Steve Morse Intervista dagli States GuitarClub Dicembre 1989

Daniela 01 dic 1989
Steve Morse si guadagna il titolo di guitar hero per mezzo dei Dixie Dregs, una band inglese che riesce a fondere il rock intenso con la musica classica e l'improvvisazione jazz. La band si forma all'Università di Miami dove Morse ha modo di incontrare il bassista Andy West, il batterista Rod Morgenstein ed il violinista Allen Sloan.

I pezzi strumentali dei Dixie Dregs, che traggono ispirazione dalla Mahavishnu Orchestra e dal country rock degli Allman Brothers, fanno guadagnare loro un certo seguito, soprattutto in Florida. Dopo i vari club e locali, finalmente nel '76 riescono a firmare un contratto con l'etichetta Capricorn con la quale escono tre album: "Free Fall", "What If", "Night Of The Living Dregs".

Nell'80, invece, dopo aver accorciato il nome in Dregs, firmano un nuovo accordo: questa volta con l'Arista. I loro lavori con questa label: "Dregs Of The Earth", "Hunsung Heroes" e "Industry Standard", sono interamente prodotti dallo stesso Morse e vincono tutti la Grammy Nomination come "Miglior Performance Strumentale".

Dopo essersi guadagnati un vasto seguito di pubblico ed aver collezionato sei album di grande successo, i Dregs si sciolgono. E' il 1983, lo stesso anno in cui ...
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Steve Morse
Morse si ritira nella sua fattoria di Atlanta dove vive con la moglie Celeste. Sempre nell'83 Morse fa da opening solo act al tour del trio acustico McLaughlin-De Lucia-Di Meola.

Nell'84 egli debutta con una nuova band nella quale militano il bassista Jerry Peek ed il batterista (dei Dregs) Morgenstein, con "introduction" per l'Elektra Musician's. Segue l'album "Stand Up" nel 1986. Nell'87 invece, si unisce ai Kansas per la registrazione dell'LP "Power", per la MCA.

Nell'88 Morse e i Kansas tornano sulle scene con "In The Spirit Of Things", album che vanta ancora importanti interventi del nostro, sia in veste di compositore che di chitarrista. Dopo un certo ritardo causato dalla stessa casa discografica, esce "High Tension Wires", sempre per la MCA. E' il primo album solo di Morse. Sebbene egli sia coadiuvato da Morgenstein, Peek e dal tastierista T.Lavitz, questo album resta un progetto tutto suo: cura tutte le varie fasi tecniche di registrazione ed interviene sulle parti di sequencer con l'aiuto di un McIntosh.

L'album risalta il marchio di fabbrica Morse, precisa esecuzione, passaggi estremamente difficili, arpeggi ricercati e curati. I fans dei Dregs non avranno dubbi su pezzi tirati come "Third Power", "Leprachaun Promenade" e "Tumeni Notes", mentre un altro segmento di ascoltatori, quelli che amano il soft, apprezzeranno maggiormente brani come "Endless Waves" e "Ghostwind". E' comunque tutta musica che Morse ama e che rispecchia la sua situazione attuale di uomo e musicista.

Lo abbiamo incontrato al Palladium di New Your City e quello che segue è il resoconto della nostra chiacchierata per i lettori di Guitar Club.

L'ultima volta che ti ho incontrato risale allo scorso anno quando eri in tour con i Kansas. Allora mi avevi già parlato del tuo album solo: come mai tutto questo ritardo?
Uno dei motivi principali è che la MCA voleva che questo album seguisse l'uscita, anch'essa ritardata, dell'ultimo dei Kansas. Così tutto uscì molto tempo dopo il previsto. Dal momento in cui ho iniziato a lavorare per quest'album, alla sua uscita, sono passati due anni. Ma ora sono veramente contento: è un lavoro che mi piace e che penso possa essere apprezzato sia dai normali ascoltatori che dai chitarristi. Fin dall'inizio della lavorazione dell'LP il mio principale obiettivo è stato quello di unire parti di chitarra acustica e di suoni caldi da una parte ed il rock dei Dregs dall'altra. Penso di esserci riuscito.

E' stato il tuo primo lavoro in cui hai utilizzato tutte le apparecchiature Midi?
Sì, è stato il primo lavoro nel quale ho usato e pilotato tutto in Midi. Per "Stand Up" ho affittato un sequencer Midi ed un Kurzweil. Tutti i miei pezzi li ho prima pensati e poi inseriti nel computer utilizzando i programmi Perforner e Composer. Ho impiegato il McIntosh per pilotare la batteria elettronica Roland 707 ed ho usato dei suoni di piano e di basso synth. Poi ci ho messo sopra gli accordi di chitarra così da avere tutto a tempo ed intonato. Le parti di chitarra sono state il primo elemento umano inserito. In seguito sono stati aggiunti la batteria vera ed il basso vero rispettivamente da Rod e Jerry. Ho quindi cancellato i click tracks, trattenendo solo le parti di tastiera qui e là nella fase del mix. Il resto puntava sugli overbuds di chitarra.

