Vasco Rossi GuitarClub Novembre 1989

Daniela 01 nov 1989
Milano. Attorno all'Arena Civica brulicano bancarelle d'ogni tipo. Magliette inneggianti al rocker di Zocca, gadgets, adesivi e biglietti in vendita proposti dai bagarini. Nel backstage, la situazione è alquanto dinamica. Red Ronnie sta effettuando riprese televisive per uno special a lui dedicato.

Bonvi (sì, proprio lui, l'autore delle Sturmtruppen), lo attende per dargli la tessera di iscrizione ufficiale all'ordine dei giornalisti dell'Emilia Romagna. Dall'altra parte del palco stanno suonando gli Skiantos.

La tournée estiva di Vasco Rossi, da poco conclusasi, si caratterizza per l'imponenza dello stage, delle date effettuate (circa 60) e della strumentazione utilizzata sul palco. il 1989 è da considerarsi, poi, per l'artista modenese, l'anno della svolta. "Liberi Liberi", decimo album di Vasco (antologie escluse), è stato realizzato in cinque mesi presso quattro studi di registrazione (Chorus, Logic, Heaven e l'Emi Studio di Abbey Road a Londra).

Dalle session sono nate ben diciotto canzoni, di cui ne sono state scelte otto. I costi, visto poi l'utilizzo di un impianto totalmente digitale (il compact disc è un DDD, per chi non lo sapesse), il Mtsubishi X-850, sono stati piuttosto alti: si parla di una cifra vicina ao 450 milioni di lire. Ma i risultati stanno già ...
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info intervista

Vasco Rossi
arrivando. Se infatti verso la fine del giugno scorso, le vendite dell'album avevano raggiunto le 800mila copie, è possibile ritenere che in questo periodo il fatidico milione sia stato abbondantemente superato, Zucchero permettendo.

Attorno a Vasco Rossi sono anche cambiate molte cose. Nuovo management, nuova organizzazione produttiva (la Terry Balls srl, i cui soci, oltre a Vasco e al suo manager Maurizio Lolli, sono due noti musicisti del giro bolognese, Rudy Trevisi e Serse Mai) e, soprattutto, una nuova band.

Archiviato il capitolo Steve Rogers Band, il rocker di Zocca è andato a scoprire nuovi talenti per raggruppare attorno a sé gli elementi giusti. E la scoperta più clamorosa riguarda il nuovo chitarrista, Andrea Braido. Una furia scatenata. Uno stile del tutto personale, il suo, in cui si fondono mirabilmente varie caratteristiche tecniche. Assoli velocissimi, brucianti, a dir poco impressionanti, caratterizzano questo live show entusiasmante. Da anni non ascoltavamo un chitarrista italiano così grintoso, tecnico, espressivo. In attesa di incontrami con Vasco, capita, nel frattempo, di scambiare quattro chiacchiere con gli altri musicisti della band.

Si scopre così che i loro gusti musicali non sono poi tanto dissimili dai nostri: Frank Gambale, Steve Morse, Scott Henderson, Pat Metheny, Allan Holdsworth e Joe Satriani sono i nomi che circolano maggiormente nel backstage.

Ecco, ora giunge il momento dell'incontro con Vasco. Ci salutiamo, si ricorda dell'intervista di due anni fa "Sai? Mi è molto piaciuta, complimenti!". Inizia così la nuova intervista, sotto l'orecchio vigile del manager Maurizio Lolli (che, anche stavolta, merita il nostro ringraziamento per la sua cortese disponibilità).

Con l'album "Liberi Liberi" si rileva un notevole passo in avanti rispetto al precedente "C'è Chi Dice No". Gli arrangiamenti sono più dinamici, meno cupi e più variegati. Cosa ha comportato, per te, il produrre, totalmente da solo, questo disco?
Ma sì, è stata tutta una questione molto istintiva, poco ragionata. Non è che ho pensato, mi sono posto il problema di come arrangiare il disco o no. Mi sono preoccupato solo di curare gli arrangiamenti e le atmosfere in cui si potessero sentire bene i testi. Volevo insomma valorizzare i testi con la musica, con l'arrangiamento. Quindi è un lavoro diretto, istintivo, non calcolando sonorità strane, o ricercandole, ma andando piuttosto alla ricerca dell'impatto diretto.

