Pretty Maids, "Kingmaker"

Patrizia Marinelli 11 nov 2016
Sui Pretty Maids si può contare, sempre. Lo hanno capito bene i fans della storica formazione danese di heavy metal che dal 2010 (anno della pubblicazione di “Pandemonium”) l’hanno vista rinascere. Con i successivi album e in particolare con “Louder Than Ever” del 2014, infatti, il combo – composto dal chitarrista Ken Hammer (vero nome Kenneth Hansen), dal vocalist Ronnie Atkins (vero nome Paul Christensen), da Allan Tschicaja (batterista), da Rene Shades (bassista) e Morten Sandager (tastierista) – non ha fatto che ribadire i propri intenti a colpi di fraseggi di chitarra tirati per il collo, con una serrata ritmica in 4/4 ed un gusto innato per la melodia che ben si sposa con i cori in easy listening style.

Tutto questo accade anche in “Kingmaker”, uscito qualche giorno fa (il 4 novembre 2016 per la precisione…). Certo, qui i Pretty Maids non hanno azzardato e, viceversa, si sono attenuti a un format già definito, ma è pur vero che questo album non fa una grinza: dal punto di vista del songwriting, delle performance e della produzione (affidata di nuovo a Jacob Hansen).

PRETTY MAIDS lineup
Ken Hammer (guitar) – Ronnie Atkins (vocal) – ...
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info recensione

Pretty Maids
Kingmaker
Frontiers Records
Rene Shades (bass) – Allan Tschicaja (drum) – Morten Sandager (keyboards)

I brani dell’album in questione si articolano tra leggerezza e grinta, dando vita a quella formula che diverte e non annoia. Come testimoniano “Civilized Monsters” e “Bull’s Eye” (con tanto di cori adatti a scatenare la folla durante i loro show…). Dal canto suo, “Humanize Me” sfodera un piglio moderno e melodico, mentre “Face The World” mostra qualche concessione di troppo ai synth.
Si discosta da tale tipo di mood la riuscita e romantica ballad titolata “Last Beauty On Earth” e così anche “King Of The Right Here And Now”, brano in cui l’atmosfera dark della sua intro ben si lega al fraseggio speedy della chitarra. Infine c’è “Kingmaker”, brano che dà il titolo all’album, con il fraseggio melodico delle tastiere e la voce non arrugginita (nonostante i tanti anni di militanza in ambito heavy…) di Ronnie Atkins.

TRACKLIST
1. When God Took A Day Off
2. Kingmaker
3. Face The World
4. Humanize Me
5. Last Beauty On Earth
6. Bull’s Eye
7. King Of The Right Here And Now
8. Heavens Little Devil
9. Civilized Monsters
10. Sickening
11. Was That What You Wanted (Look What You've Got)
12. Kingmaker (Revisited Edition) bonus track

KENNETH HAMMER ci parla di “Kingmaker”

Kenneth, come mai avete scelto il brano Face The World come primo singolo?
Beh… “Face The World” era uno dei 5 primi pezzi approvati dal nostro piano promozionale con l’etichetta. Inoltre, è molto radiofonico, dunque proprio adatto per l’airplay. Del resto non abbiamo mai negato di voler essere commerciali nel senso buono della parola! Piacere a un pubblico vasto e vendere i nostri dischi, ci sembra più che normale!

Nonostante la passione per l’heavy metal, i Pretty Maids nelle loro produzioni non hanno mai trascurato la melodia. Il nuovo “Kingmaker” pare confermarlo. Che ne dici?
E’ così. La struttura melodica è fondamentale e ci concentriamo parecchio durante la composizione affinché risulti sempre originale. La affidiamo da sempre alle tastiere, come accade anche sul nuovo album… nulla è cambiato da questo punto di vista.

C’è qualcosa che lega i brani della scaletta?
Direi di no, poichè i vari brani sono nati via via e risentono del mood di quel momento. Forse, c’è qualcosa che li accomuna: l’ispirazione ci è venuta guardando il mondo che ci circonda, le cose che accadono...

Dopo tanti anni di carriera per i Pretty Maids è ancora facile rimanere veri, genuini, con sé stessi e con i propri gusti musicali?
Dopo 16 album crediamo di aver dimostrato a tutti la nostra lealtà! Ma non è cosa difficile: a noi basta semplicemente essere ciò che siamo!

Il vostro precedente album “Louder Than Ever” conteneva brani nuovi e alcuni vecchi hit: con il nuovo “Kingmaker” vi sentite più vicini al vostro passato o al vostro presente?
Direi che “Kingmaker” fa parte della stessa famiglia, se così possiamo chiamarla, di “Louder Than Ever” e di” Pandemonium”. Quindi con un approccio molto più vicino al presente che al nostro passato. Credo proprio che continueremo su questa strada, visto che ci soddisfa parecchio.

Quanto pensi sia cambiata la scena hard rock danese dai vostri esordi nei primi Ottanta ad oggi?
Domanda difficile! Direi che la scena musicale danese cambia in continuazione ed aggiungo che oggi ci sono molte più buone band in giro rispetto a 10 o a 15 anni fa. Il metal comunque non cambia mai, o cambia pochissimo, così come i metallari che sono persone leali! Vi dirò che la nostra audience si è allargata: anche perché accanto ai nuovi fan ci sono coloro che ci ascoltavano negli Ottanta, quando erano giovani, e continuano a seguirci a tutt’oggi. Insomma, sono cresciuti accanto alla nostra musica…

Anche tu ti senti cresciuto?
Io? Mai! Sono invecchiato, questo sì, ma di sicuro continuo a coltivare il mio spirito giovane!

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