Sco – Mule... ovvero John Scofield & Warren Haynes!

Paolo Battigelli 01 mar 2015
Dal momento in cui è trapelata la notizia che i Gov’t Mule avrebbero pubblicato l’album Sco-Mule con il chitarrista jazz John Scofield, sono cominciate a fioccare anticipazioni e speculazioni. Ora che l'album è una realtà, tutto è divenuto finalmente chiaro...

I Gov’t Mule (il power trio americano nato nel 1994 come side project di Warren Haynes, allora chitarrista degli Allman Brothers, col bassista Allen Woody ed il batterista Matt Abts), sono i protagonisti di una scintillante carriera all'insegna del southern rock più puro e sanguigno. John Scofield, dal canto suo, è “semplicemente” un maestro dei maestri della chitarra jazz!
Ebbene, la partnership tra tali e tanti artisti si è materializzata nell'album Sco-Mule uscito il 26 gennaio scorso (Mascot Records) celebrando il ventennale degli stessi Muli.

La storia di Sco-Mule è interessante e per certi versi curiosa.
Siamo nel 1999 e Warren Haynes è assai intrigato dalla musica di John Scofield il quale, per sua stessa ammissione, non lo conosce nemmeno. Così una sera gli si para davanti al termine di un concerto (“Era vestito come un biker, non proprio un Hell’s Angel ma molto simile...” - ricorderà Scofield) chiedendogli se sia disposto a fare qualcosa insieme. ...
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info intervista

Gov’t Mule
John Scofield & Warren Haynes
Sco-Mule
I due si fiutano e, sebbene il personaggio Haynes non abbia molto a che spartire con il mondo di jazz e fusion, Scofield prende tempo riservandosi di decidere. Il resto è storia...

L’improbabile coppia, almeno sulla carta, si ritaglia il tempo indispensabile per provare il repertorio (un solo giorno!) dandosi appuntamento sul palco per due concerti da tenersi ad Athens e Atlanta nel settembre del 1999. Preceduti da un’intensa performance del compianto Chris Whitley, i primi a esibirsi sono i Gov't Mule che puntano su uno show che, fatti i debiti scarti temporali, corrisponderebbe oggi al primo set di un loro concerto. Una manciata di hard-rocking-songs, tanto per bilanciare ciò che sarebbe venuto dopo. Poi arriva John Scofield, accompagnato dal tastierista Dan Matrazzo in veste di special guest. Molti tra il pubblico, avendo sempre considerato i Muli una rock band, sono spiazzati da ciò che ascoltano, ma questo contribuirà a gettare nuova luce sulla loro versatilità.

Il responso, alla fine, è entusiastico: anche grazie a una scaletta in grado di mescolare in maniera intelligente brani d’impronta jazz (Tom Thumb di Wayne Shorter, Hottentot di Scofield), un paio di chicche tratte dal repertorio di James Brown (Doing It To Death, Pass The Peas) ed episodi rock blues (Birth Of The Mule, Kind Of Bird, Devil Likes It Slow) firmati dallo stesso Haynes.

Alcuni giorni dopo, Warren riascolta la registrazione e rimane colpito da sei brani dello show di Atlanta (80 minuti in tutto). Così, insieme a Scofield, decide di effettuare i mixaggi per un probabile album live. Non nell’immediato futuro però, perché i Muli sono occupati a dare gli ultimi ritocchi al loro terzo album, quello che sarebbe diventato Life Before Insanity (2000).

Sco-Mule, questo il titolo scelto, sarebbe probabilmente uscito subito dopo. Ma non sarà così. La tragica morte del bassista Allen Woody, sei mesi più tardi, mette tutto in standby. Dopo un periodo di prevedibile sbandamento in cui la band non sa neppure se continuare ad esistere, i Muli decidono di girare pagina. Il nuovo episodio discografico ha per titolo The Deep End Vol. I & II, seguito dal live The Deepest End: a quel punto, la priorità è trovare un bassista. Negli anni successivi, l’idea di pubblicare Sco-Mule tornerà d’attualità, ma i tempi non saranno mai quelli giusti. Sino a oggi...

