GRAVE DIGGER Healed By Metal

Maurizio Mazzarella 09 mag 2017
Se si pensa alla scena del power metal di matrice teutonica, il primo nome che viene in mente è certamente quello dei Grave Digger. In poco meno di quarant’anni di carriera, tra tante vicissitudini, nonché cambi di etichetta e formazione, il gruppo capitanato da Chris Boltendhal non ha mai sparato un colpo a salve.

Su tutti vengono in mente Heart Of Darkness (1995), quello che in molti considerano come il punto di svolta della carriera dei Grave Digger, ma è con il seguente Tunes Of War (1996) che è giunta la consacrazione definitiva, anche grazie alla scelta di puntare su concept di matrice storica, entro i quali anche i contenuti lirici hanno assunto una valenza determinante. The Grave Digger (2001), con Manni Schmidt alla chitarra, ha rappresentato un altro snodo importante per la band tedesca, che però ha trovato nuova linfa con l'ingresso nella Napalm Records a partire dall'album Ballads Of A Hangman (2009).

A distanza di tre anni dall'ottimo Return Of The Reaper (2014), album che ha posto sugli scudi il chitarrista Axel Ritt, già membro della band da diversi anni dopo la defezione di Schmidt, giunge un altro ...
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GRAVE DIGGER
Healed By Metal
Napalm Records
lavoro degno di nota come Healed By Metal (2017). Un lavoro complessivamente buono, degno dei predecessori dei Grave Digger, che probabilmente non aggiunge nulla di nuovo a quello che è lo stile della band ed alla loro carriera, ma che conferma non solo lo stato di forma del combo, bensì anche la notevole coerenza di fondo che da sempre la contraddistingue. Il tutto porta ad un lavoro tecnicamente valido, diretto e compatto, colmo di tutti gli ingredienti che sono dei capisaldi del power metal tedesco. Call For War è l'esempio perfetto di questo concetto, per via dei suoi cori epici, tipici anche dei Blind Guardian, e per le grandi cavalcate di chitarra in stile Maiden/Priest.

La partenza affidata alla title-track è invece stata una scelta pregevole, perché con un atteggiamento possente e maestoso, assestato su ritmi essenzialmente lenti, i Grave Digger sembrano voler affermare con forza la propria leadership in questo particolare settore musicale. Con When Night Falls non mancano i richiami anche alla scena britannica degli anni ottanta, tanto che Lawbreaker sembra uscita da un album storico dei Saxon, a differenza di Free Forever che strizza l'occhio agli inni metal tanto cari ai Manowar. La legge del metal è scritta dai Grave Digger e Chris Boltendhal lo urla a squarciagola in Ten Commandaments Of Metal, seguita da The Hangman's Eye, probabilmente un'appendice dell'album Ballads Of A Hangman.

Il trittico finale, mette insieme tre brani dove le parole d'ordine sono due: tecnica e potenza. Kill Ritual è infatti una sorta di Painkiller in chiave Grave Digger, dove la sezione ritmica dona un contributo non indifferente, associato ad assoli di chitarra avvolgenti e taglienti. Hallelujah è una dichiarazione di guerra più che un inno a Dio e rispolvera il repertorio più datato dei nostri “becchini” preferiti. Laughing With The Dead pone la parola “fine” su Healed By Metal, e dopo un arpeggio iniziale di tecnica purissima, mostra l'aspetto più oscuro e intimistico di un gruppo che riesce a lasciare il segno in ogni capitolo del proprio percorso artistico.


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