RAY WILSON, For A Friend

Patrizia Marinelli 20 giu 2016
Scozzese, classe 1968, Ray Wilson pubblica For A Friend, l’album che dedica a un suo caro amico scomparso un anno fa. Un riuscito mix di soft rock, ballate acustiche e arrangiamenti raffinati, che chiama a sé un ensemble di musicisti passionali impegnati a regalare anima e pathos a ogni traccia…

Uscito il 6 giugno 2016, For A Friend è l’album profondo e intenso che Ray Wilson pubblica per Jaggy Polski Records: nove tracce che il cantante/chitarrista britannico sigla in collaborazione col chitarrista Uwe Metzler, più la cover di High Hopes firmata da David Gilmour. L’album è stato mixato a Monaco da Yogi Lang e la produzione affidata a Lucasz Koput.

Ray Wilson dedica For A Friend a un amico scomparso lo scorso anno, mentre un successivo album arriverà il prossimo ottobre col titolo Makes Me Think Of Home. Un doppio impegno discografico a distanza di pochi mesi per il cantante/chitarrista scozzese che molti conoscono per aver dato vita agli Stiltskin (band post grunge attiva a tutt’oggi) e molti altri per la sua (breve) militanza nei Genesis. [Wilson ha registrato con i Genesis un solo album – Calling ...
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info intervista

Ray Wilson
For A Friend
All Stations, 1996 – sostituendo Phil Collins come vocalist].

Se Makes Me Think of Home andrà ad esplorare i territori rock, prog e pop con i quali Wilson ha grande dimestichezza, For A Friend è invece un album intimo, che si immerge nell’habitat preferito dell’autore, quello acustico, marcato dalle influenze degli odierni Stiltskin che entusiasmeranno i loro fan.

Composto a due mani col chitarrista polacco Uwe Metzler, For A Friend ha visto Wilson ripetere quel che ha fatto con gli Stiltskin (prima) e con il progetto Cut (dopo): defilarsi in studio dal ruolo di chitarrista lead ed abbracciare quello di cantante, delegando gli interventi ai suoi valenti compagni d’avventura. Insomma, nulla di tanto diverso dall’iter a cui Ray Wilson ha abituato da tempo i suoi fan e che rispecchia (in parte) il percorso intrapreso per il suo precedente Chasing Rainbows (2013).

Attualmente impegnato nel suo acclamato tour europeo [alcune date in Germania stanno già registrando il soldout], incontriamo Ray Wilson per l’interessante chiacchierata che segue.

Ciao Ray, partiamo da For A Friend, il tuo album appena uscito e che stai portando in giro: come sono nati i brani?
Dal 2006 lavoro con Uwe Metzler, un mio amico chitarrista con cui ho realizzato She, l’album degli Stiltskin di quell’anno, e così anche per questo For A Friend. Abbiamo discusso per giorni riguardo alla direzione da dare a questo disco e addirittura, a un certo momento, avevamo pensato che potesse essere il nuovo album degli Stiltskin… Ma non poteva essere, io sentivo l’album qualcosa di più personale ed intimo, con un feeling decisamente acustico. E così è venuto alla luce Song From A Friend.

Sappiamo che il processo di registrazione è stato piuttosto articolato, ce ne parli?
Uwe ha elaborato alcune idee nel suo studio di Stoccarda (Germania), mentre io ho registrato le parti vocali e le melodie nel mio studio a Poznan (Polonia), dove sono arrivati anche Lawrie Macmillan (basso), Kool Lyczek (piano/Hammond) e Mario Koszel (percussioni). Successivamente, nel suo studio di Edimburgo (Gran Bretagna), Ali Ferguson ha provveduto a creare dei suoni d’atmosfera con le sue chitarre, mentre Neir Z. ha suonato la batteria in una traccia (How Long Is Too Long) nel suo studio di Nashville (Tennessee). Alla fine, tutto il materiale è stato inviato a Yogi Lang degli RPWL Studios di Monaco per essere mixato. In pratica, abbiamo girovagato per il mondo!

C’è stato un brano particolarmente ostico da realizzare?
A dire il vero no. Anzi, mi sono divertito a cantare How Long Is Too Long in maniera diversa da quella stabilita dal piano di lavoro ed anche a cantare la cover di High Hopes, considerando che David Gilmour ha uno stile molto diverso dal mio. A proposito, in quel brano c'è anche un bel assolo di Uwe!

A proposito di "High Hopes", perché proprio questa scelta?
Mi è sembrata una song decisamente appropriata all’album dal punto di vista spirituale. Il suo messaggio, infatti, si sposa alla perfezione con il resto dell'album e poi, diciamolo, è una song favolosa… il che non guasta!