Quali strumenti hai usato?
Una tastiera Casio 5000, una Korg DSS 1, un campionatore Korg per i suoni di piano, un Mini Moog per le linee di basso, uno Yamaha TX 7 ed una batteria elettronica Roland TR 707. Ho usato molto anche l'AKAI S 900.

Hai suonato diverse chitarre in questo album?
Sì, nove in tutto: una Fender 12 corde, una Ovation con le corde d'acciaio, una Ovation classica, una Gibson Chet Atkins, tre mie Music Man, la mia vecchia Tele del '67 con il manico della Strat del '67 (pickup Di Marzio al manico, Gibson humbucking al ponte, più un pickup Telecaster ed uno Stratocaster). Ho anche suonato un vecchio Les Paul che apparteneva a Twigs, il road manager dei Dregs, scomparso pochi anni fa.

E quali effetti hai adoperato?
Ho usato un Lexicon 224 praticamente ovunque, anche per piccoli interventi: non so se si riuscirà a sentirlo sempre, ma per me è molto importante. Ho usato anche un Lexicon PCM 41 per brevi delay e chorus ed un Lexicon Prime Time per i long delay. Ho usato un Lexicon 200 per i reverberi ed un Roland Dimension D per qualche intervento di chitarra acustica. Un altro effetto molto importante è stato l'Evertide Ultra-Harmonizer che mi ha permesso di doppiare gli altri effetti e di realizzare i suoni puliti di chitarra per "Leprachaun Promenade", un brano che ho scritto lo scorso anno per il tour della reunion dei Dregs, sponsorizzato dall'Ensoniq.

Una delle tue chitarre Music Man è equipaggiata con un'interfaccia Midi?
Sì, si tratta di un pickup realizzato in Germania dalla Shadow. La chitarra ha un input stereo, così che io posso manovrare lo switch con il quale passo da chitarra synth a normale chitarra e viceversa. E' un sistema molto pratico.

Mi piace molto l'idea dei tanti suoni orchestrali che ha la chitarra synth e che ho usato parecchio con i Kansas. Ma quando si tratta di suonare le melodie con feeling è molto semplice per me attivare prima la chitarra e poi, magari, aggiungerci sotto una chitarra synth molto velata. Peccato che questo Shadow non l'abbia avuto in tempo per il mio album. E' una scatoletta da montare sulla classica, è programmabile e la cosa singolare che realizza è che se fai una nota non pulita riesci ad intervenire solo su quella: con gli altri synth non è possibile farlo.

E la tua Ovation classica è collegata in modo particolare?
Sì, in stereo. Il suono viene da sinistra a destra a secondo della corda suonata (sesta-destra, quinta-sinistra, quarta-destra, terza-sinistra, seconda-destra, prina-sinistra). In tal modo l'effetto ottenuto è un reale grafico di come il suono balza da sinistra a destra. Ho usato questo effettoo durevole sul solo di chitarra di "Modoc" che ho registrato direttamente dal master dal vivo. Ho processato il segnale attraverso L'Ultra-Harmonizer con un ambiente molto stretto, e l'ho immesso nel Lexicon 200. Ho innestato il cavo stereo in due direct boxes e quindi in quegli effetti. Ho solo suonato per circa venti minuti fino ad ottenere la versione finale. Questa è stata l'ultima cosa che ho registrato.

In quali altri brani dell'album sei tu il solo musicista?
Proprio il primo pezzo, "Ghostwind", per il quale mi sono creato un pò di atmosfera totalmente per me. Questo pezzo l'ho scritto in un piccolo cottage nel quale ci trovavamo io e mia moglie e che si diceva fosse visitato dagli spettri. Così ho pensato di dargli una melodia adeguata, una melodia che potesse rendere quello stato d'animo, quella situazione. Poi c'è "Modoc" il cui solo è suonato esclusivamente dalla mia chitarra classica. In "Highland Wedding" ci sono solo io e la drum machine TR 707, anche se poi sono state fatte diverse sovrapposizioni di chitarra.

E "Third Power"?
E' stato suonato come lo farebbe una vera band, poi ci sono tornato sopra per rimpiazzare la falsa batteria con una vera ed il falso basso con quello vero. Ho fatto anche le parti di tastiere, così come quelle di chitarra.

