse Malmsteen tempo fa, non trovi che il colpo dato con un plettro così sottile provochi una specie di riverbero? Aggiunse poi che più il plettro è spesso, maggiori sono precisione e forza della battuta. Sei d'accordo?
No, per nulla. Albert Collins suona senza alcun plettro, solo con il pollice ed il medio e tuttavia ha un suono netto e potente. E' comunque una cosa del tutto personale. Per quanto mi riguarda non amo i plettri duri perché sembra che strappino la corda.

Sei noto anche per essere anche un artista impegnato dal punto di vista sociale; potresti chiarire la tua posizione?
Come musicista o artista in genere ho il privilegio di essere al centro dell'attenzione della gente ed è per questo che ritengo
opportuno impegnarmi socialmente. In ogni parte del mondo c'è ingiustizia, sia in America, o in Sud Africa o anche in Italia, ed un musicista deve dire "facciamo qualcosa per questo". Sono stato un teen-ager durante gli anni '60 ed ho provato cosa volessero dire le lotte degli studenti di protesta non violenta di quegli anni, la stessa cosa che sta succedendo ora anche in Cina anche se con risvolti drammatici. Si parlava di uguaglianza della gente ed è la cosa più importante, poiché ognuno deve essere libero e poter esprimere cio che è, vestirsi come vuole, dire ciò che vuole, qualunque sia la propria nazionalità.

Dio ci ha creati ognuno diverso dall'altro, ciascuno diverso nella propria individualità, e dunque irripetibile ed unico. Nessuno vedrà mai l'alba o il tramonto che stai vedendo tu allo stesso modo tuo; è una cosa fondamentale. Perché allora vogliono che tutti la pensiamo allo stesso modo o che ci comportiamo allo stesso modo, come succede in un esercito? I politici sono come i fornai che fanno i biscotti e vogliono che tutti noi diventiamo tanti biscotti uno uguale all'altro. Purtroppo la generazione attuale sembra indirizzata ed irregimentata come robot, pronta a danzare nelle discoteche al suono di una musica inutile e tutta uguale.
La musica deve perciò impegnarsi a cercar di cambiare le condizioni senza violenza, né armi.

Parlando di musica, non trovi che molti generi musicali attuali sanno tanto di artefatto, con la prerogativa unica (disco o metal che sia) che l'unica cosa importante sia "pump the volume" e basta?
Sono assolutamente d'accordo con te, è come per la politica. Ronald Reagan vinceva poiché diceva alla gente ciò che la gente voleva sentire; se invece avesse osato dire ciò che avrebbe voluto, Reagan non sarebbe stato rieletto: tutto qui. Lo stesso accade nella musica: le grandi compagnie sono fatte da manager, produttori, contabili e così via e fanno una musica che chiamo "corporation music" (in italiano si potrebbe tradurre come "musica fatta da società per azioni") non interessandosi minimamente di proporre la musica che la gente vorrebbe sentire. Invece questo tipo di musica, che è utuale dappertutto, dall'America all'Italia, dalla Francia alla Germania, è quanto di più dannoso per il tuo cervello. perché annichilisce le tue idee e i tuoi gusti visto che viene propinata a dosi massicce.

Per questo amo la musica navajo, come il folk siciliano o l'antica musica inca, perché sono vive, al contrario della "come music" che tende solo ad annullarti. Ritorniamo all'esempio dei fornai che fanno i biscotti: le grandi compagnie fanno "come music" in grandi quantità e sfornano una megastar dietro l'altra consumandola in brevissomo tempo. Di tutta la gente che gira oggi si salverà solo Michael Jackson perché lo ritengo un musicista supremo, capace di far accapponare la pelle quando fa del blues; non ci si deve lasciar ingannare dalla storia del trucco, che è una cosa che fa venir da piangere. Invece non penso che Madonna potrà sopravvivere, perché è solo espressione di una moda. La vera musica non deve essere solo intrattenimento, ma deve nascere dall'ispirazione.