I Gov’t Mule festeggiano i primi venti anni di carriera pianificando una serie di uscite celebrative, tra le quali Sco-Mule visto che ha segnato un momento importante nell’evoluzione della band, ma anche per rendere giustizia al talento di Allen Woody, bassista, membro fondatore e insostituibile compagno d’avventure. La differenza, rispetto al piano originale, è che l’album sarà doppio, contenendo anche estratti dal concerto di Athens. “Dopo aver ascoltato con attenzione il materiale a nostra disposizione...” – ha spiegato Warren Haynes – “mi è stato chiaro che l’ottima qualità delle performance e delle registrazioni meritava di essere condivisa con i nostri fan nella loro interezza”. Sono passati sedici anni da quelle registrazioni, ma Sco-Mule non ha perso un’oncia della sua freschezza e bellezza...

Quella che segue è l'esclusiva chiacchierata che il nostro magazine ha potuto fare con entrambi gli axemen del progetto Sco-Mule: ovvero, Warren Haynes e John Scofield...

Partiamo dalla genesi del progetto Sco-Mule?
John Scofield - La prima volta che ho incontrato Warren fu in un jazz club di New York dove mi esibivo con Joe Lovano. Somigliava a un Hell’s Angel e venne verso di me, non sapevo chi fosse. Mi disse: "hey man, posso sedermi qui con voi?" No, riposi, nessuno può farlo. Prese posto comunque e pian piano iniziammo a parlare. Venni così a sapere che suonava con gli Allman Brothers e pensai: "cavolo, niente male!" Per farla breve, diventammo amici. Un giorno mi chiamò dicendo che aveva ascoltato il mio album A Go Go e che gli piaceva il mio playing: in breve, mi invitò a suonare con i Gov’t Mule in un paio di date. La loro musica e il loro mood erano molto differenti dal mio mondo ma gli risposi che ci avrei pensato. Warren è un ottimo chitarrista, perciò decisi di dargli una chance. Ci trovammo ad Atlanta (Georgia) per due show da tenersi ad Athens e Atlanta. Furono registrati entrambi e Warren scelse i brani più riusciti. Ricordo di essermi divertito: la band era fantastica con quella ritmica stratosferica formata da Matt [Abst] alla batteria e Allen [Woody] al basso. Un successo. Poi ci fu la tragedia della morte di Allen: la vita dei Gov’t Mule cambiò totalmente e il progetto Sco-Mule fu accantonato. Ma, come forse sai, in America esiste il fenomeno dei cosiddetti tapers che registrano i concerti e così, negli anni successivi, i nastri iniziarono a circolare tra i fan. Ogni tanto venivo avvicinato da qualcuno che diceva di averli, e che erano fantastici. Nel frattempo io e Warren siamo rimasti in contatto, suonando spesso insieme, ad esempio con Phil Lesh [il bassista dei Grateful Dead]. Ogni volta mi ripeteva "voglio pubblicare un album ufficiale di quei concerti e fare un tour assieme!" Oggi finalmente, grazie anche alle celebrazioni dei venti anni dei Muli, è successo.

Warren Haynes - Quei concerti rappresentano un vero debutto visto che prima di allora non avevamo mai suonato assieme. Abbiamo tentato più volte di pubblicare l'album nel corso del tempo. Inutilmente. L’avvicinarsi dei festeggiamenti dei 20 anni dei Gov’t Mule era un’occasione troppo ghiotta per procrastinarne ancora l’uscita, ed eccolo qui. I due cd contengono in pratica l’intero show con John sul palco, mentre naturalmente manca il set dei Mule che lo ha preceduto.
J. S. Sono d’accordo, anche se suppongo ci sia dell’altro. Ricordo ad esempio i brani in cui aveva suonato Jimmy Herring [chitarra solista dei Widespread Panic] ma non presenti in Sco-Mule.