Sei noto per riuscire a creare coinvolgenti atmosfere acustiche: pensi che For A Friend abbia in sé tutti gli elementi tipici della tua musica?
Credo che sia più vicino a ciò che erano i miei primi live show. Sono sempre stato un grande fan di artisti come Jackson Browne, Leonard Cohen, Ray Lamontagne ed è stato bello comporre i brani di questo album pensando in tale direzione. Devo confessare che mi piace riascoltarlo anche se l’ho già fatto un milione di volte!

Cercare di descrivere il tuo stile non è semplice e, nel corso del tempo, le definizioni date in tal senso sono state molte: qual è il genere di musica che ti ha maggiormente influenzato ad oggi?
E’ difficile dirlo. Mi piace instillare malinconia, rabbia ed anche una dose di humor nella mia musica e, credimi, questi elementi pesano di più di un semplice genere musicale.

Il prossimo ottobre a For A Friend farà seguito un album rock. Come mai hai sentito l’esigenza di proporti con un ulteriore album a così breve distanza?
Il mio prossimo album si intitola Makes Me Think Of Home e lì dentro ci saranno brani rock, ma anche pop e progressive che ho composto negli ultimi quattro o cinque anni. Direi che For A Friend è una sorta di mio diario, mentre Makes Me Think Of Home una raccolta di canzoni. Ti confesso che non vedo l’ora di vedere le reazioni dell’audience…

Oltre che chitarrista suoni anche il basso, giusto?
Suonavo il basso molto prima di imbracciare la chitarra, ma non mi sognerei mai di considerarmi un bassista, sebbene mi piaccia molto creare linee di basso melodiche; elementi che, a mio avviso, fanno la differenza in una song. Certo, non è il caso di un album come For A Friend in cui a prevalere è necessariamente la chitarra e, di conseguenza, è stato mixato proprio per metterla in evidenza.

Come chitarrista quali sono stati i tuoi artisti di riferimento?
David Gilmour e Prince. Riguardo al basso, Phil Lynott e John Entwistle. Artisti con stili diversi ma accomunati da una evidente attrazione per la melodia.

Andiamo ai Genesis ed al loro Calling All Stations del 1996 in cui avevi preso il posto di vocalist di Phil Collins. Ritieni che quell’esperienza abbia influenzato la tua musica di lì a venire?
Certo, ogni cosa che fai ti rimane addosso in qualche modo ma, ad essere sincero, credo che quella esperienza non abbia influenzato affatto la mia musica.

Qual è il più bel ricordo che hai di quel periodo con i Genesis?
Essere gli headliner del Rock Am Ring Festival in Germania assieme a Bob Dylan. Uno strano, ma formidabile feeling. Un altro momento indimenticabile è stato cantare con gli Scorpions ad Hannover e anche suonare insieme alla Berlin Philarmonic Orchestra.

Nel 2013 hai collaborato con Steve Hackett nel progetto Genesis Revisited II: come ti sei trovato con lui?
E’ stato molto bello lavorare con Steve. Lui è un chitarrista grandioso, ed è stato fantastico lavorare su delle song straordinarie. Non ho subìto alcuna pressione e tutto è venuto fuori in maniera molto naturale.

C'è un artista col quale ti piacerebbe collaborare oggi?
Bruce Springsteen!

Ricordi la tua prima chitarra?
Il primo in assoluto è stato un Epiphone Bass, seguito da una chitarra acustica Kasuga che era appartenuta a mio zio. Non ho comprato la chitarra elettrica prima dei 21 anni e così la maggior parte di ciò che ho imparato è stato con la chitarra acustica. Oggi suono prevalentemente con le Taylor ed anche con una bella Godin Acousticaster che ho ormai da 20 anni!

Sul palco che genere di equipment ti porti?
Da anni utilizzo parecchio una Taylor 314CE dotata di elettronica Fishman che collego a un vecchio processore Alesis Quadreverb GT: trovo che il suo sound di questa combinazione sia fantastico sul palco! Utilizzo anche una Taylor a 12 corde, la Godin Acousticaster di cui ti dicevo dotata di elettronica LR Baggs, e due Wolf Electric Guitars Custom Made con pickup Seymour Duncan. Testata Hughes&Kettner Valve più cabinet.

Hai in programma un tour per la promozione di For A Friend e del prossimo Makes Me Think Of Home?
Beh… in linea di massima, io sono in tour tutto l'anno, quindi la mia risposta è sì. Se ben ricordo, dovrei suonare da voi in Italia il prossimo ottobre con Milano come prima tappa.

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