Avrai certamente dovuto affrontare difficoltà, problemi in sala, e risolverli, immagino...
Migliaia, perché non è più come ai tempi di "Colpa d'Alfredo", anzi, è tutto cambiato. Ma in realtà ci sono delle cose molto più semplici. Ad esempio, non si fanno più i suoni come una volta che stavi lì, tutto il pomeriggio, a fare il suono della cassa, anche perché lo prendi direttamente dal campionatore. Però questo, invece di semplificarti le cose, te le complica, perché a quel punto hai centinaia, migliaia di suoni che tu puoi scegliere, e quindi devi stare attento perché perdi subito il concetto, l'impatto. La difficoltà è diventata più grossa, andando avanti, ed invece di semplificare, complica perché in realtà siamo complicati noi!

Poco fa, Rudy Trevisi, co-arrangiatore del tuo ultimo album, mi spiegava, appunto, che il fatto di aver lavorato come produttore ti ha spinto a doverti aggiornare su tutto ciò che concerne la tecnica di lavoro che è propria dello studio di registrazione...
Ecco, è stata una cosa che mi ha anche molto divertito. C'è stato però anche molto stress, sai, non ero abituato a seguire così giornalmente, le cose. Tanto per dirti, ho passato un'estate a Riccione, non sono mai uscito fuori dalla sala di incisione, una cosa incredibile, che mi ha sorpreso, non perché me lo sentivo come un impegno, ma perché mi aveva coinvolto questa cosa. Però, prima, ero in un isolamento, in uno strano isolamento che non mi piaceva più. In realtà, avrei voluto partecipare almeno un pò. Poi, dopo aver iniziato, io e Guido (Elmi, ex-produttore e manager di Vasco) non ci siamo più capiti...

Veramente, so che di questo specifico argomento non volevi parlarne all'immediata uscita del disco, tant'è vero che avevi annunciato un silenzio stampa...
...beh, sai, volevo finirlo da solo ...o mi si dava una mano nel seguirlo...però secondo quella strada lì, e non nell'imporre determinate scelte sul lavoro...

Per quanto riguarda la scrittura dei testi, due anni fa mi spiegavi che "l'idea è l'attimo". Ti veniva un lampo di genio, come nel caso di "Non mi va". Per questo disco , hai seguito la stessa metodologia?
Sì, è sempre lo stesso concetto. E' proprio il mio metodo. Io parto da una frase, uno slogan, e poi continuo su quell'idea lì a sviscerare, per così dire, il concetto. Ad esempio, "Domenica Lunatica" è nata proprio da una sensazione vera, dal crollo di un rapporto affettivo con una ragazza, che era stata molto importante. Alla fine il rapporto è crollato, proprio perché, in effetti, all'inizio, mi sono presentato diverso da quello che ero, come sono sempre...

L'apparenza, la maschera: concetti molto battistiani...
Esatto, una noia che, dopo un pò rovina tutto. Quindi, a questo punto, "com'è simpatica / questa vita / così complicata". Dopo che avevo cantato "Vita Spericolata", sai...

Suona in maniera un pò diversa. Incredibile...
...questo perché io vado avanti, cresco.

Sempre due anni fa, hai dichiarato di vedere negativamente la situazione musicale italiana, sostenendo che eravamo massacrati dagli stranieri, mentre per un'artista nostrano le porte del mercato estero erano chiuse. Ora cosa ne pensi? E' cambiato qualcosa in meglio o in peggio? Me sembra di notare qualche segno positivo, come nel caso dell'ultima edizione di Saint Vincent...
Sì, ci sono certi sforzi di qualcuno come il figlio di Ravera (Marco). Ma, di fondo, comunque, c'è un'esterofilia che fa vomitare. Perfino nel tono della voce degli speaker radiofonici stessi, quando presentano una canzone dei Simple Minds. C'è diversità nel modo in cui introducono una canzone di De Gregori. C'è un tono proprio diverso. S iamo provinciali, siamo esterofili, non c'è scampo. E questo ci sta massacrando, nel senso che, anche a livello di stima, coloro che in Italia fanno musica vengono ammazzati. Noi dobbiamo sempre dimostrare cento volte di più. Uno spettacolo come questo non s'è mai visto. Non si è mai visto uno straniero fare queste cose. Questo non è mai stato detto, capito? Se lo avessero fatto, che so, i Duran Duran... lo avrebbero detto nei telegiornali. Se un italiano va in giro per una tournée, non ne parla nessuno. E' proprio una situazione che va sempre peggio...