L’album inizia con un pezzo da novanta. Mi riferisco a Hottentot, presente in due versioni.
J. S. Un mio brano, apparso la prima volta sull’ album A Go Go. Warren l’ha ascoltato (l’album) e deciso di inserirlo in scaletta. Un pezzo funky, sul quale Warren ha lavorato sodo ritagliando spazi per interventi precisi e originali.

Anche Tom Thumb, composto da Wayne Shorter, acquista vigore nella vostra performance...
J. S. Mi ha sorpreso che Warren l’abbia scelto. L’avevo suonato altre volte, ma io sono un musicista jazz! Sono contento del risultato, anche perché la versione dei Mule, più rockeggiante, è assolutamente fantastica. Se ascolti la chitarra di Warren, ti accorgi dell’impegno profuso nell’arrangiare questa traccia.
W. H. Wayne Shorter è uno dei miei compositori preferiti. Una sera, ascoltando quel pezzo, ho realizzato che suonarlo con due chitarre sarebbe stato perfetto. Inoltre, sapevo che John era un fan di Shorter, dunque era cosa fatta.

Doing It To Death è invece tratto dal repertorio di James Brown...
J. S. Come del resto Pass The Peas. Entrambi facevano già parte del repertorio dei Mule, e mi ha fatto piacere suonarli e conferire loro una timbrica jazz in grado di valorizzarli ulteriormente. Anche se un brano di James Brown resta fantastico a prescindere. Chi non ama il re del soul?

Come vi siete divisi i compiti?
J. S. Non ne abbiamo discusso molto: tutto o quasi è frutto dell’improvvisazione e della spontaneità, che è poi sono le caratteristiche di questo disco. Molti assoli sono in forma standard, inseriti all’interno dei brani in modo preciso, quasi matematico; il che non toglie che in alcuni casi si sia optato per ciò che chiamo head arrangements: interventi nati di getto. Scambiare licks con Warren è stato incredibile. La cosa bella, è che durante i rispettivi assoli, chi non suonava si metteva in disparte a osservare e ascoltare l'altro in religioso silenzio.
W. H. Suono più di pancia che di testa e mi getto nella mischia, mentre John misura prima le distanze. Ed è questo elemento, la presenza di attitudini così diverse, uno dei pregi maggiori dell’album. Puoi rendertene conto ascoltando ad esempio Kind Of Bird, Hottentot o la stessa Afro Blue, una torrida jam di oltre venti minuti. Alla fine, mi sono reso conto che John è più blues di quanto ti aspetti, mentre io sono dentro un certo mood del jazz più di quanto mi fossi mai reso conto! [ride]

Il tutto, a ribadire l’importanza dell’improvvisare. Avete avuto tempo per provare?
J. S. Un giorno... un solo giorno. Sono volato ad Atlanta e abbiamo provato poche ore, per ritrovarci poi sul palco. Fortunatamente conoscevamo il repertorio e l’intesa a livello chitarristico non è mai stata un problema.

Birth Of The Mule è naturalmente dei Gov’t Mule. Come ti sei trovato, John, a suonare brani rock/blues?
J. S. Bene... che diamine! Non scordiamo che sono nato e cresciuto ascoltando quella musica. La mia prima chitarra fu una Telecaster e i primi pezzi che imparai furono di Stones, Cream e persino di Hendrix. Solo in un secondo tempo mi sono avvicinato al jazz. E comunque, credimi, non mi sono mai sentito troppo distante dalle mie radici rocchettare. L’unico problema con i Mule, è stato che il loro volume è davvero troppo alto! [ ride]

So che la titletrack è stata composta da te, Warren, espressamente per John...
J. S. Warren voleva scrivere un pezzo andando nella mia direzione, mettendosi nei panni di un musicista jazz prestato al rock. E’ stato un grande onore. Così come suonare il pezzo insieme.
W.H. L’ho composto in onore del nostro incontro. Avrei voluto avere più tempo per comporre altro materiale ma, come diceva John, ne abbiamo avuto pochissimo a disposizione, prima dei due concerti. Sempre a proposito del brano Sco-Mule, vorrei sottolineare la prova di John: la sua Ibanez fa miracoli, arricchendo con spunti personali la stesura originale.

