MARK TREMONTI CAUTERIZE

Paolo Battigelli 01 giu 2015
In uscita il prossimo 9 giugno, "Cauterize" è la nuova prova di studio di Mark Tremonti, impegnato nel doppio ruolo di chitarrista/vocalist, con il supporto di Wolfang Van Halen, Eric Friedman, Garrett Whitlock e la produzione di Michael "Elvis" Baskette...

Sono trascorsi tre anni da All I Was, debutto solista di Mark Tremonti già chitarrista di Creed e Alter Bridge. Prodotto da Michael “Elvis” Baskette, l’album mostrava tutte le influenze speed metal del celebre chitarrista del Michigan ed anche il suo debutto di lead vocalist.

L’accoglienza fu positiva (“All I Was rivela la profondità del talento di uno dei chitarristi che rappresentano il nocciolo duro del rock...” si era letto da più parti) e l’album non faceva una grinza...
Oggi Tremonti torna nell’agone musicale con Cauterize (Fret12 Records), tentando di bissarne il successo.

Nel frattempo, molte cose sono cambiate. La più importante è l’inserimento in squadra del bassista Wolfgang Van Halen (figlio del leggendario Eddie) ma anche le condizioni logistiche e organizzative in cui l’album ha preso forma hanno inciso non poco sul risultato finale.

Nel disco precedente la band (con Mark impegnato a suonare anche le parti di basso) era sotto pressione ...
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TREMONTI BAND
MARK TREMONTI
CAUTERIZE
dovendo fare i conti con tempi di realizzazione oltremodo ristetti e budget limitato, mentre oggi hanno avuto a disposizione più di un mese e disponibilità di molto maggiori.
E ancora. In origine, All I Was era destinato a essere unicamente pubblicato online e, solo in un secondo tempo, visto il positivo progredire del lavoro, avevano optato per il formato cd: come dire, premesse fragili e poca fede nelle proprie potenzialità.

Oggi la Tremonti Band - e il suo leader in primis - sono coscienti dei propri mezzi e il tempo trascorso tra tour e session di studio, ha finito con il fortificare i legami interni, trasformando il combo in struttura coesa e musicalmente organica. Prova ne e' la ventina e più di ottime tracce che andranno a spalmare su due album!

Si, perchè gli album saranno due: il primo nei negozi in questi giorni e intitolato Cauterize; l’altro in uscita entro la fine dell'anno e presumibilmente titolato Dust. Un’overdose di creatività che si riflette nella qualità del materiale prodotto.

Ma parliamo del nuovo Cauterize che, sin dai primi riff del brano d’apertura (Radical Change) alle ultime note dell’epico Providence, mette in chiaro come Tremonti abbia raggiunto un nuovo livello compositivo. Il suono è denso, a volte spigoloso e comunque scorrevole, mentre il mood passa dall’hard rock al metal a sonorità più soft.

Radical Change e Flying Monkeys brillano per i riff di chitarra, così come Another Heart (primo singolo) può considerarsi una sorta di summa dell’album: riff tagliente, assolo ficcante e una ritmica che pompa nelle retrovie; il tutto incorniciato dalla voce del leader. [Non sarà Myles Kennedy ma merita attenzione...]

Due i momenti clou. Fall Again, con uno splendido assolo di Tremonti, e il solenne Providence (originariamente scelto come titolo dell’album), in cui è l’intera band a brillare di luce a tratti abbagliante.

Cauterize è il primo lavoro di studio della Tremonti Band con Wolfgang Van Halen al basso, e si sente. Non che Mark non abbia fatto un buon lavoro sul precedente All I Was, ma qui si avverte distintamente che è un bassista a suonare, e di buona caratura peraltro...

Cauterize è innanzi tutto un guitar-album e non potrebbe essere altrimenti... Qui Tremonti punta su nuovi muri da abbattere in fatto di tecnica: “Da quando ho iniziato a suonare la chitarra, a 11 anni, ho continuato a studiare, cercando di migliorare la tecnica, lo stile. Succede ancora oggi, e sarà sempre così...” Ed infatti, con gli Alter Bridge e soprattutto con la sua band, continua a farlo. Cauterize ne è la prova. La musica è a tratti furiosa e più aggressiva rispetto a All I Was ed i testi spesso oscuri e criptici.