Qualche altro nome di giovani artisti che ascolti volentieri.
Mi piace Prince, mi piace anche Sting, ma non sono proprio dei giovani. Ho sentito parlar bene dei Metallica, ma non li conosco. D'altra parte amo particolarmente Living Colors, Robert Cray e Los Lobos. Non mi piace invece Elvis Costello, né Elton John e men che meno Bruce Springsteen.

Perché non ti piace Bruce?
Perché mi sembra non sincero quando canta; non amo la sua musica poiché mi sembra fatta solo per urlare "Born in the USA"; insomma mi dà l'impressione di essere qualcosa di forzato. E' la stessa sensazione che provo ascoltanto Billy Joel. Preferisco di gran lunga la street music, mentre odio la "middle class music", così carina e patinata; se vuoi, comprala pure, può essere piacevole! Certo a casa mia non la trovi di certo.

In quale posizione ti trovi all'interno del music-biz? Non ritieni di essere un privilegiato, tenendo presente la vasta fama di cui godi da così tanto tempo?
In un certo senso è vero ciò che dici; ho la possibilità di fare ciò che voglio, godendo di una vasta autonomia. E' curioso vedere che sono alla CBS da più tempo di molti direttori che hanno iniziato la loro carriera dalla gavetta. Per un artista come me è fondamentale poter mantenere intatta la propria visione delle cose e poter fare solo ciò che sento e quando lo voglio. Quando faccio un disco non ho bisogno di un produttore, perché so perfettamente cosa suonare e come.

A questo proposito mi viene in mente una domanda che riguarda più direttamente i tuoi fans. Le tue scelte li hanno lasciati talvolta disorientati; chi ti ha conosciuto ai tempi di "Abraxas" ti ha contestato certi cambiamenti successivi.
Molti dei miei fans si sono fidanzati ai tempi di "Abraxas", poi si sono sposati e nel frattempo hanno avuto dei figli. Magari hanno persino divorziato. Se loro in questo periodo hanno cambiato la moglie perché mai non avrei dovuto cambiare la mia musica? Non voglio essere come Chuck Berry che propone sempre la stessa musica, la stessa "Johnny B. Goode" parte n. 7. Rispetto Chuck, ma preferisco crescere musicalmente, evolvermi, continuare a studiare diversi stili di musica, come quella italiana o brasiliana, come il reggae o la musica africana.

Qual'è la musica degli anni '90?
La musica degli anni '90 sarà quella africana, quella di King Sunny Ade; avremo un ritorno all'africa, perché propone una musica più umana rispetto a quella occidentale fatta solo di tastiere. La gente questo lo sa bene ed esprime queste sue nuove esigenze indirizzandosi verso generi più spontanei. Ne ha abbastanza della "elevator music" (con tale espressione si intende quel tipo di musica che si sente di solito negli ascensori; in senso più lato musica da intrattenimento). Attualmente ritengo che quella africana sia la più viva di tutte.

Temo però che anche i musicisti africani saranno sfruttati dallo show-biz; non trovi?
Bé, dovranno anche loro imparare a fare i conti con il lato commerciale; dovranno imparare subito a circondarsi di gente che curi correttamente i loro interessi, d'altra parte siamo negli anni '90 ormai. Bisogna essere preparati quando si vuole suonare, perché ritengo che la musica sia una cosa da scoprire ogni volta. C'è gente qui in Europa, in Francia soprattutto, che pensa che sia solo la gente nera ad avere un'anima per la musica...

Non penso sia vero.
Good! Anch'io la penso allo stesso modo. Ci sono molti negri che non hanno il minimo senso del ritmo, che non riescono a ballare. La musica ed il ritmo non sono monopolio della gente di colore. La vera musica è quella che fa ballare i bambini ovunque si trovino, in Cina, in America, ovunque; Dio ci ha dato questa energia che si esprime in noi fin da quando siamo piccoli. La musica è qualcosa di innato: prendi Beethoven ad esempio. Prima di scrivere componeva tutto nella sua testa, e pur non riuscendo a sentire bene, suonava dell'ottima musica. Questa capacità di avere la musica nella tua mente prima ancora di averla composta e scritta fa di te un vero musicista. Se però devi leggerlo prima, allora non sei nulla!

