Jimi Hendrix Psychedelic rock GuitarClub Maggio 1989

01 mag 1989
La seconda giovinezza di Jimi Hendrix, parlare di riscoperta, mi sembra scontato e restrittivo, è in parte dovuta anche alla pubblicazione del suo catalogo in formato CD.

Il miracolo del dischetto al laser ha funzionato anche con Jimi e i brani hanno magicamente ritrovato sfumature e colori che consideravamo ormai perduti. La Stratocaster ci regala nuove emozioni e album come "Are You Experienced", "Axis: Bold As Love" e soprattutto "Electric Ladyland" risultano, a più di 20 anni di distanza, ancora freschi e estremamente godibili.

Ma le sorprese arrivano da "Jimi Plays Monterey" in ADD e da "Live At Winterland" anch'esso ADD. Entrambi dal vivo, il primo a Monterey e il secondo al Winterland di S. Francisco il 10-11-12 ottobre 1968, risultano tra i migliori compact in circolazione gettando nuova luce, non paia esagerato, sull'Hendrix performer.

"Live At Winterland", edito dalla Ryko in collaborazione con Alan Douglas, si avvale di un transfer digitale di 24 piste e il risultato mostra una chiarezza di suoni e una dinamicità rare. Oltre 70 minuti (ideati e concepiti per il solo formato CD) di vero genio: Da "Hey Joe" a "Purple Haze" alla ...
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finale "Wild Thing". Sempre della Rykodisc è "Radio One"; i brani sono gli stessi del vinile, ma anche qui il transfer digitale fa, come si suol dire, la differenza.
Troppo giovane per morire ma perfetto per appartenere alla leggenda
"Amo le mode perché muoiono giovani" affermava con la solita ironia Jean Cocteau. Mai verità è apparsa più assiomatica. Prendiamo nella musica (ma ogni altro campo dello scibile umano vi si adatterebbe) Jimi Hendrix. Da quel lontano 18 settembre 1970 (in cui il chitarrista di Seattle mancò pochi minuti dopo il suo ricovero al S. George Hospital di Londra vittima, si narra, di una dose eccessiva di tranquillanti), sono trascorsi quasi 19 anni ma allora Hendrix aveva appena 27 anni: troppo giovane per morire ma perfetto per appartenere alla leggenda. E così è stato.

Noel Reeding, bassista della storica Experience, racconta come Jimi si sentiva ormai svuotato, privo di stimoli e succube, più che dedito, di strane e micidiali misture a base di alcool e droghe. Ossessionato dall'allora manager Mike Jeffrey, vero padre padrone, e psichicamente instabile non riesce più a tenere il palco; interrompe i concerti a metà, volta le spalle al pubblico, non si regge in piedi e scoppia in irrefrenabili crisi di pianto.

"Ultimamente emanava strane vibrazioni, oscure e nefaste" ricorda ancora Redding, "Parlava di una reunion del gruppo (di fatto scioltosi all'inizio del '69), di grandi progetti ma il primo a non esserne convinto era lui stesso". Anche la costruzione e l'inaugurazione degli Electric Lady Studios, un palazzo sulla ottava strada newyorkese, non riesce nel miracolo; e pensare che era sempre stato il sogno della sua vita possedere uno studio ed immergervisi con alcuni amici in interminabili session. Il declino è inesorabile.

L'ultimo tour europeo, con Mitch Mitchell e Billy Cox, è straziante e viene interrotto a metà. Di ritorno a Londra, Jimi si unisce una sera agli War: sarà l'ultima volta che risuoneranno le note della sua Fender.

Sono passati appena tre anni da quel 17 gennaio 1967 quando Michael Jeffrey e Chas Chandler firmano un contratto con la Track Records, contratto in cui è citato il solo Hendrix; di Mitchell e Redding non si parla nemmeno, naturalmente a insaputa dei due. In America, è la WB ad accaparrarsi il chitarrista: un'esclusiva per cinque anni (dal 21 marzo di quello stesso 1967) e un milione di dollari d'ingaggio. Questo per sottolineare come, ancor prima dell'uscita di "Are You Experienced" (avvenuta il 12 maggio), il fenomeno Hendrix sia già un fatto acquisito e riconosciuto.