Visto che sei diventato da poco giornalista pubblicista, ti chiedo un parere, un pò da collega: pensi che ciò sia dovuto alla mancanza di un buon rapporto tra l'artista e la stampa?
L'Italia è una provincia del mondo musicale. Quindi, noi siamo provinciali, come concetto. Ed allora quelli che vengono dall'Inghilterra o dall'America sono sempre i conquistatori. Ad esempio c'è uno che addirittura scrive, (leggevo l'altro giorno su Repubblica) che si dispiace molto che a Milano Bob Dylan fa poca gente, perché ha il concerto contemporaneamente con me stasera! Bob Dylan è comunque un grande, però non vuol dire niente.

Parliamo ora dei dischi recenti che ti sono più piaciuti. Avevi citato prima i Simple Minds...
Non è che mi ispiri molto "Street Fighting Years" il loro ultimo album.

Nonostante l'apporto di Trevor Horn?
Non l'ho notato molto in quel disco lì. Lo preferivo di più nei dischi dei Frankie Goes To Hollywood: grandissimi!

Altri dischi?
Mi è piaciuta molto Cyndi Lauper. L'ultimo pezzo che ho sentito mi ha colpito, e vorrei sentire l'ellepi. Secondo me, lei è la più brava. Madonna ha preso, a mio parere, molto da Cyndi Lauper. Poi c'è il disco di Michael Jackson "Bad". E' suonato benissimo, arrangiamenti stupendi, meravigliosi, però è tutta plastica, non ti lascia niente. Manca l'anima. Ho sentito anche l'ultimo disco degli U2, "Rattle and Hum": è stupendo!

E il bello è che due anni fa sostenevi, nella nostra chiacchierata, che la qualità tecnica di "The Joshua Tree" corrispondeva a quella di un provino...
Ma questo è migliore! C'è dentro la vitalità, forte feeling...

E per quanto riguarda i dischi italiani?
A me piace "Miramare 19.4.89" di Francesco De Gregori. E' molto bello.

Cosa ne pensi invece di "Oro Incenso e Birra" di Zucchero?
L'ho sentito: è bello anche quello. Ha una gran carica dentro. Musicalmente mi piace molto. Come testi, un pò meno, va be' che non sono molto importanti i testi di Zucchero... Poi, sai, giudicare i testi è difficile per me, perché già ci sono i miei. Per quanto concerne invece i giovani c'è Luca Carboni che fa delle cose carine. Va be', non è che impazzisca. Però si sente sempre qualcosa di buono. Gli Skiantos, che mi seguono in questo tour, sono anch'essi bravi, hanno fatto un buon disco...

E' stato prodotto dalla "Bollicine srl". A proposito dei gruppi nuovi ho ascoltato i Ladri di Biciclette: hanno una sezione fiati buona ed un bravissimo cantante grintoso e dal buon accento inglese...
Infatti, secondo me sono una buona band. Devono mantenere quello spiritoe quell'ironia che c'è nella loro canzone omonima. C'è speranza... Voglio dire che se uno becca una canzone del genere è sulla buona strada.

Passiamo ora alla tua band. Non parlerei di nuovi suoni, visto che c'è continuità con il consueto Vasco Rossi sound. Però la novità principale è costituita dalla nuova lead guitar, Andrea Braido...
E' un chitarrista esagerato, animalesco, è un animale. E' incredibile come suona... E poi mi piace molto questa figura che ha. E' completamente l'opposto della figura del chitarrista solista immobile, fighetto, vestito magari in pelle. Invece no, capisci, lui è uno che è vero. E questo gruppo qua ha quello di buono, secondo me: è molto vero. Viene fuori entusiasmo. Quindi siamo tutti più animali. Adesso questo gruppo è molto più simile a me, capisci, nel senso che prima c'era qualcuno che aveva altri viaggi; insomma, c'erano varie personalità. Adesso invece ci sono personalità più compatte: sembrano heavy metal. Ma non sono un gruppo di heavy metal!