Per cui deduco che per te suonare non comporti leggere uno spartito.
Non è sempre vero; diciamo che seguo uno spartito solo per capire in un pezzo dove sono arrivato. Da piccolo mio padre, che era musicista, mi ha insegnato a leggere la musica, ma avevo appreso più in fretta ad ascoltare ed a suonare subito dopo, senza leggere. E' curioso, ma quando suono con gente come Mc Coy Tyner o Joe Zawinul scrivo la mia parte alla mia maniera, ovvero Do-Re-Mi-Fa-Sol riportando il nome delle note, non lo spartito; questo implica che devo suonare il brano un paio di volte prima di avere chiaro lo svolgimento e le pause, ma se questo mio modo di fare mi fa perdere qualcosa dal lato della lettura veloce della musica, mi fa guadagnare moltissimo dal lato del feeling, quello che mi sta più a cuore. Quando vedo i musicisti di strada resto sorpreso da come riescano a sentire un pezzo ed a riproporlo subito, senza doverlo leggere.

Quando sei in concerto ti lasci prendere la mano ed improvvisi, o preferisci tenerti fedele al disco, soprattutto quando si tratta di un assolo?
In parte seguo tutt'e due; amo particolarmente certi temi e certe melodie, per cui non li cambio; altre volte invece improvviso dei pezzi dal nulla. Fare un assolo è come percorrere la strada di casa: sai dove devi andare, ma non sempre segui lo stesso percorso.

Come scegli i tuoi musicisti?
Solo dal loro sound, null'altro. Non guardo la personalità o da dove provengono: suono con chiunque, italiano, spagnolo, americano. Voglio che i miei musicisti miscelino le loro tendenze musicali con quelle degli altri, perché non siamo una band che suona solo reggae o solo blues; la nostra è "street social music", ecco l'unica vera definizione per quello che suoniamo. Per questo voglio che chi suona con me abbia tendenze differenti, perché il gruppo deve essere un bouquet composto da fiori tutti diversi fra loro.

Lasci loro molta libertà di espressione durante lo show?
I nostri concerti sono come partite di basket o di calcio, se preferisci; mentre suono è come se passassi la palla a qualcuno; se la prende, bene, altrimenti me la ripassa; la tengo o la dò ad un altro! Voglio però che i musicisti si lascino andare fino a sudare!

Quale deve essere l'atteggiamento di chi sta sul palco nei confronti di chi lo ascolta?
Il musicista deve educare il pubblico ad ascoltare la musica che propone; se si tratta di dire alla gente "Hey chiudi la bocca perché devo fare un pezzo" puoi farlo, è un tuo diritto. Se stanno in silenzio per Horowitz, perché mai non dovrebbero farlo per qualsiasi altro artista? Mi ricordo che durante l'ultimo tour dei Led Zeppelin a Francoforte sono salito sul palco invitato da Jimmy Page per improvvisare qualcosa assieme: ho dovuto urlare alla gente di starsene zitta se volevano sentire qualcosa. La gente deve essere educata ad ascoltare musica per capire meglio cosa e come viene proposto.

Però dici di suonare di fronte a gente così diversa per ragioni sociali, economiche, di cultura; il pubblico americano ad esempio è ben diverso da quello giapponese od europeo...
Vero; anzi ti dirò di più; tutti noi siamo persone uniche, nessuno è uguale a nessun'altro. Però tutti noi abbiamo fame, ci sentiamo soli, ci arrabbiamo e questa è la situazione universale che ci accomuna, questo feeling ci rende tutti uguali. Questo è il ruolo fondamentale della musica.