Cauterize è un disco appetibile per i fan del Tremonti versione Creed, Alter Bridge e solista, così come per chiunque ami il rock a tinte forti.
Tuttavia, per esprimere un giudizio definitivo, non resta che aspettare l’uscita di Dust, praticamente già bello e pronto, contenente i rimanenti brani. Solo in quel momento si potrà avere una visione completa di questo arazzo musicale che, nelle parole dello stesso chitarrista americano, segna un punto fermo della sua carriera.

Cauterize, questo tuo secondo lavoro da solista, appare più heavy e meglio strutturato rispetto al debutto. Cos’è cambiato ?
Molto. Innanzi tutto, abbiamo avuto più tempo a disposizione, una quarantina di giorni, mentre All I Was era stato realizzato in meno della metà. E poi, l’inserimento in squadra di Wolfgang [Van Halen] si è rivelato determinante. Nell’album precedente avevo suonato anche le parti di basso, sottraendo tempo prezioso alla composizione e alla rifinitura dei brani, mentre per Cauterize Wolfgang è stato coinvolto dall’inizio. Si è unito a noi alcuni qualche giorno dopo l’inizio delle session e, appena l’ho sentito suonare, ho capito che non avremmo potuto trovare musicista migliore: metabolizza le parti in pochi secondi, ha ottime idee e le sue linee di basso risultato sempre precise e originali. Inoltre, per il primo disco avevamo un budget limitato, mentre stavolta ci siamo potuti permettere una produzione migliore visto che avevamo acquisito una maggiore fiducia nelle nostre potenzialità. Allora non era cosi' ed infatti All I Was in origine doveva viaggiare unicamente sulla rete. Solo verso la fine, dopo che si siamo resi conto dei progressi e della bontà del materiale, abbiamo optato per il formato cd. Un elemento di continuità è rimasto invece Elvis Baskette [il produttore]: quinto membro effettivo della band.

Alla fine delle session vi siete ritrovati con materiale in esubero. Come hai selezionato i brani finiti su Cauterize?
Ci siamo ritrovati con più di venti idee, tutte buone! E visto che non avevo intenzione di rinunciare a una sola di esse, ho deciso di mettere in cantiere due album. Cauterize, seguito da un secondo disco che dovrebbe uscire entro la fine dell'anno. Credo che il titolo sara' Dust, quello del brano che chiude la scaletta.

Con quale criterio li hai spalmati sui due album?
Ho optato per una sorta di equilibrio. Mi spiego meglio... Una serie di brani heavy non suona così heavy quanto alcuni di essi intervallati da altri più soft. L'alternarsi di pieni e vuoti tiene desta l’attenzione e fa in modo che ogni brano colpisca con efficacia. Cauterize contiene ottimi brani, ciononostante Dust non è assolutamente un disco di serie B. Pensa che Dust, l’ultima traccia, è forse la migliore di tutte... a cominciare da un ritornello irresistibile!

Non sei stato tentato di inserirlo in questo primo album?
Mio fratello Dan [manager di Mark e boss dell’etichetta di famiglia, Fret12] mi ha dato del pazzo, dicendomi che era un grossolano errore. Io rimango però convinto di aver preso la decisione giusta. Dust è un lavoro completo, qualitativamente allo stesso livello di Cauterize. Pensa che se decideremo di pubblicare Dust come serie di singoli, quel brano sarà l’ultimo a essere ascoltato... Forse mio fratello non aveva tutti i torti! [ride]

Come mai hai scelto Cauterize come titolo?
Premesso che i ragazzi della band sono sembrati più eccitati dall'ascolto dei brani heavy, ti diro' che in origine il titolo era Providence, come il brano che chiude il disco: epico, coinvolgente e articolato. Poi però ho deciso di vagliare altre ipotesi andando a rileggermi i testi di tutti i brani arrivando a 150 titoli possibili. Li ho analizzati con mio fratello che peraltro ama quelli corti, di una sola parola, e alla fine abbiamo puntato su Cauterize. Ricordo che ha esclamato "è questo!" Una scelta felice, che ha ispirato un bellissimo artwork per la copertina.