Forse si fanno queste affermazioni, per via degli assoli pirotecnici di Braido, che comunque rientrano nel contesto del tuo rock'n'roll...
Effettivamente Braido è un grande. Ha venticinque anni. E' una nuova sicurezza dell'Italia musicale...

Non te lo lascerai scappare in futuro, quindi...
No. Anzi, è anche un tipo di persona con cui vado molto d'accordo.

Parliamo del resto della band...
C'è il bassista inglese, Paul Martinez (già nella band di Patty Pravo. E noto ai più per la storica reunion dei Led Zeppelin, in occasione del Live AId del 1985; assieme a lui, c'erano, oltre al mitico duo Page-Plant, i batteristi Tony Thompson e Phil Collins, ndr) che è fontamentale per la presenza. Infatti adesso la gente balla nei concerti. Vuol dire che c'è l'onda rotonda, che è sempre stata un pò il problema. Perché di bassisti in Italia ce ne sono di bravi. Sono anche tecnicamente più bravi, però non hanno l'onda.

Da menzionare, poi, il rhythm guitar, Davide Devoti, proveniente da una band di trash metal...
E' molto simpatico, e poi bisogna tenerlo un pò calmo, altrimenti correrebbe in continuazione. Poi c'è sempre il batterista, Daniele Tedeschi che è cresciuto di due spanne perché adesso ha in più la motivazione che negli anni scorsi non aveva, poiché con la Steve Rogers Band non legava. Non contento, era andato a vendere mangimi, quando la Steve Rogers si mise da sola e lui non accettò di andare con loro. Da allora gli è venuta fuori una reazione, adesso suona svelto.

E per quanto riguarda "Cucchia", cioè il sassofonista Andrea Innesto?
Cucchia è sempre molto bravo. E' un sassofonista eccezionale. Pur essendo giovane, è in grado di fare delle cose che non sono semplici. Il tastierista, invece, Alberto Rocchetti, era da molto che suonava con Ruggeri, per cui è molto raffinato.

Il bello è che i giornali riportano che hai letteralmente rubato Rocchetti a Enrico Ruggeri...
E invece no. Lui non c'era già più con Ruggeri. Comunque l'ho chiamato perché mi serviva un tastierista sicuro, che non fosse solo un professionista, ma disponibile a fare il turnista...

...ma che avesse il feeling!
Esatto, con l'anima. A quel punto (probabilmente Vasco si riferisce alle prove del tour '89, effettuate nella campagna piacentina, ndr) era molto perfettino, molto sull'elegante nel suonare. E invece, io avevo bisogno di un suono più sporco...

Come nella migliore tradizione dei tastieristi pop-rock, da Nicky Hopkins a Jon Lord...
Esatto, un tastierista più caldo, più animalesco. Comunque adesso segue bene tutte le tastiere ed è molto bravo.

Lo show del tour '89 si apre con un arrangiamento diverso di "Muoviti", caratterizzato da una lunga parte iniziale che non c'è sul disco...
Difatti "Muoviti" è nata così, esattamente come la senti dal vivo. Nel mixaggio finale per l'ellepì l'ho tagliata perché era troppo lunga, i tempi delle facciate rischiano di venire diversi, ed allora l'ho ridotta un pò.

Adesso che con altri tre soci hai fondato la "Terry Balls srl", una società di produzioni discografiche, pensi ora di dedicarti a seguire nuovi lavori, come già accaduto nel caso degli Skiantos?
Sì abbiamo già in cantiere varie cose. C'è un gruppo di Bologna, si chiamano Raptus, sono melodici, fanno dell'ironia alla bolognese.

A proposito di gruppi giovani, i Nuvolari di Modena, quel gruppo fusion che due anni fa decantavi tanto e che hai portato in tournée all'epoca di "C'è Chi Dice No", che fine hanno fatto?
Hanno qualche problema interno. Meritavano comunque di pubblicare un disco di quel genere. Però le case discografiche hanno delle difficoltà, perché sarebbe un disco solo musicale... Dispiace, perché la loro musica a me piaceva molto. La loro è una fusion molto piacevole da ascoltare, tra l'altro.

Altri artisti con cui lavorerai?
Stefano Piccagliani. E' un giovane di Modena. E' un prodotto su cui cominceremo a lavorare sicuramente alla fine della tournée. Lui è ancora molto giovane, per cui avrà senz'altro molto da dire.

di Achille Maccapani

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