Dei tre album ufficiali con Experience senz'altro quello che più lo rappresenta, che meglio mostra il suo grande talento, è il doppio "Electric Lady Land". Se "Are You Experienced" incarna lo spitito della psichedelia allora imperante diventando uno dei tre "debut album" più famosi di quegli anni, insieme a "Fresh Cream" e "Surrealistic Pillow", grazie a classici quali "Third Stone From The Sun", il blues di "Red House" e la mitica "Foxey Lady" (dedicata a Cathy Etchingham) e il seguente "Axis Bold As Love" segna una tappa più tecnica e riflessiva nel percorso evoluto del chtarrista.

Si vedano al proposito "Exp" e "Is Six Was Nine"; è infatti sui solchi del doppio "Electric Ladyland" che Hendrix si esprime ai massimi livelli.

Alla fine del tour americano del 1968 la JHE è uno dei più apprezzati e ricercati rock act del mondo, gli ingaggi sfiorano i 100.000 dollari a sera, l'affiatamento è ottimo e la dimestichezza con la (allora) hi-tech degli studi di registrazione pressoché totale: il momento ideale per dar vita al progetto più ambizioso, più tecnologico e rivoluzionario.

Naturalmente tutto avviene negli studi più avanzati e attrezzati, i Record Plant di New York, tra i pochissimi allora a vantare un otto piste. Prenotato 24 ore su 24, diviene la seconda casa di Jimi il quale fa la spola tra lo studio C e il vicino club The Scene. La notte gli è amica e le cose migliori nascono ben oltre il tramonto. Per molti versi, il periodo tra aprile e ottobre 1968 è tra i migliori, artisticamente parlando.

A parte il citato The Scene, Jimi bazzica volentieri il Salvation, l'Electric Circus e altri ancora improvvisando jam con gente del calibro di Jim Morrison, Jeff Beck, Eric Clapton e Steve Stills. Testimonianza preziosa al riguardo è l'album "Woke Up This Morning and Found Myself Dead" in cui appaiono accanto a lui Johnny Winter alla ritmica, Buddy Miles e Jim Morrison voce e armonica. La più importante rimane comunque quella che vede protagonisti Stevie Winwood, Jimi e Jack Casady.

E' sul palco del The Scene che nasce uno dei brani più incredibili e preziosi della discografia hendrixiana, quel "Voodoo Chile (slight return)" che rimarrà indelebile.

Vuole la leggenda infatti che su "Electric Ladyland" appaia la versione registrata al The Scene e non agli studios, ipotesi convalidata anche dalla voce femminile che alla fine del brano, dice "il bar è già chiuso?". Pubblicato il 2 novembre1968, "Electric Ladyland" arriva subito al numero uno scioccando un mercato ancora impreparato a soluzioni sonore così avvenieristiche. I fan, superato il momento di imbarazzo e incredulità, se ne innamorano.

Si va da episodi legati al passato discografico, "House Burning" e "Long Hot Summer Night", a brani come "Come On" (di Earl King e suggerito a Jimi da Johnny Winter) e "Gypsy Eyes" in odore di R&B e vere jam quali "Rainy Day Dream Away" e "Voodoo Chile" per finire a quelli più prettamente sperimentali a titolo "1983 a Merman I Should Turn To Be", "Moon Turn The Tides" e "And The Goods Made Love": dalle profondità acquatiche agli spazi infiniti sulle corde di una Stratocaster.