Rimaniamo su Warren. Kind Of Bird è stato scritto assieme a Dickey Betts e inciso dagli Allman Brothers.
J. S. Si tratta proprio degli Allman Brothers, band di cui Warren ha militato per molti anni e purtroppo oggi scioltasi. E’ stato fantastico, perché mi ha fatto venire in mente la doppia chitarra solista, caratteristica della band sin dai tempi di Duane Allman. Non mi era mai capitato.
W. H. L’avevamo scritto io e Dickey [Betts] per l’album degli Allman Shades Of Two Worlds (1991), ma a un certo momento la band ha deciso di non presentarlo più dal vivo, così se ne sono impossessati i Gov’t Mule. Un grande pezzo, che John ha saputo migliorare… se possibile! [ride]

C’è un brano che ti ha impegnato più di altri, John?
J. S. Non direi. Beh... Devil Like It Slow è stato il più… imprevedibile! Per il semplice fatto che non l’avevo mai ascoltato, né tanto meno provato, così ho cercato di seguire la corrente! [ride] Chiamalo, se vuoi, spirito di adattamento. Per noi musicisti jazz, una cosa normale...
W. H. Devil Like It Slow è un brano che i Gov’t Mule hanno presentato spesso dal vivo ma di cui non esiste una versione di studio. Un uptempo divertente da suonare.

Il secondo dischetto si chiude con i 23 minuti di Afro Blue, un vero tour de force...
J. S. Originariamente faceva parte di un disco di John Coltrane, e sia io che Warren lo conoscevamo bene. Perciò è stato facile arrangiarlo ad hoc. Puoi definirlo una lunga jam dai contorni psichedelici.
W. H. Avevo già presentato quel pezzo con i Mule sull’album Live With A Little Help From Our Friends (1999). Un brano che siamo soliti suonare verso la fine dei nostri show o quando c’è qualche presenza illustre in platea. La sua struttura melodica funge da perfetta istigazione a sperimentare, in particolare un’improvvisazione di stampo tardo psichedelico.

Che attrezzatura avete utilizzato su Sco-Mule?
J. S. Principalmente la mia Ibanez A200 del 1982 con corde D’Addario (012/052), una muta piuttosto spessa. L’ho collegata ad un MesaBoogie o forse a un Vox AC30, non ricordo esattamente.
W. H. Ho suonato con la mia Les Paul!

Siete in pieno US tour promozionale...
J. S. E’ fantastico, ma per me, che sono preciso e rigoroso, a volte è un incubo... Il fatto è che i Mule cambiano scaletta ogni sera. Capisci, ogni sera! E per questo motivo Warren mi ha dato da studiare una setlist di 60 brani. Dico 60! [ride]

Warren, in questi giorni è stato pubblicato anche il triplo cd + dvd dei Gov’t Mule intitolato Dark Side Of The Mule, con chiaro riferimento alla musica dei Pink Floyd...
W. H. Bisogna partire dai famosi concerti di Halloween dei Gov’t Mule, ormai una tradizione. Ogni anno, per l’occasione, suoniamo brani di altre band famose: lo abbiamo fatto ad esempio con Led Zeppelin, The Who, Jimi Hendrix, Neil Young e Stones. Ma non direi che si tratta di un tributo ai padri del rock: ad Halloween siamo soliti intrattenere il nostro pubblico con uno show composto prevalentemente da cover… a tema. Tutto qui.

Come ti sei preparato a suonare il famoso assolo di Gilmour in Comfortably Numb?
W. H. Non era mia intenzione proporlo nota per nota, bensì suonarne una versione con l’originale essenza. Diciamo che si tratta di un’interpretazione della personalità dell’autore. Nel caso di Dark Side Of The Mule ho imbracciato una Fender Stratocaster e una Telecaster; una Epiphone a 12 corde nel brano Fearless e la mia Gibson Les Paul a 12 corde in Wish You Were Here.

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