TERRY BURROWS 1001 Chitarre per Sognare Atlante Edizioni

Gaetano Menna 05 ott 2016
{Chitarre dalla valenza storico/culturale, ma anche quelle di nicchia e più singolari, così come quelle costruite su misura e quelle dal prezzo stratosferico. Insomma, dalle chitarre del ‘500 a quelle realizzate con la stampante 3D.
1001 Chitarre è il tomo enciclopedico di Terry Burrows che parla di tutto questo e lo mostra tramite immagini significative…

Sulla copertina del libro, in primo piano vi sono le manopole della splendida 12 corde Rickenbacker 450-12 del 1964: una chitarra che aveva debuttato nel mondo delle solid body dieci anni prima. Nel 1968 poteva anche essere accessoriata da un folle meccanismo (brevettato) detto Comb il quale, con una levetta, poteva trasformare la chitarra in una normale 6 corde.
1001 Chitarre di Terry Burrows [edizione italiana edita da Atlante - 960 pagine, 35 euro] è un’opera mastodontica; una guida completissima alle chitarre più importanti di ieri e di oggi, corredata da una valanga di immagini e descrizioni. Sembra incredibile che ci siano più di mille chitarre differenti! “A dirla tutta…” – avverte l’autore – “ce ne sono molte di più!”
Burrows ha valutato centinaia e centinaia di chitarre ed ha trovato un punto di equilibrio ...
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TERRY BURROWS
1001 Chitarre per Sognare
Atlante Edizioni
tra quelle di importanza storica e culturale, quelle che sono un classico, quelle di nicchia realizzate “su misura” e quelle singolari e poco note. E ancora, quelle dal prezzo stratosferico, quelle di fascia bassa e alcune che sono state incluse nel libro perché davvero… cool!

La Hermann Hauser di Andrès Segovia
Tra le chicche del libro la Hermann Hauser del 1937 suonata da Andrès Segovia (custodita presso il Metropolitan Museum of Art di New York). Segovia, il più influente e probabilmente il più grande chitarrista classico del XX secolo, fu un cliente esigente, che respinse le chitarre dell’artigiano per oltre dieci anni, finché non gli fu consegnata questa chitarra con la tavola armonica bombata e notevolmente più spessa del normale, frutto di notevoli studi. La voce di questa chitarra è forte, limpida, ricca, rotonda, finemente equilibrata e indicibilmente bella.

La Fender Olympic White Star di Hendrix
Chi è interessato alle “asce” degli eroi del rock, può ammirare sul libro anche la Fender Stratocaster Olympic White Star del 1968 (numero di serie 240981, oggi esposta al Project Museum Experience Music di Seattle) che Jimi Hendrix usò al Festival di Woodstock per suonare la sua apocalittica versione dell’inno americano, contro la guerra in Vietnam. Hendrix era mancino e l’unico cambiamento che aveva fatto alla sua guitar era stato quello di modificare il capotasto ed il ponte in modo da poter montare le corde al contrario.

Le archtop firmate Jimmy D’Aquisto
Gli appassionati di chitarra jazz possono apprezzare le stupende archtop (ne sono segnalate cinque nel libro in questione) di Jimmy D’Aquisto, considerato il miglior fabbricante di questo tipo di chitarre. Tra esse, la D’Aquisto Seven String del 1973, col manico leggermente più grosso allo scopo di ospitare la settima corda. Una chitarra che ha davvero un suono jazz molto nitido e caldo.

La Framus Super Yob di Hill
Nei primi anni Settanta dalla scena pop inglese emerse il fenomeno del cosiddetto glam rock. Nel 1974 gli Stade erano all’apice della fama ed il loro chitarrista, Dave Hill, commissionò al liutaio inglese John Birch, la Framus Super Yob col design di una fantascientifica pistola laser. [Vedi foto 1] Per diversi anni Hill fu visto sul palco quasi solo con quella chitarra tra le mani. La Birch continua a costruire questa chitarra su ordinazione ed è disponibile anche la versione con led e luce laser sulla paletta.