In quali brani invece ha suonato la band?
L'unico brano registrato come si fa con una band è "Leprachaun Promenade" che abbiamo fatto l'anno scorso per un CD speciale dell'Ensoniq. Chiaramente questa versione ha un arrangiamento differente. C'è un pezzo "Tumeni Notes", il cui titolo è un gioco di parole di Too Many Notes. Questa frase l'ho proprio sentita tante volte nella mia vita. Se sei energico e suoni molte note, così come ho fatto io nella mia carriera con i Dregs e con la Steve Morse Band, finisci per disturbare certe persone, solitamente quelle che comunque criticano la musica strumentale. Questa song è la risposta a questo tipo di criticismo. Ci sono veramente tante note in quel pezzo e per me è stata una sorta di esercizio sulla chitarra. Nell'album ho voluto brani come questo di cui ti ho parlato o "Third Power" per non scontentare chi ascoltava i Dregs e che in un certo senso si aspettavano quella musica forte e veloce. Penso che questo sia l'album più vicino ai Dregs, con l'aggiunta di brani solo.

Qual'è stato il principale obiettivo nella realizzazione di tutto il progetto?
Ho cercato di essere molto eclettico. L'idea è stata quella di avere brani come "Ghostwind", "Highland Wedding" e "Modoc" che non avrebbero potuto adattarsi ad un album della Steve Morse Band. Ho anche cercato di avere brani col sound dei Dregs. "Leprachaun Promenade" c'è proprio perché in esso è presente una grossa parte di me. Tra gli album che ho fatto, questo è veramente uno di quelli che mi hanno dato maggiori soddisfazioni, pioché riesce a coprire molto della musica che mi diverte ascoltare e suonare.

I Kansas restano quindi per te una cosa a sé stante?
Sì, distintamente separata.

Cosa rappresentano allora per te?
L'essermi liberato dalla pressione di dover fare musica commerciale. Durante la mia carriera sia con i Dregs che con la Steve Morris Band ho subìto molte pressioni dalle case discografiche in tal senso, come avvenne per "Industry Standard", ad esempio. Ora finalmente se qualcuno mi dice: "perché non fai qualcosa di commerciale per il tuo album?" potrò rispondere: "se anche scrivessi un pezzo commerciale, c'è una band, chiamata Kansas, che amerebbe poterlo utilizzare!" Ora sono veramente libero di poter inserire nei miei album colo siò che sento. Se il mio album non dovesse divenire popolare le cause devono essere attribuite al ritardo dell'uscita o ad un'immagine non azzeccata! Elementi, insomma, che non hanno niente a che vedere con scrivere o suonare un brano. Scrivere è una delle cose più importanti della mia vita. E questo ultimo LP è stato la miglior opportunità che ho mai avuto veramente: avere massima libertà. Finalmente mi sono guadagnato il controllo totale della situazione.

Perché si sciolse la Steve Morse Band?
Eravamo in tour per fare da opening act ai Rush e, musicalmente avevamo un certo successo. Ma c'erano problemi economici che non potevano essere risolti. Cercare di supportare una band con un budget veramente limitato cominciava a divenire un problema. Tra l'altro raggiungevo la band di data in data con il mio piccolo aereo; ed anche ciò era piuttosto costoso. Così ci siamo dovuti decidere: o restare insieme per lavorare costantemente nel club, oppure dividerci per perseguire obiettivi individuali. Rod aveva diverse offerte, Jerry pensava di comperare una casa e sposarsi e così scegliemmo la seconda soluzione. Io fui contattato dai Kansas per la registrazione dell'album "Power": dovevo essere una specie di special guest. Solo quando la S.M.B. si sciolse decisi di lavorare con i Kansas a tempo pieno. Ma ci vollero mesi perché ciascuno di noi riuscisse davvero a sentire che potevamo lavorare insieme. Era una questione di compatibilità musicale e personale.

Quali sono i chitarristi che ti piacciono oggi?
Jeff Watson e Brad Gills dei Night Ranger. Ho girato con loro per settimane ed ho imparato molto da questi ragazzi non solo riguardo a questo o a quel lick, bensì riguardo il loro approccio totale alla professione. La scorsa estate, durante il tour con i Kansas, ho avuto l'occasione di suonare con Vinnie Moore: è un chitarrista molto versatile. Inoltre sono riuscito finalmente a vedere dal vivo Joe Satriani e Steve Vai e mi sono divertito molto. Mi impressiono maggiormente vedendoli dal vivo, perché nelle registrazioni molte cose possono essere cambiate. Non puoi capire dai dischi se suonano veramente col cuore, lo senti solo quando li senti dal vivo, dopo aver ascoltato sei o sette pezzi. Ho anche visto Frank Gambale che mi è piaciuto. Ma i ragazzi che mi hanno fatto una buona impressione sono Ed King e Gary Rossington dei Lynyrd Skynyrd. Sono stato con loro sul palco per una jam ad Atlanta. E' stata un'esperienza grande: suonano con molta convinzione ed energia.

di Bill Milkowsky

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