Remebering Gary Moore

Redazione 04 apr 2018
Pubblicato su Guitar Club magazine, febbraio 2011

La notizia - quasi telegrafica - arriva il 7 febbraio 2011. Un semplice lancio d’agenzia...
“Il chitarrista irlandese Gary Moore (58) è stato trovato senza vita nella sua stanza d’albergo del Kempinsky Resort Hotel di Estepona, nella Costa del Sol spagnola. La morte, avvenuta a causa di un infarto nel sonno, è sopraggiunta nella notte tra il 5 e il 6 febbraio...”

A confermare la notizia è il suo manager Adam Parsons, che si è detto “distrutto dal dolore” unitamente al suo sito web: un’unica pagina listata a lutto con sopra scritto: “è con immenso dispiacere e rammarico che dobbiamo annunciare la morte di Gary Moore, avvenuta la scorsa notte mentre si trovava in vacanza in Spagna. Il nostro affettuoso abbraccio va ai figli, la famiglia e gli amici...”

Poche righe che racchiudono un dolore immenso, per la perdita di una delle leggende del rock. Un senso di impotenza, sgomento e incredulità ha immediatamente attraversato il mondo musicale. Eric Bell, il chitarrista di cui Moore aveva preso il posto nei Thin Lizzy, ha dichiarato tra le lacrime: “sono shockato, non riesco a capacitarmi. Gary ...
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era un uomo robusto e apparentemente in buona salute. Mi sembra impossibile...”
Scott Gorham, attuale chitarrista dei Lizzies, si dice “frastornato e distrutto da una simile notizia... Suonare con Gary durante il periodo di Black Rose è stata un’esperienza fantastica: era un chitarrista superbo e una bellissima persona!”

Niall Stokes, editore della rivista musicale irlandese Hot Press, non usa mezzi termini e definisce Moore “semplicemente un autentico genio!”
Brian Downey, batterista originario dei Thin Lizzy, descrive Moore “uno splendido compagno di avventure, il cui contributo alla causa del rock è stato enorme. Sarà sempre nei miei pensieri...”

Gary Moore – breve profilo
Ma chi è Gary Moore e perché è unanimemente riconosciuto come un guitar hero, una delle ultime leggende viventi del rock?
Robert William Gary Moore (Belfast 4 aprile 1952) inizia a suonare la chitarra da bambino, all’età di 8 anni, quando il padre gli regala un’acustica obbligandolo a suonarla con la mano destra... lui che è mancino! Organizzatore di concerti a Belfast, egli lo supporterà sempre aiutandolo a coltivare la passione per la musica.

Il giovane Gary, innamorato del R&R e di gente come Elvis Presley e i Beatles, compra la prima chitarra elettrica a 14 anni e due anni più tardi di trasferisce a Dublino, dove forma gli Skid Row. Un gruppo rock blues sperimentale di cui fa parte anche Phil Lynott, bassista, destinato a diventare suo grande amico, nonché compagno di viaggio sino alla morte, nel 1986.

Gli Skid Row aprono molti concerti dei Fleetwood Mac di Peter Green - grande eroe di Gary - e tra i due nasce una profonda amicizia. Green li aiuta a firmare un contratto con la CBS e un giorno decide di vendergli la sua preziosa Gibson Les Paul del 1959 per 100 sterline. Un pezzo unico, che Moore rivenderà nel 2006 (si dice per oltre un milione di dollari...)

Verranno i Thin Lizzy, i BBM (Bruce, Baker e Moore) e le collaborazioni con illustri colleghi come Greg Lake, George Harrison e il bluesman BB King.
Anni in cui Moore affinerà uno stile unico e particolare, che lo renderà riconoscibile sin dalla prima nota: il sogno di ogni chitarrista.

Moore è considerato un artista molto espressivo, dotato di grandi capacità tecnico/compositive. Ta i suoi maestri riconosciuti vi sono Jeff Beck, Jimi Hendrix e i Bluesbreakers di John Mayall (quelli con Peter Green al quale dedicherà l’album Blues for Greeny... uno dei migliori).

Dal debutto solista, nel 1973, Moore alterna fasi di popolarità a periodi di minor successo, tentando comunque di esplorare nuovi territori. Musicista eclettico, spazia infatti con nonchalance dal rock progressivo e sperimentale (Colosseum) all’hard rock (Skid Row), sino al rock blues, al quale si riavvicina all’inizio degli anni Novanta con il celeberrimo Still Got The Blues.
Tra gli album imperdibili di Gary Moore: Wild Frontier (1987), Still Got The Blues (1991), Blues for Greeny (1995), Scars (2002) e Bad for You Baby (2008).

Infine, tra i suoi discepoli, o comunque chitarristi che lo hanno più volte citato come fonte di ispirazione, vanno ricordati Randy Rhoads, John Sykes e Kirk Hammett. Addio Gary...

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12 ottobre 2010: Gary Moore a Milano
Più modestamente, chi scrive lo ricorda pochi mesi fa mentre si esibisce all’Arena di Milano in una calda serata d’estate. Protagonista di uno show pirotecnico e di una interessante intervista rilasciata al nostro giornale (vedi Guitar Club novembre 2010). Un concerto in cui, abbracciato alla fedele Les Paul, Moore presenta alcuni nuovi brani destinati a far parte del suo prossimo lavoro incentrato non più sul vecchio giro di blues ma su ciò che viene definito celtic rock: un ritorno alle radici del suono cui tiene moltissimo.
Musica grondante energia, la sua, un entusiasmo che contagia il pubblico presente da subito. Tra le nuove composizioni spicca Where Are You Now , che lo stesso chitarrista definisce “un omaggio al mio grande amico scomparso Phil Lynott...” Le note vibranti, la melodia intensa e il caldo suono della Les Paul creano un’atmosfera magica mentre il bassista irlandese, quasi evocato da Gary, sembra materializzarsi sul palco.

Oggi, a distanza di qualche mese, i due si sono riuniti nel grande paradiso del rock e sembra già di vederli attaccare all’unisono Out In The Fields: Phil che punta dritto col suo Fender P-Bass nero, mentre Moore risponde scartavetrando la tastiera della sua Les Paul con sorriso complice.
(Andatevi a vedere il video su Youtube... e avrete la chiara percezione di cosa significhi essere grandi amici e musicisti baciati dal talento...).

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