Un racconto che parte da lontano
Il racconto sulle chitarre parte da lontano con la spagnola Guadalupe Vihuela del 1525, seguita dalla Belchior Dias Chitarra a cinque cori del 1590, e poi da tutta una serie di strumenti costruiti nel ‘600 e ‘700. Dalla fine dell’Ottocento la chitarra, prima acustica e poi elettrica, si è diffusa in ogni ambito musicale. Nel libro in questione, tutti i marchi più noti (Fender, Gibson, Epiphone, Martin, Gretsch, Rickenbacker…) sono ampiamente rappresentati, così come i brand giapponesi (Ibanez, Yamaha, Teisco) ed europei (Burns, Hagstrom, Eko, Höfner) saliti alla ribalta negli anni Sessanta. Il volume rivela anche ciò che rende speciali i vari modelli, quali sono i musicisti che li hanno scelti e quali brani ascoltare per avere un saggio delle loro qualità timbriche.

La Gibson Firebird I di Eric Clapton
Tra le pagine del libro in questione, si può fantasticare sulla Gibson Firebird I (del 1963), costruita interamente in mogano, con manico e body unico pezzo. [Vedi foto 2] Suo famoso portabandiera a metà degli anni Sessanta, fu Eric Clapton che aveva suonato spesso con questa solid body nel suo ultimo periodo con i Cream. (In particolare, nel Cream Farewell Concert alla Royal Albert Hall di Londra, il 26 novembre 1968).

PSYCHEDELIC GUITARS
In piena epoca psichedelica apparve l’originalissima Mosrite Strawberry Alarm Clock (del 1967). Si trattava di una chitarra elettrica a cassa piena in ontano, col manico in acero e decorazioni fiammeggianti, portata al successo dalla più popolare band pop psichedelica d’America da cui aveva preso il nome. Venendo a parlare dei modelli più recenti, il libro ricorda la Fender Vince Ray Voodoo Bucket 300CE (del 2013). La chitarra non è nuova, ma questo modello è arricchito dagli ornamenti di Vince Ray, artista, scrittore, tatuatore, cantante e chitarrista; un’intera iconografia fatta di serpenti, Satana con il cappello a cilindro, ballerine che suonano le maracas sedute sui sepolcri e la scritta “Rock & Roll Voodoo”. E che dire della Fender Stratocaster “Rocky” del 1967 di George Harrison dei Beatles? Egli dipinse da sé questa seicorde con vernici fosforescenti, creando un capolavoro d’arte psichedelica. La si poté vedere il 25 giugno 1967 nella prima trasmissione in diretta via satellite, in cui i Beatles suonarono “All You Need Is Love”.

Opere d’arte made in Italy
Il libro in questione dedica un capitolo alle chitarre italiane, tra cui vi è la Wandré Rock Oval del 1961, ispirata nelle forme e nei colori ad un celebre quadro di Salvator Dalì e realizzata dallo straordinario ed estroso liutaio Antonio Poli. [Vedi foto 3] Colui che ha trasformato la chitarra elettrica italiana in una vera e propria opera d’arte pop. Le sue creazioni – firmate Wandré – sono ammirate e ricercate nel mondo.

Le chitarre del futuro
Il futuro è già presente con la Gibson Firebird X del 2012: la chitarra che si unisce al mondo del digitale, con il suo impressionante sistema di accordatura automatica e il suo processore audio integrato. L’innovazione prende a contare sempre più, dal momento che via via i materiali sintetici e le diverse opzioni tecniche andranno ad essere impiegate sempre più… D’altronde, oggi esiste già una chitarra creata da una stampante 3D! Si chiama ODD Atom 3D Guitar e la sua timbrica pare notevole…

di Gaetano Menna



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