Anche nella grafica, l'album è destinato a passare alla storia. L'edizione originale inglese riporta in copertina una fotografia che ritrae una dozzina di fanciulle nude, alcune con in mano i dischi della Experience: va da sé che viene messa subito al bando e sostituita da un'altra, più casta ma anche insegnificante, in cui i tre compaiono seduti e seriosi. Ma la storia e la cultura cambiano con il tempo e oggi il relativo CD mostra con orgoglio il suo primigenio volto.

La Jimi Hendrix Experience termina qui, Redding dà vita ai Fat Mattress e nasce la Band Of Gypsies con Bily Cox e Buddy Miles.

Ogni mito deve però pagare il suo tributo all'immortalità e dopo la sua scomparsa Hendrix sarà oggetto di una speculazione senza fine, vinilica e non.

Da parte soprattutto di Alan Douglas, curatore dell'eredità hendrixiana: circa 600 ore di musica più o meno buone, più o meno vere, più o meno sincere. "Penso sia una necessità per le nuove generazioni quella di approfondire il discorso Hendrix", ha detto Douglas, "e non una pura e semplice operazione di nostalgia. A questo, il possibile acquirente ha 14-15 anni e vuole sapere chi fu e cosa fece questo genio della chitarra".

Se si escludono "Cry Of Love" e "Rainbow Bridge", pubblicati subito dopo la scomparsa di Jimi e quindi abbastanza vicini all'autenticità, dato che Hendrix vi stava lavorando da alcuni mesi, già i seguenti "War Heroes" e "Hendrix In The West" mostrano la corda. Traspare il malcelato desiderio di approffittare del nome piuttosto che rendergli giustizia, sebbene alcune gemme, come "Johnny B.Good" dal concerto di Berkeley, facciano pensare il contrario.

Dal 1974, è poi la volta di Alan Douglas. Egli non trova di meglio da fare che eliminare dai nastri tutti gli strumenti, lasciando ripulite, la sola chitarra e la voce di Hendrix e sostituirli con dei session man affittati per l'occasione. Vengono pubblicati allora "Crash Landing" (1974) e "Midnight Lightning" (1975) veri e propri insulti, profanazioni senza ritegno. Vendono bene perché la sete di Hendrix è tanta ma, come la critica compatta riportò allora
si tratta di necrofilia, di un'autentica quanto spregevole violenza post mortem
Forse per farsi parzialmente perdonare, Douglas fa uscire nel 1978 "The Essential Hendrix Vol. I e II", una raccolta questa volta intelligente, affiancata da notazioni dello stesso Douglas che dà un quadro verosimile del genio chitarristico del musicista di Seattle. Da allora sono usciti numerosi dischi, la maggior parte contenenti scarti o comunque brani appena abbozzati, sui quali non conviene soffermarsi.
Degni di nota, invece un paio di live come "Concerts" (prodotto dal solito Douglas nel 1982) concernente performance relative al periodo 1968-70 e "Jimi Plays Monterey" con finalmente l'intero show, dal famoso festival, del 18 giugno 1967.

Per concludere, il recente "Radio One" (che abbiamo recensito recentemente) e il mega progetto "51st Anniversary" della Polydor. Si tratta di un film che ripercorre le tappe più importanti della vita di Hendrix in contemporanea al quale viene edito un cofanetto di almeno sei-sette CD con altrettante ore di registrazione inedite o comunque di alternate takes. Una vera manna per fans e non che dovrebbe siglare definitivamente, chiudendolo, il discorso Hendrix.

Vi troverebbero posto le famose session con Eric Clapton, le jam con Jeff Beck, Eric Burdon, con i Traffic e inediti con Winter e Morrison. Per non dire di almeno un'ora di nastri incisi con i Fat Mattress di Redding e destinati originariamente all'album "Nervous Breakdown", mai pubblicato. Accluso, naturalmente, un libretto con le "istruzioni per l'uso"; come nel caso di "Crossroads" di Clapton e di "20 Years of Jethro Tull", Decisamente, uno degli eventi musicali dell'anno.

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