Parliamo dei brani?
Ti dico subito che Flying Monkeys, è il mio preferito. L’avrei scelto come primo singolo, ma non sempre quando si sceglie di getto si ha ragione ed è bene confrontarsi con gli altri e ascoltare cosa hanno da dire. Al suo posto è stato scelto Another Heart: a cose fatte, la cosa migliore. Providence è stato il brano più impegnativo, vista la sua struttura complessa e l’intervento di vari strumenti: un brano maestoso, come non era accaduto in passato di concepire. Ho voluto chiudesse l’album per congedarci con qualcosa di imponente e solenne. Radical Change è un’altro brano che si fa notare. In tutti i casi, ritengo che ciascun brano della scaletta mostri qualcosa di cui vantarsi... anche riguardo ai testi!

Già, i testi... come sei riuscito a dividerti tra argomenti di un certo spessore ed altri più leggeri, tipici di una rock band?
L’ho sempre fatto, non è una novità. Stavolta pero' il problema si è presentato quando, con una ventina di pezzi pronti, mi sono reso conto che avrei dovuto scrivere altrettanti testi! "E ora, come faccio?" - mi sono chiesto. Ho deciso allora di accendere il computer e lasciare che le idee fluissero senza restrizione alcuna, come farebbe un rapper. Poi sono andato a riascoltare le cose cercando di trasformarle in testi che avessero un senso. Alla fine ho preso ad adattarli alla melodia, sino a rendere tutto fluido e scorrevole. Riguardo agli argomenti trattati, non ho fatto distinzione: quel che mi veniva in mente andava bene, esperienze personali o accadimenti tratti dalla realtà che mi circonda. Non mi sono mai concentrato sui temi normalmente considerati gli stereotipi di una rock band: feste, storie d’amore, donne e cose simili... almeno non scientemente. Come faccio con la musica, anche con i testi cerco di infondere passione.

Passiamo a Fall Again e Sympathy: il primo con uno splendido assolo e intreccio di chitarre e l’altro più commerciale. Che ne pensi?
Trovo l’assolo di Fall Again particolarmente riuscito. Un assolo di stampo rock vecchia scuola, senza troppi fronzoli tecnici ma energico e dal sicuro appeal. Ho usato la mia PRS Signature, la stessa che puoi ascoltare per tutto l’album. Dal canto suo, Sympathy è stato il faro che ha indicato la via, permettendoci di mostrare l’originalità di certe soluzioni. Parla degli ostacoli e delle difficoltà che ci troviamo ad affrontare quotidianamente, gli alti e i bassi della vita. Ogni volta che pensi di aver raggiunto la meta cadi rovinosamente a terra, ciononostante hai la forza di rialzarti e tornare a combattere. E’ questa la lezione. Questo brano è forse il più commerciale ma è ben strutturato, con interventi eleganti e grande pulizia d'esecuzione da parte di tutti noi. Wolfgang, soprattutto, ha fatto un ottimo lavoro.

Hai utilizzato un parco-chitarre piuttosto basic, giusto?
Non amo troppi fronzoli e, come ti dicevo, ho utilizzato la mia PRS Mark Tremonti II Signature, mentre Wolfgang il suo basso Fender Signature.