Dopo queste parole saluto Carlos, che ricambia tenendo le mani giunte sulla fronte, inchinandosi.
L'impressione che rimane dopo questo incontro e dopo aver visto il concerto è quella di aver conosciuto una grande personalità a livello artistico ed umano, ben conscia delle proprie capacità e pronta a giocare tutte le carte a sua disposizione impegnandosi in prima persona nell'ambito sociale. La sincerità delle sue affermazioni si riflette nella sua musica capace di far vivere forti emozioni.

Nella sua musica si può vivere ancora l'atmosfera chicana del sua della California e la durezza della "street music" miscelate da influssi caraibici.

Personalmente non sono mai stato attirato più di tanto dai generi musicali afro-latini, ma devo riconoscervi una sincerità ed una freschezza che danno gioie che la musica occidentale oggi regala assai raramente.

di Antonio Scettri

IL CONCERTO


La formazione di questo tour 1989 non è molto cambiata rispetto alla precedente: restano Alex Ligertwood alla voce e seconda chitarra, Josè Chepito Areas e Armando Peraza alle percussioni, con Chester Thompson alle tastiere e Alphonso Johnson al basso. Il cambiamento riguarda il batterista, Walfredo De Los Reyes, ottimo musicista dotato di feeling ed il cui stile risente molto dell'influenza della musica latino-americana.

Siamo a Locarno. Lo show inizia in un'atmosfera in chiaroscuro fatta di luci rosse e blu, ma la carica della musica è notevolissima. Fin dalle prime battute ci si accorge che tutto va per il verso giusto. Brani più recenti si miscelano con i vecchi inni come "No One to Depend On" o "Soul Sacrifice", che ancora mettono i brividi, mentre anche "Europa" e "Black Magic Woman" riacquistano l'antico fascino dopo le orribili riproposte qualche tempo fa. Santana lascia spazio a tutti ed ama improvvisare, lanciandosi persino in un blues che tanto ricorda il vecchio Muddy Waters e che ha colto di sorpresa anche i musicisti.

Gli assoli del chitarrista sono opportunamente sostenuti dalle tastiere di Thompson, uno dei pochi ad usare dal vivo il mitico Hammond analogico. Anche Johnson si lascia andare un pò oltre il suo solito stile misurato; peccato che l'assolo con lo Stick sia brevissimo, data la scarsa ispirazione del momento e le urla del pubblico, in quel frangente fuori luogo.

Una menzione di merito va però alla sezione percussiva della band: i vecchi Peraza, con l'immancabile coppola grigia, e Areas, senza la fluentissima chioma che lo contraddistingueva, non perdono un colpo e costituiscono la nota caratteristica della musica, divenendo quasi la linea melodica su cui il resto dei musicisti improvvisa. Anche De Los Reyes ha modo di sfoggiare la propria tecnica, lasciandosi prendere da certi manierismi americani durante il proprio assolo, ma crea tuttavia un ritmo fluido ed assai intenso che dialoga continuamente con i due percussionisti da una parte e con il leader dall'altra.

Carlos dimostra di suonare con il cuore, come da tempo non si sentiva. La musica che c'è in giro ora impone il discorso qualitativo in termini di tecnica e velocità non preoccupandosi più di tanto del modo di espressività artistica del proprio sentimento. Santana stesso chiarisce tutto ciò nel corso dell'intervista che precede lo show locarnese, ma quel che più conta è che lo mette ottimamente in pratica, dando ad ogni nota un sapore ed un colore che variano di volta in volta arricchendo l'ascoltatore di sensazioni sempre nuove, stimolandolo al dialogo: cosa ormai utopistica in tempi di concerti intesi solo come autocelebrazione di chi suona.

Il chitarrista californiano dà dunque una lezione di chitarra in un certo senso unica; ma non si produce in tapping a due mani o in hammering; lascia comunque a bocca aperta per quel suo feeling nel bending, nel tenere le note lunghe, nelle melodie che entrano direttamente nel cuore dei presenti.

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