Diverso il discorso riferito agli amplificatori...
Mi considero un amp-aholic: possiedo ogni ampli immaginabile, e in studio non mi sono fatto mancare nulla. Ho usato il mio Van Weelden Twinkleland per la maggior parte dei suoni puliti e per alcuni leggermente distorti, mentre per quelli più heavy ho usato il Bogner Uberschall. Poi il Bogner 6L6 che adoro. In studio mi sono anche portato una testata MesaBoogie Triple Rectifier, un Cornford RK100 e un PRS Archon. Alla fine ho utilizzato un mix di quattro ampli, ma il lead-tone è stato principalmente opera di PRS Anchor e Bogner Uberschall. Dimenticavo: mi ero portato anche un Fender Tweed Deluxe del 1956 e un Bassman del 1960. Il Bassman l’ho riportato subito a casa poiché non mi sembrava adatto, mentre il Tweed Deluxe è rimasto in studio tutto il tempo. Abbiamo trascorso una giornata intera a valutare la resa sonora degli ampli e alla fine Elvis ha deciso il più adatto, brano per brano.

Rack o pedali?
Senza dubbio sono un pedal-guy, anche se mi sono montato un rack che uso spesso.

All’inizio, con Creed e Alter Bridge, usavi spesso il pedale wah-wah, ultimamente molto meno...
L'ho usato sin dall'inizio, facendone una sorta di coperta di Linus con cui mi sentivo al sicuro, soprattutto nei solismi. Poi, dopo l'uscita di Alter Bridge III, qualcuno mi ha detto: "preferirei lo usassi di meno..." E così sull’album successivo vi ho rinunciato quasi del tutto. Su Cauterize l'ho usato con parsimonia. In ogni caso, e' innegabile che il wah-wah abbia influito moltissimo sul mio modo di suonare.

Come fai a differenziare il tuo playing con la Tremonti Band da quello con gli Alter Bridge? E come riesci a splittare le tue composizioni?
Sono due le differenze importanti: la voce e la sezione ritmica. La mia voce e quella di Myles [Kennedy] non potrebbero essere più differenti come timbro ed estensione ed e' per questo che funzionano nella band. [Alter Bridge] Riguardo alla ritmica, Scott Philips [batteria] e Brian Marshall [basso] hanno un mood più levigato e smooth, laddove la Tremonti Band punta dritto verso il metal. Quando mi metto a comporre un brano, lascio che il cavallo della creatività corra a briglie sciolte: se si lancia in una corsa sfrenata andrà verso la Tremonti Band; se invece va al galoppo con un incedere più elegante, punterà sugli Alter Bridge. Devo pero' dire che ultimamente anche i Bridge stanno virando verso un mood più duro, dunque si sta creando una... zona grigia!

A proposito di band. Wolfgang non potrà essere in tour con la Tremonti Band per impegni presi in precedenza con i Van Halen. Chi lo sostituirà al basso?
Al suo posto ci sarà Tanner Keegan. Lo conosco bene, e' un ottimo bassista!

Sei chitarrista, cantante e compositore. In quale ruolo ti identifichi maggiormente?
Sicuramente in quello di autore/compositore. Trascorro il 90% del mio tempo con una chitarra in mano a comporre melodie. Per anni sono stato considerato un chitarrista, ma ciò che amo veramente è scrivere song.

Non abbiamo detto come e quando hai iniziato a suonare la chitarra...
Sono il più giovane di tre fratelli e sono cresciuto a Detroit, nel Michigan, prima che la mia famiglia si trasferisse a Wilmette, non lontano da Chicago. All’età di 11 anni i miei fratelli mi iniziarono al rock e metal di Kiss e Metallica. Nel 1985 comprai per 25 dollari la mia prima chitarra, una Tara, una copia economica di una Gibson Les Paul. Eccitato all’idea di suonare, imparai le prime cose da buon autodidatta... anzi, per la verità presi una lezione ma il maestro mi voleva insegnare Mary Had a Little Lamb quando il mio unico desiderio era di suonare Master Of Puppets! [Metallica] Mentre imparavo i rudimenti della tecnica prendevo a concentrarmi sulla melodia e struttura delle song che ascoltavo... la mia più grande passione. Il primo concerto che vidi fu degli Iron Maiden: rimasi senza parole, impressionato da quei chitarristi. Dovevo diventare come loro! Nel modo piu' assoluto!

Una curiosità. E’ vero che sei un mago del flipper?
[ride] Sono 20 anni che pratico questo… sport! Mi diverte e mi rilassa. E si, sono bravino, lo ammetto...

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